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Elogio della maschera

Editoriale: Grafemi e Nuvole

“Ognuno di noi è una luna: ha un lato oscuro che non mostra mai a nessuno”.

“Sii sempre te stesso, a meno che tu non possa essere Batman. In tal caso, sii Batman”.

Parto da queste due citazioni. La prima è di Mark Twain, la seconda è stata attribuita fondamentalmente a chiunque, quindi la considereremo patrimonio del Web e no, non sono qui per cercare di convincervi che Mark Twain sia Batman.

Anche se in effetti nessuno li ha mai visti nella stessa stanza contemporaneamente.

Oggi parliamo di maschere. Di quelle che indossiamo quotidianamente quando siamo in giro, sui social, con gli amici, gli amori… sempre la stessa o una per ogni occasione. Non ho intenzione di stroncarvi appena dopo Ferragosto con un qualche sproloquio psicologico e, come vedete, non vi ho citato neppure Pirandello. Non per snobismo, semplicemente perché la sua considerazione delle maschere è negativa, parte da una critica implicita e ha molto a che fare con l’ipocrisia.

Per quanto ami Pirandello e per quanto sia uno degli autori italiani più importanti (in assoluto), umilmente io invece oggi elogio.

Le due frasi che ho scelto non sono a caso. Twain ci ricorda, con la sua solita ferocia ed efficacia, che tutto ciò che siamo solitamente pronti a esaltare o (molto più spesso) a criticare è sempre, regolarmente anche parte di noi. Credo che, come lui, solo Ennio Flaiano abbia insegnato a dare bacchettate secche sulle dita che si puntano verso gli altri (“I nomi collettivi servono a fare confusione: "Popolo, pubblico...". Un bel giorno ti accorgi che siamo noi; invece credevi che fossero gli altri”. Questa giusto a rappresentare tutte le cose che ha scritto a riguardo).

La seconda invece, pur essendo in apparenza una sciocchezzuola superficiale utile a strappare una risata, ha per me un significato molto più importante e spietato. Come dire

“sii te stesso” ma, se quel te stesso non ti va bene, trascendi.

È la combinazione dei due concetti che porta, inevitabilmente, a elogiare la maschera. Lasciamo perdere l’ipocrisia, la falsità, l’arroganza. Vedo molta più arroganza (e molta più fragilità) nell’ignorare i propri limiti e quindi nel non cercare di affrontarli, di superarli o quantomeno di farci i conti. Ne vedo persino di più nel pretendere che se ne facciano carico gli altri. Quando indossiamo una maschera è vero che la usiamo per nascondere delle mancanze, ma è vero anche che le infondiamo studio, sapere, dedizione, scopo e, dopo averlo fatto, la usiamo per influire sul mondo che ci circonda.

Come tutti gli strumenti, poi sta solo a noi decidere se usarla per il bene o per il male.

Pensateci: perché Batman è, oggettivamente, il personaggio dei fumetti più amato? Perché non è un “super” (o meta-umano, come li chiamano nell’universo DC). Perché è un uomo normale che solo grazie alla sua volontà raggiunge obiettivi che ai suoi colleghi sono concessi da poteri piovuti dal cielo. Perché è pieno di spettri e di demoni con cui fare i conti ma se li affronta da sé. Perché ha paura del buio e dei pipistrelli e proprio per questo li usa come simbolo per fare qualcosa di buono.

Secondo la corrente dell’onestà e della trasparenza a ogni costo, Batman è un ipocrita. Mi permetto di aggiungere: “bene, e allora?”

Non c’è vergogna nell’avere delle maschere, non c’è vergogna nell’usarle. Può essercene, al limite, nell’usarle in un certo modo, per trarre vantaggio sugli altri arrecando loro danno. Ma fintanto che lo scopo è positivo, possiamo essere uno, nessuno e centomila. E va bene così. Puoi essere una persona piena di dubbi e di tristezze, ferita e graffiata dalla vita, ma poi una persona cara ha bisogno di una spalla su cui piangere e su cui ritrovare le energie e tu ti fai roccia. Venite a dirmi che questa è ipocrisia e quanto invece preferite qualcuno che, appena gli riveli un malessere, ti dice subito “anch’io! E bla bla bla…”.

Le maschere possono essere solide o fragili. Se sei ignorante come un tondino d’acciaio per edilizia, potrai atteggiarti quanto vuoi a sapiente ma la copertura si sbriciolerà quasi subito. Ecco allora che emerge un ennesimo lato da elogiare. Ti impegnerai, studierai, lavorerai fino a che quell’apparenza, quella “ipocrisia”, comincerà a diventare realtà, ecco che (sì, amo follemente la cultura pop-trash) sotto la tua barba da Chuck Norris non ci sarà il mento, ma soltanto un altro pugno.

Ri-parafrasando la nostra frase di partenza, se porti la maschera di Batman abbastanza a lungo, prima o poi ti accorgerai che stai, effettivamente, diventando Batman.

E non mi sembra una brutta cosa.

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Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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