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I due soli

C’erano una volta, tanti, tantissimi anni fa, due giovani stelle. Due soli gialli, che si rotolavano attorno nell’universo. Dovete immaginare un tempo di galassie timide, di cieli vuoti, senza finestre da cui affacciarsi o morbidi letti d’erba su cui sdraiarsi per indovinare le luci al di là delle nuvole. A ben guardare, non c’erano nemmeno le nuvole, né pianeti in grado di trattenerle per farle correre nel vento. In questo cosmo nuovo, i due soli non riuscivano a stare lontani uno dall’altro. Non era una questione di forza di gravità, o di quelle cose che per comprenderle si studia, tanto, e si finisce per non riuscire più a stupirsi. Niente di tutto questo. Semplicemente, i due soli si volevano bene, si piacevano. Era un’avventura, avvicinarsi a capofitto. Scoppi di energia, lampi di luce, scosse emozionanti come dolci melodie che andavano da un cuore all’altro delle due stelle, unendole. Ancora di più, il momento magico. La gioia della vicinanza li portava a creare forme nuove e meravigliose, pianeti neonati, asteroidi, comete luminose. L’universo vuoto cominciava a riempirsi come per incanto intorno a loro. I soli erano felici, continuavano ad avvicinarsi gioendo di tutta questa bellezza che andava nascendo, ma solo con la voglia di essere ancora più stretti, in realtà. Ancora di più, orbita dopo orbita.

Venne infine il giorno in cui furono così vicini, così tanto, che per ognuno dei due niente era più visibile, se non l’altro. Fu un brutto giorno. Le meraviglie create scapparono via e si persero nell’universo, le comete si sciolsero e smisero di brillare. Le melodie che univano i due soli presero a farsi troppo intense, per diventare poi stonate. Litigarono, così furiosamente che non c’era angolo di quel cielo vuoto dove non arrivassero le loro urla. In fondo non capivano il motivo di quel litigio, ma nessuno dei due volle darla vinta all’altro, ognuno anzi prese a bruciare con intensità ancora maggiore. Tristi e arrabbiati, alla fine si allontanarono l’uno dall’altro.

Tante volte riprovarono, l’affetto tra loro era troppo grande per allontanarsi definitivamente. Ogni volta era un fiorire di nuove meraviglie, una nuova nascita dell’universo. Ogni volta finivano per avvicinarsi troppo e per litigare di nuovo, distruggendo tutto.

Non capivano ancora. Il loro ultimo incontro fu un tuonare di energie furibonde, tanto forti da far tremare di paura anche gli universi più lontani, persino quelli già cresciuti. Si allontanarono così tanto, pareva che nemmeno più orbitassero l’uno intorno all’altro, due puntini luminosi separati dalle distanze infinite dello spazio.

Passò così il tempo. I due soli si sbirciavano da lontano, solo quando erano convinti che l’altro non guardasse. La rabbia sbollì, venne la malinconia, poi la noia. Ancor prima di rendersene conto ognuno dei due soli era intento a creare il proprio cerchio di pianeti, comete, satelliti. A riempire il cielo vuoto intorno a sé. La noia strisciò via, lasciando spazio a una passione nuova, tranquilla, intima. I due soli, finalmente, stavano crescendo.

Fu una gran sorpresa per entrambi, un giorno che si sorpresero a guardarsi. Non succedeva più da un bel po’ di tempo, erano così affaccendati, eppure scoprirono che la distanza tra loro si era quasi dimezzata senza che se ne accorgessero. Si sorrisero addirittura, sorrisi di stelle, lampi lontani di energia, dopodiché ognuno tornò a occuparsi dei propri mondi. Nuovi colori erano apparsi, azzurro, verde e tutti i colori dell’arcobaleno che li riempivano di meraviglia. Ancora di più, perché erano loro a crearli.

Infine, capirono. Capirono il motivo di tutti quei litigi, del non riuscire a stare vicini come desideravano. Un sole non è fatto per vivere in un universo vuoto. Ognuno deve riempire il proprio, scaldarlo di colori e di vita. Così continuarono a fare. Di tanto in tanto si guardavano, si sorridevano. Ma non ce n’era nemmeno bisogno, sapevano che lentamente si stavano riavvicinando. Sapevano anche che a un certo punto sarebbero stati di nuovo insieme, alla distanza giusta, i mondi dell’uno a rischiarare quelli dell’altro. Tutti insieme, a colorare ancora più quel nuovo universo.

 
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Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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