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Fantanarchia

Questa è una storia molto semplice.

C'è questo re. Non che sia particolarmente buono o particolarmente cattivo. Non ammazza i suoi sudditi per divertirsi e non scatena guerre per goderne. Non che sia illuminato, se una qualche porcata avvantaggia il suo potere state pur certi che la porterà a compimento.

Magari però nel farlo non se la spassa, ecco.

Una sera questo re è seduto sul suo trono, pieno di preoccupazioni. Quelle terre che ha conquistato continuano a ribellarsi e più si ribellano più lui fa bruciare villaggi e città e più villaggi e città bruciano più si ribellano.

Non se ne esce. Il re ha bevuto un sacco di vino e ha un mal di testa feroce, ma non riesce a distrarsi.

Che diavolo.

La servetta nuova, fresca dall'ultima incetta di schiavi. Bella, rotonda, con gli occhi ardenti. Il re caccia tutti dalla sala tranne lei. La fa avvicinare, le ordina di fargli un pompino. Lei, servizievole, obbedisce e in pochi istanti il re comincia a gemere. Un altro ordine e fa salire la servetta sopra di sé, sopra al trono. Finalmente gli pare di riuscire a rilassarsi, si lascia andare e chiude gli occhi.

In quel momento la servetta, appena arrivata da uno di quei villaggi bruciati senza nome e senza importanza, tira fuori dalle vesti rimboccate uno stiletto e lo pianta nell'orecchio del re, su fino al cervello, mentre ancora lo cavalca.

Morte istantanea. Negli spasmi il corpo del re si libera in un orgasmo sussultante. La servetta svanisce nella notte.

Qualche settimana dopo scoprirà di essere rimasta incinta.

Anni dopo il figlio di quell'orgasmo post mortem tramerà e lotterà e ucciderà e altre città saranno bruciate, tutto per prendere possesso del regno, con il solo diritto di essere stato concepito sul trono già vacante di un re già morto.

Ora, questa storia ha due morali.

La prima è sempre la stessa. Il potere sugli altri non è mai un potere buono, fotti il potere.

La seconda è quella che non ci piace mai ascoltare. Se da questo trai potere a tua volta, quanto pensi che ne basti prima che sia tu il prossimo da fottere?

 
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Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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