Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

Il 2019 procede all’insegna della distopia. Ciò potrebbe significare per molti un anno all’insegna del cinismo e della disillusione, ma non per me. Fahrenheit 451, romanzo pubblicato nel 1953, è stato per me uno spunto di riflessione sulla nostra epoca, che rispetto a quella descritta da Ray Bradbury sembra non essersi evoluta granché.

Il romanzo si svolge in un momento non ben precisato del futuro, dopo il 1960, in cui la società reputa un reato conservare libri in casa; esiste un corpo di vigili del fuoco incaricato a bruciare i volumi e l’abitazione in cui essi si trovano. Uno di loro, Guy Montag, ha solo seguito le ombre del padre e del nonno, anch’essi membri della Milizia del fuoco. Nonostante all’inizio sia pienamente convinto e orgoglioso del suo ruolo, Montag comincia a riflettere sulla sua vita e sulla sua posizione. La sua è una vita piatta e priva di emozioni, la moglie Mildred è una donna esaurita e indifferente; Montag si domanda pertanto perché la gente si ostini a nascondere libri in casa e quale sia il loro magico contenuto. Rimane completamente sconvolto dal sacrificio di un’anziana donna, che preferisce bruciare nella sua casa con i suoi libri. Segretamente, il protagonista inizia a nascondere in casa vari volumi. Ciononostante, il capitano dei vigili del fuoco Beatty inizia a insospettirsi e a preoccuparsi per il sottoposto e cerca di dissuaderlo dall’idea di licenziarsi. Beatty dimostra pure una certa empatia, ma questo non fa che rafforzare il desiderio di Montag di abbandonare il proprio lavoro. Mildred denuncia la presenza di svariati libri in casa e si allontana dal marito, che si ritrova così a dover affrontare Beatty, deciso ad arrestarlo e a costringerlo a bruciare la sua stessa casa. Montag finisce per dare fuoco al suo capo con il lanciafiamme. Inizia così la sua corsa verso la salvezza, che lo spinge a cercare rifugio lungo il fiume, dove incontra un gruppo di uomini che si sono già allontanati da lungo tempo dalla società e che hanno il compito di custodire il patrimonio letterario del mondo, tramandandolo a memoria ai posteri. Il libro si conclude col preludio a una guerra nucleare e con il protagonista che si batte per la sopravvivenza degli uomini.

Questo romanzo non è che una denuncia dei rischi che si possono correre in una società altamente distopica, come quella descritta, che ha alla base la distruzione della cultura e del patrimonio letterario. D’altronde, un popolo ignorante è più facile da comandare; vi dice nulla “Ignorance is Strength” di un certo George Orwell? La società di Fahrenheit 451 (per Bradbury, la temperatura di accensione della carta) è regolata da uno smodato consumo di massa, dominata solo da apparenza, materialismo e egocentrismo. La felicità è solo un’illusione, la depressione si può sconfiggere attraverso il massivo ricorso a stupefacenti, la televisione è un passatempo che non trasmette alcun messaggio educativo. Nessuno pensa, di conseguenza nessuno agisce contro il regime imposto. Non stiamo anche noi vivendo un po’ così? Tuttavia, Bradbury chiude il romanzo lasciando presagire un’epoca diversa, una nuova speranza per l’umanità. Che serva davvero una guerra nucleare per rinascere?

La nostra opinione...

voto-grafema-4
Frase distintiva: “Ci deve essere qualcosa di speciale nei libri.”
A chi lo consiglio: a chi combatte una quotidiana guerra contro l’assenza di cultura.
Abbinamento suggerito: Ramazzotti.

Memorie di un Salbaneo

Redattrice

Mi chiamo Ester, ma scrivo come Memorie di un Salbaneo, cioè come viene chiamato un folletto dispettoso vestito di rosso che infastidiva i contadini, secondo le leggende venete.
Per il Grafema Magazine scrivo recensioni di libri.
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