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Il maniaco notturno

Questo racconto è adatto a un pubblico adulto.
Se ne sconsiglia la lettura ai minori di anni 14 non accompagnati.

Serata estiva impegnativa, un po’ di baldoria e qualche drink in più del solito, tanto non guido io.
I miei compagni di bagordi mi lasciano a casa che sono circa le tre del mattino.
Cammino morbido e strascicando un po’ i piedi, un tantinello stordito e molto rilassato. È ancora caldo, si sta benissimo fuori e con quel mio nonsochè di vissuto sudaticcio e alcolico mi aspetta una doccetta purificatrice e poi a letto. Ce la posso fare. Bella vita Frank!
Me la prendo comoda, faccio 15 metri in circa 15 minuti, prima di aprire la porta di casa. Praticamente un bradipo zoppo.
Sono nudo sul pensatoio (il water) e sto per entrare in doccia quando mi cade l’occhio sulla lavatrice. No! Ho dimenticato il copriletto matrimoniale lavato e mollo dentro il mio elettrodomestico preferito da circa 3 giorni. Che balle, devo stenderlo altrimenti diventa uno schifo. Solo che ho appena gettato i vestiti non so dove nel mucchio dei panni immondi e schifati e pure io sono immondo e non mi posso mettere qualcosa addosso di pulito per fare pochi metri che poi mi tocca rilavarlo subito. Insomma sono questioni di economia domestica, avrò ancora sì e no quattro cose pulite in armadio. Vabbè vivo al piano terra (vedi planimetria descritta nel racconto “Il riscaldamento globale nella mia camera da letto”) e ho lo stendipanni in versione estiva appena fuori dalla porta, perché complicarmi tanto la vita? Posso uscire nudo e buttare il copriletto al volo sullo stendino per poi tornare subito in casa. In fondo chi se ne accorge?!
Nella mia condizione ho ragionato già troppo. Inizia a venirmi un certo malditesta. Ah però, devo stare attento alle zanzare assassine che infestano la zona altrimenti quelle entrano in casa e non mi lasciano dormire di sicuro. Quindi esco nudo col copriletto in mano e vado ad accostare leggermente la porta per non fare entrare le bestie volanti. Vedo lo stendino, bello! Un attimo dopo sento: «Clock!»
Porca tro…(beep di censura)! Mi sono chiuso fuori.
Rimango impietrito. Quel clock è come una secchiata di cubetti di ghiaccio sulla schiena.
Sono in una piscina di mer…(beep) senza braccioli!
Sono ormai le 3 e mezza di notte e sono nudo come un verme, puzzo d’alcool e ho un copriletto in mano per coprire la mie vergogne, sembro un cacchio di maniaco notturno! Come se non bastasse il copriletto è di pile! Cosa ci fai col pile ad agosto?! Era un regalo di mia zia, l’ho trovato tutto ammuffito e mi sono messo in testa di fare ordine in casa. Vedi? Ti sta bene, vivi nel casino totale che è meglio!
Stavolta finisco sul giornale. Se mi beccano mi fanno il trattamento sanitario obbligatorio, sicuro. Finisco in una casa di cura per malati di mente a parlare coi piccioni!
Ma sei un rincoglionito dovevi solo accostarla quella cacchio di porta e invece?!, mi dico.
Maledette zanzar… Eccole! Sento un rumore tipo squadriglia di aerei tedeschi in picchiata durante la Seconda Guerra Mondiale. Quelle bastarde iniziano a far festa. Capirai non gli sembrerà verò: «Guardate ragazze c’è un imbecille tutto nudo diamoci dentro!»
D’un tratto m’è passata la sbronza. Ragiona, ragiona, ragiona Frank!
Ci sono! L’unica chance è attraversare il giardino condominiale e andare sul retro dove c’è la finestra della mia camera da letto, se non ricordo male dovrei averla lasciata appena socchiusa. L’alternativa è suonare dai vicini e rischiare l’arresto oppure fingermi un barbone e dormire per strada, ma con sto pile non sono credibile dai!
Intanto le zanzare mi stanno massacrando. Sono tutto un bozzo, stanno esagerando ‘ste maledette. Le vedo che arrivano volando e vanno via a piedi da quanto son piene perché son troppo pesanti per il viaggio di ritorno. Mi pare di sentire anche un paio di rutti. Mi beccano anche in posti che non sapevo di avere. Oddio non resisto, sono arrivate fino all’interno chiappa. Temo che vogliano entrarmi dentro! Devo muovermi. C’è solo un problema. Sirio, l’occhio elettronico con la cataratta, ma infallibile. È quella solita vecchia della vicina che d’estate vive alla finestra e tutto vigila. Come faccio? Devo attraversare il giardino assolutamente.
Lampo di genio. Ricorda Jurassic Park. I dinosauri non ti vedono se rimani immobile! Grande, dovrebbe funzionare. Anche la vecchia più o meno risale a quel periodo lì, il Giurassico.
Studio lo schema. È come una telecamera di vigilanza, si muove coprendo tutto il campo visivo da sinistra a destra e poi torna indietro. Devo avanzare quando non mi vede e quando Sirio torna su di me mi blocco immobile magari dietro a un riparo.
Dovrei riuscire ad arrivare dietro quell’albero in tempo. Vai è ora. Arrotolo ben bene il pail e parto a manetta. In quel momento parte il sistema di irrigazione automatico. ‘Azzarola non ci voleva. Arrivo sull’erba, vedo l’albero e ci sono quasi quando, sul più bello, perdo aderenza sull’erba bagnata e scivolo. Finisco in spaccata completa alla Van Damme sul prato con un irrigatore fra le gambe a pochi centimetri dalle mie chiappe e dall’incidente diplomatico. Uhh! Tiro un sospiro di sollievo, c’è mancato poco. Mi son fatto malissimo ma devo stare muto e stringo i denti. La cosa buona è che ho fatto fuori un po’ di zanzare che mi erano rimaste attaccate al sedere. Crepate infami! Sirio sta per tornare in zona. Mi spalmo sull’erba, mi copro al volo col pile, smetto di respirare e rimango assolutamente immobile.
Lo sguardo vigile della vecchia si sofferma qualche momento sulla zona. Forse ha qualche dubbio. Ma poi passa oltre e prosegue guardando altrove. Avevano ragione nel film! Grande Spielberg. L’ho sempre detto che è un grande! Tutto strappato e claudicante riesco a uscire dal giardino e andare sul retro. Qui la strada scende e la mia finestra si trova a circa due metri d’altezza. Come faccio ad arrivarci? Mi guardo intorno e d’un tratto, non so perché, mi tornano in mente le bollette che ho pagato giusto due giorni fa. Ah giusto. Mitica Hera! Userò il cassonetto dell’indifferenziata qua vicino. Lo sposto e ci salgo sopra. Ma devo fare in fretta se qualcuno mi vede sono finito. Riesco a spostarlo senza fare troppo rumore fin sotto la finestra. Dai è fatta. Vado per salirci sopra ma perdo l’appiglio, scivolo finisco con piede sul pedale di apertura del cassonetto. Il portello si alza e mi rilascia una svaporata atomica di olezzo e marciume da stecchire d’un botto tutte le zanzare ancora attaccate alla pelle. Per poco non svengo. Oltretutto mi rotola in mano un fantastico sacchetto mezzo scuarciato con le schifezze più immonde che mi si spargono addosso allegramente. Bellissimo non c’è che dire ma quello che mi dà fastidio è che il pile è da rilavare. Ma dico io: la volgliamo fare sto cacchio di raccolta differenziata si o no? Non è possibile che quando cerchi un cassonetto della carta o della plastica non lo trovi mai! Insomma ora sono furioso, non ne posso più. Salgo sul cassonetto e noto con piacere che la finestra è effetivamente socchiusa. Scavalco ed entro finalmente.
Fuori ho lasciato un casino della miseria, con i rifiuti sparsi per terra e il cassonetto sul marciapiede ma poi per un attimo ripenso alla bolletta cara ammazzata e me ne frego allegramente. Mi sparo una doccia con l’amuchina e poi a letto. Sono disintegrato. Che nottata tremenda.
Il mattino dopo sento un vociare di persone tutte intente a discutere di qualcosa proprio sotto la mia finestra. La apro e vedo i miei vicini che osservano il disastro che ho combinato la sera prima. Scatta la sceneggiata.
Io: «Buongiorno, ma scusate cos’è successo qui? Chi è che ha combinato questo disastro?»
Uno dei miei cari vicini: «Buongiorno Frank. Hai visto che roba? Ci stiamo chiedendo anche noi chi può aver fatto una cosa del genere e perché. Ma tu non hai sentito nulla?»
«Ma guarda te che non si può più stare tranquilli neache in questo quartiere, è uno scandalo. Io lavoro tantissimo ultimamente e alla sera sono talmente stanco che quando mi addormento ho il sonno di piombo. Infatti non ho sentito assolutamente niente, nessun rumore e voi?»
«Noi no. Non ci siamo accorti di nulla. La Gigliola del palazzo di fronte, che ha problemi di insonnia, dice che le sembra di aver visto un uomo nudo girare in zona con una coperta in mano che erano quasi le 4 di notte. Che sia stato lui? Ma perché poi spostare un cassonetto e spargere immondizia in giro?»
‘Azzarola mi ha beccato, penso. Devo fare depistaggio alla grande. Mi faccio una grassissima risata:
«Ah ah, guarda non lo so chi è stato ma ce n’è di gente strana in giro. E poi con tutto il rispetto per la Gigliola credo che le ci vorrebbe davvero un bell’uomo nudo dentro casa. È troppo tempo che è sola da quando il marito è scappato con la badante. E pensare che è una bella donna ancora!»
Il vicino: «Ah ah , Frank hai ragione, sei forte. Ah ah».
Io: «sarà stata una ragazzata magari di quei ragazzi che giocano sempre lì in piazzetta. Sai, i giovani a volte si annoiano e fan cose strane».
«Sì Frank forse hai ragione comunque non ti preoccupare adesso sistemiamo noi pensionati che ci mettiamo cinque minuti. Scusa se ti abbiamo disturbato».
«No. Figuratevi è sempre un piacere scambiare quattro chiacchere con voi, e poi in fondo non è successo niente. Mi preoccuperei di più se ci fosse questo presunto maniaco notturno. Ah ah ah».
«Ah ah, giusto Frank. Buona giornata».
«Buona giornata a tutti voi».
Wow… è andata bene. Devo solo ricordarmi di seppellire una copia delle chiavi di casa in giardino, in un posto sicuro, magari insieme ad almeno un paio di mutande.

Photo credit: Emiliano Grusovin, “Noir city”

 
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Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure