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Il cielo in concerto

Nella frenesia dell’esistenza, ci sono momenti che muovono qualcosa dentro, zittiscono.
Limpidi nella notte – con la luna che fa da spettatrice – si tuffano leggeri, i fuochi d’artificio.
Passano attraverso la felpa e danno ritmo al cuore, dimostrando ai fulmini chi comanda davvero.

Poi il silenzio, un respiro.
Arrivano puntuali ogni anno, dopo la tempesta, e la gente – la stessa, un po’ diversa – è lì ad attenderli, in apnea.
Prendimi la mano, stringimi di più. Stai con me per sempre.

Fiori di campo disegnati sull’aria, cascate di diamanti e galassie di colori cancellano il contorno: il presente trionfa.
Il fiato mi manca, gli occhi brillano di un brillante brio. “Brrr, che freddo!”
La forza del suono stordisce la mente e nel buio della spiaggia – come astronauti – viaggiamo.
Spazio e tempo si fanno da parte. Gli occhi perdono l’orientamento in un caleidoscopio di stelle, alberi, fiocchi di neve che sembrano venire verso di noi, ci investono. I piedi affondano dentro sabbia umida, sono tanto piccola, il cielo mi mangia.
Migliaia di nasi fermi all’insù sperano che ogni spiraglio di luce non sia l’ultimo, che non finisca, che non arrivi mai domani. Fermo immagine e sul palco il cielo.

Di più, stringimi di più.

Le strade, i gelatai, i camerieri, i turisti, i bambini. Silenzio.
Le biciclette, gli uccelli, gli alberi, il mare.
E poi ancora i terrazzi, la musica.
Il tempo. Finalmente – anche se per poco – non ha nulla da dire.
Le parole mi mancano, non so che dire nemmeno io, ho detto tutto. Che devo scrivere ancora? Il senno mi ha lasciata e posso permettermi di non pensare – anche se per poco –.
Lancio il foglio, la penna, i vestiti. Lancio un grido, tanto nessuno mi sente. Libera.
Il soffitto è un affresco che crolla e io mi tuffo, mi intingo, mi lascio divorare.

All’improvviso, un mazzo di denti di leone illumina di giallo il mare, tramutandosi presto in una miriade di soffioni. Viene d’istinto soffiarci sopra, se pur da lontano.
Esprimo un desiderio, ma non ve lo dirò.
Ancora di più. Ovunque tu sia, qui sotto, trovami e stringimi di più.

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Serena-Menghi

Serena Menghi

Redattrice
Mi chiamo Serena e di me so questo e poco altro. Quando sento il bisogno di uscire di scena, scrivo. Ho 22 anni, quasi 23. Capelli biondi e un neo sulla mano destra.
Per il Grafema Magazine scrivo racconti.
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