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Espansione culturale per vincere la diffidenza

Se guardiamo al mondo di cui ci sentiamo parte – un discorso a sé andrebbe fatto per il mondo che invece non conosciamo e che, ciononostante, permea di sé le nostre vite – inevitabilmente dobbiamo ammettere che ognuno di noi è attraversato da una quantità molto elevata e probabilmente inestimabile di relazioni. Intratteniamo una rete di contatti, più o meno naturali e volontari, con persone, situazioni e sistemi, che intessono la nostra vita spirituale, materiale e sociale.

Si stanno sviluppando casi frequenti di richiamo a una fantasiosa appartenenza più limitata, mediata da valori condivisi (è il caso della risposta – che non è una risposta – di Trump alle rivendicazioni silenziose dei giocatori nfl), da ragioni storiche, economiche, regionali (qui i casi sono molteplici). L’appartenenza, legata inevitabilmente all’allontanamento e alla segregazione materiale e ideologica dell’altro quando questi si trovi all’interno dei nostri confini, è un tasto molto toccato in politica soprattutto da chi vuole promettere sicurezza. Ora, siamo certi che questo sia di per sé un valore, o che non lo siano almeno tanto quella, laddove siano in contrasto e sia quindi necessario un confronto, la libertà, la conoscenza, perfino l’accoglienza? Leva sempre usata e ancor oggi prepotente è la paura, tanto da sostituirsi inconsapevolmente alla volontà e diventare essa stessa convinzione da esibire, per giustificare la prevaricazione, il pugno di ferro, il nascondersi a sé purché la superficie sia tranquilla.

Se ci piace saltare, perché arrivare in cima alla collina e avere paura? Vogliamo conoscere l’interno e non fermarci alla superficie e allora ecco perché leggere: per scandagliare il mare.

Leggendo incontriamo l’altro nel suo territorio, incontriamo e forse possiamo capire il diverso, l’alieno, l’estraneo, il potere, la debolezza, la sottrazione, la realtà che non si sovrappone alla nostra. Leggere è una ricchezza che sfida l’appartenenza e accoglie la partecipazione delle idee; se ne ha tanto bisogno in un momento in cui la pluralità di reti e di stimoli, anziché allargare i nostri orizzonti, li soffoca, perché non c’è chiarezza espositiva, né può mostrarsi il punto di vista originale o l’altro per ciò che essenzialmente è.

Io personalmente voglio essere ciò che sono in un mondo che non sia fatto su misura, ma che mi permetta di valorizzare le mie risorse e dia all’altro la possibilità di fare altrettanto, perché è lui che concede a me questa libertà, perché io faccio lo stesso con lui. Leggendo, ad esempio, ritengo possa svilupparsi questa tolleranza e svelarsi per ciò che è il falso bisogno di sicurezza: principalmente paura, se pure incasellata in diversi livelli di espressione religiosa, economica e sociale.

 
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Luca Severi

Sagittario, nato nel 1984. Laureato in Filosofia, nutro una grande passione per la scrittura, il running e l’arte del cazzeggio. Adoratore della senape.
Per il Grafema Magazine scrivo articoli di cultura e recensioni musicali.
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