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Gli spari sopra sono per noi

Editoriale: Grafemi e Nuvole

Giuro che non ne volevo parlare. Avevo già in mente una cosa lirica sullo scrivere con i piedi a mollo nell’Adriatico, sul considerare quanto (ulteriormente) diventino belle le donne in estate e se questo sia o no un tema per la narrativa.

Mi riservo comunque di riprendere l’argomento più avanti, l’estate è lunga.

Anzi, in effetti non parlerò del concerto dei record di Vasco Rossi a Modena. A me Vasco non piace proprio per niente. Userei anche un termine più forte per far capire quanto proprio non mi piaccia, quello che inizia per “c” per intenderci, giusto per esprimere in primis la mia sorpresa nello scrivere un pezzo del genere. Ma mi attengo al ruolo formale dell’editoriale: niente parolacce. Se ci riesco. Comunque, un numero spropositato di persone invece lo ama e il concerto non ha certo bisogno della mia analisi. Dico solo che io, con una trentina di anni di meno, non riesco a stare tre ore e mezza neanche in birreria. Figuriamoci su un palco a cantare.

Vi parlerò invece delle reazioni al concerto. Reazioni negative, stizzite, a tratti rabbiose. Tutte provenienti dal cosiddetto mondo della cultura, gettate su media e social da (auto, soprattutto auto)nominati intellettuali. Insomma, le reazioni provenienti dal “nostro” mondo.

Non che sia una cosa generale e anzi riguarda solo una sparuta minoranza, ma tanto basta. Ieri ho letto, davvero, di tutto. E intendiamoci, non sto parlando dei normali sfottò tra fan e non fan e battute più o meno efficaci su questo o quel cantante. Quelle sempre ci sono state e sempre ci saranno e spesso fanno pure ridere. Parlo di gente serissima. O meglio, che pensa di esserlo: l’effetto comico emerge in modo tragicamente involontario.

Scrittori che sono riusciti a farsi respingere anche da case editrici a pagamento che liquidano i pezzi più famosi di Vasco come robaccia per decerebrati.

Più d’un editore (vabbè), neppure in grado di fare una pubblicazione dignitosa o almeno un editing decente, che accusano il rocker di Zocca di essere tra i colpevoli dello sfacelo culturale italiano e/o di analfabetizzare il suo pubblico.

Più o meno pensatori più o meno a vario titolo che discettano con aria saputa di quanto sia ingiusto che “quello lì” prenda così tanti soldi dagli sciocchi mentre noi invece neanche un euro per l’inestimabile lavoro sul rapporto tra semiotica e lana dell’ombelico.

Roba che viene voglia di mollare il mondo del libro e darsi alla carpenteria in ghisa.

Ora capite, questo non è un editoriale su Vasco Rossi. Lui non ha certo bisogno della mia difesa, io non lo reggo e del concerto chi se ne frega. È un pretesto.

Forse presumo troppo nel pretendere che ricordiate quello che ho scritto nel mio primo editoriale su questo magazine (se ve lo ricordate avete un mio bacio virtuale, ma comunque adesso lo citerò): dicevo che “forse”, se la gente si allontana dalla lettura e trova noiosa la cultura, la colpa in gran parte è nostra, di chi in questo ambito ci lavora. Ecco, gli esempi sopra sono perfetti, è proprio questo l’atteggiamento che allontana le persone. Sarebbero stati validi anche se fossero stati grandi artisti e pensatori, come esempi negativi (che però, guarda caso, hanno accuratamente evitato di esternare certe boiate). Così fa solamente più ridere.

Vasco Rossi è un cantautore famoso. Questo non lo rende un intellettuale, un poeta (almeno per me, per altri sì) o una figura di riferimento per il panorama culturale. Lui scrive canzoni e le canta e lo fa in modo che centinaia di migliaia di persone accettino di buon grado l’ordalia di un concerto come quello di sabato pur di sentirlo. Chapeau, che altro dovrebbe volergli dire una persona dotata di un minimo di buon senso?

E invece no, cari voi che avete così improvvidamente commentato. Sarebbe anche troppo facile liquidarvi citando la volpe e l’uva, caricarvi banalmente dell’invidia verso un successo che voi (e neanche io, se è per quello) mai potrete avere. Sarebbe troppo facile chiedervi sarcasticamente perché a lui, se fa così schifo, lo ascoltano in così tanti e a voi che siete “i più meglio” non vi si fila nessuno.

Il punto però è un altro. Ed è pure peggiore. “La musica unisce” hanno detto in tanti dopo questo concerto. A ragione. Invece, per qualche motivo, secondo voi la cultura dovrebbe dividere. Agite, parlate e scrivete in modo che divida, danneggiando sia noi che cerchiamo di raggiungere quante più persone possibile, sia il “pubblico diverso” che pretendete di tutelare. Pubblico diverso che non esiste: nessuno vieta a un amante di un buon libro di adorare Vasco Rossi o magari anche qualcosa di enormemente più trash, più banale, più commerciale (scegliete la riduzione che preferite). E se proprio questo appassionato non legge la colpa non è certo di uno che fa il suo mestiere, egregiamente peraltro, come Vasco Rossi. È vostra, mia, nostra, che non abbiamo saputo ancora spiegare quanto ci si possa emozionare, divertire, commuovere, esaltare perdendosi tra le parole di una pagina.

Pensateci su perché, continuando così, gli spari sopra saranno sempre e solo per noi.

Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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