Magazine » Fermatevi solo un attimo e respirate

Fermatevi solo un attimo e respirate

Ogni cosa ha il suo tempo. Dai tempo al tempo. Chi ha tempo non aspetti tempo.

Voi non potete capire però quanto sia difficile dare un nome al tempo quando si vive, si è vissuta, o si vivrà tutta la propria esistenza su di un albero.

Per dare un nome al tempo intendo dargli significato. Fargli un vestito che gli stia bene addosso. Farci due chiacchiere ogni tanto e capire che genere di abisso sia.

A quanto pare il tempo è come noi, ha una sua esistenza definita, ha avuto uno scoppio, una nascita e avrà un momento in cui rannicchiandosi scivolerà nel sonno.

Mi correggo, voi non potete capire quanto sia difficile dare un nome al tempo mentre si è occupati a vivere.

C’è una grande ansia di volere misurare il tempo. C’è una grande disperazione nel voler pensare che il tempo sia una cosuccia nostra, una robetta che ci appartiene. Un bene di cui possiamo disporre.

C’è una grande disperazione in questi bambini rosa che stringono in mano il canarino anche se è morto da una settimana.

Il tempo è in una sorta di crisi famigliare, ci sono i figli, il lavoro e ci si dimentica di lui. Ma lui sta. Sta in un angolo e aspetta un cenno, una carezza.

Ammesso che ci siano cose che ci appartengano, il tempo di certo non è tra queste. Il tempo appartiene semmai agli alberi e alle pietre. Come vi dicevo qualche settimana fa, bisogna portare rispetto anche per il tempo.

E questo sembrerebbe un mio intervento sul tempo.

Non ne sono capace. Lo ammetto. Non posso riuscire. Mi mancano le parole.

Lo guardo, lo sento nel vento spesso quando agita le fronde ma non sono capace di descriverlo. O meglio, potrei dire che il tempo esiste e quindi non esiste.

Non mi manca di certo il tempo, quello non mi manca mai.

Il tempo manca a chi ne ha poco, di tempo.

Invece, dal mio albero, vorrei parlarvi di uno strumento che ho capito essere fondamentale per fermare il tempo.

Il respiro.

Sotto il mio albero ne passano di ogni tipo. Io sto seduto con le zampe a penzoloni e guardo il passaggio, il paesaggio.

Un giorno passa un tizio, avviluppato in una veste rossa, capo rasato e bastone da passeggio o almeno così lo voglio ricordare.

Lui si ferma affannato, poggia la mano all’albero, rifiata, alza lo sguardo e mi vede. Svaccato sul mio ramo lo fisso, lui non si spaventa.

«Mi fermo solo un attimo, il tempo di prendere un respiro» dice.

E così iniziamo a parlare. E ogni anno, una volta all’anno, capita la stessa cosa. Lui arriva, si ferma, mi dice che si ferma solo un attimo, il tempo di un respiro, e poi si inizia inevitabilmente a parlare. Senza badare al tempo, magari parlando del tempo, con cortesia, con il piacere di fermare il tempo, ogni volta.

Solo respirando.

Lui torna ogni anno e ogni anno vedo che cambia. Leggermente ma cambia.

Da giovane fusto col sorriso lucente a povero anziano, chinato sulle ginocchia, col fiato corto e la pelle raggrinzita.

Ancora si ferma.

«Mi fermo solo un attimo, il tempo di prendere un respiro».

E ogni volta questa strana magia rinasce. Parliamo, il tempo si ferma, respiriamo, sorridiamo e poi lui riparte.

Un giorno, non so dire bene quanto tempo fa, quel tipo ha smesso di passare sotto il mio albero.

Ci penso spesso, a dispetto del tempo che a quanto pare è passato, ci penso.

E penso alle sue parole, al suo modo di fermarsi e respirare.

 

Anche stamattina il cane mi morde le ciabatte

mentre premo la polvere di caffè nel filtro

potrei con movimento repentino

togliergli la preda, sentirlo guaire

mentre si nasconde nell’angolo vicino alla finestra.

Devo farmi la barba, fare scorrere l’acqua

e fingere di essere consapevole.

Il mio cane guarda, col muso inclinato, si concede

il tempo di amarmi per ciò che posso dare,

un biscotto, una carezza o un calcio nel sedere,

vede l’intero delle mie sottrazioni.

(Stefano Leoni)

Allora faccio una cosa. Non scappo. Mi fermo.

Mi fermo.

Socchiudo gli occhi.

Inspiro profondamente ed espiro.

E in quell’attimo, in quel fiume, arriva tutto, tutto parte, tutto si blocca, io non ci sono ed eppure c’è tutto.

Ritrovo il mio amico viandante. Perché come lui nel respiro non esisto.

Sorrido.

Non so nemmeno quanto tempo vi ho rubato con questi miei pensieri.

Accettare la fine del tempo è fondamentalmente fare pace e ci sono solo due grandi categorie di esseri sotto al sole in grado di “fare pace”, i bambini e i saggi.

Forse quel che volevo dire non lo so nemmeno io. Forse ho ripetuto cose sensate, magari ho solo perso tempo per ricordare un vecchio viandante.

Io, se avete voglia di ascoltare un consiglio, posso darvelo.

Fermatevi solo un attimo.

Respirate.

Non è mai troppo tardi, né troppo presto, è sempre il momento giusto.

Sei pronto per l'inizio dei corsi di scrittura creativa del Grafema ad Ottobre?

Che aspetti? Scrivici per saperne di più, oppure clicca qui. 🙂

EsserCi (Stefano Cattani)

EsserCi

EsserCi è un nugolo di poche cose e ne vorrebbe essere ancora meno. Nasce come figlio, uno stato in cui non si riconosce tanto che inizia a crescere percorrendo una strada imprecisa sulla quale spesso e volentieri si perde.
Continua a leggere la biografia, trovami sui social oppure