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File, salva con nome: cartella bozze

Chi di voi non ha una cartella Bozze? Sull’indirizzo di posta, sul cellulare, dentro di sé.

Sono un’appassionata di bozze.

Di cose scritte e tenute, fermate al varco prima di arrivare a destinazione.
Pensate, affrancate, ma mai spedite.
Pagine e pagine di cose da dire, righe, urli scritti senza dar loro un volume. Per paura forse?
Magari perché non avevano più importanza. Ripensandoci no, molte non più.

Mi capita di ficcare il naso nei vecchi taccuini, in vecchi ricordi, trovare parole scritte e vissute o solo scritte e che tanto avrei voluto vivere.

Periodi, situazioni, persone.

Alcune richiedono un sorriso, altre invece bruciano tanto forte da farmi chiudere tutto – TAC –  e andare a bermi un caffè.

Universi che implodono.

La cartella Bozze è il mondo parallelo che decido ogni giorno di non raccontare. È il mio stanzino dietro le quinte del palco della quotidianità. Rimane salvata sull’Hard Disk, pronta da rispolverare in un altro momento. O in un’altra vita, se fa troppo male.
Puoi entrare, leggere e uscire. Cambiare un nome, inserire un punto e decidere di farlo tornare, una virgola se prima ci metti la parola “Speranza”. Niente è mai definitivo, se non vuoi. Nella mia cartella Bozze posso permettermi di lasciare uno scritto a metà e andarmene, senza alcuna spiegazione. Mi sento libera di colorare il foglio come più mi piace. Mi sento libera di regalarlo o tenerlo per me. Posso dire senza aver detto.

Creo bozze per passione.

Ho un armadio di momenti da indossare quando mi va.
Mi fermo un attimo e fotografo un pensiero, salvo il file e lo infilo dentro di me. Ancora oggi, ogni volta che mi imbatto nello “starnuto che fa il treno quando passa”, serro occhi e orecchie e mi stringo le spalle così, forte forte forte.

Sono una collezionista di bozze.

Auguri di compleanno non spediti, un amore disegnato e lasciato bianco, incipit di libri che libri non sono più diventati. Storie di amicizie mai terminate – le storie intendo –, traduzioni alla lettera di lacrime e singhiozzi, “quanto ti ho amato non lo saprai mai”, idee, segreti, rimpianti.
Tutto scritto e messo da parte.

Riaperto su carta e nel cuore dopo mesi, anni.
«Ma chi cavolo ha scritto questo? Di certo non io».

Assaporare il gusto del cambiamento.

Vorrei fosse così anche la vita.

Una bozza.

Da fare, disfare, aggiustare.

E con la certezza che sia davvero perfetta, premere INVIA.

bozza1

bòz·za/

sostantivo femminile
Prima e imperfetta forma di un'opera.

Serena-Menghi

Serena Menghi

Redattrice
Mi chiamo Serena e di me so questo e poco altro. Quando sento il bisogno di uscire di scena, scrivo. Ho 22 anni, quasi 23. Capelli biondi e un neo sulla mano destra.
Per il Grafema Magazine scrivo racconti.
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