Elogio della grammatica

Rubrica: La Grammarnazi

La Grammarnazi ama le sfide. Si sa che più la sfida è grande, maggiore sarà la ricompensa in caso di vittoria.
Oggi voglio convincervi che la grammatica è non solo necessaria, ma è proprio cosa buona (e anche giusta, ma così sconfineremmo in altri temi, troppo delicati per questa rubrica).

Consideriamo la sua essenza. Cos’è la grammatica? Un insieme di regole. Nel caso della nostra amata lingua italiana, molte regole. Tante, davvero. Studiare la coniugazione dei nostri verbi per uno straniero potrebbe essere paragonato a una prova di tenacia e perseveranza, con una punta di masochismo.
Le regole, tuttavia, sono lo strumento per rendere comunicabile qualsiasi evento che riguardi l’uomo. Pensate a una competizione sportiva senza regole, come si potrebbe capire chi vince e chi perde? Chi deve essere punito perché si sta comportando male? Chi, invece, premiato perché ha raggiunto lo scopo del gioco?
Allo stesso modo, la grammatica serve per rendere possibile e condivisibile la trasmissione del pensiero di un individuo agli altri uomini (femministe, rilassatevi, per uomini intendo l’intero genere umano).
Tanto più precisa sarà l’applicazione delle regole grammaticali, meglio sarà veicolato il messaggio comunicativo, perché la proprietà di linguaggio passa per la correttezza grammaticale e sintattica.

Senza regole precise, non c’è comunicazione precisa.
E non venitemi a parlare di licenze poetiche, che non siete né Dante né Guglielmo Scuotilancia (vi ricordate che preferisco sentire parlare in italiano, vero?).
Nella storia della letteratura c’è stato qualche tentativo di destrutturazione programmata della lingua, come nel caso del Futurismo e, più recentemente, in maniera piuttosto rozza da parte dell’innominabile Young Signorino (che a definirlo cantante ci vuol del coraggio!). Comprenderete bene che non sono particolarmente appassionata di questi sforzi, l’italiano è musica, una sinfonia complessa e, in quanto tale, va suonata seguendo con attenzione uno spartito definito.
La grammatica genera ordine in un mare di potenziali dubbi e l’ordine nel pensiero e nel parlato porta chiarezza ed efficacia.
Chi pensa e scrive bene, molto probabilmente ragiona anche meglio, perché la precisione è alla base del fare con cura.
In un mondo in cui si tende alla giustificazione di ogni errore, in cui il relativismo sta coinvolgendo anche istituzioni come l’Accademia della Crusca, voglio sostenere l’estrema importanza dell’inflessibilità nell’applicazione delle regole che dovremmo imparare alle elementari.

Nel caso ciò non fosse accaduto, smettete di dare la colpa alla vostra maestra, che non vi stava simpatica o a vostra madre che parlava solo in dialetto, o alle cavallette che vi hanno mangiato il libro prima che lo poteste studiare. Nel 2019 l’ignoranza è una scelta, a mio modesto avviso non ammissibile ma soprattutto non consigliabile. L’ignoranza è sempre una debolezza, in qualsiasi campo si lavori, perché pone in una sudditanza moral-culturale nei confronti di chi è più preparato (o ahimè talvolta solo più scaltro) e rende complessa ogni relazione.
La conoscenza semplifica, spiana il percorso verso gli obiettivi, perché chi la possiede ha un potenziale enorme di strumenti analitici e comunicativi.
Un congiuntivo corretto non è un’impuntatura da Grammarnazi, ma può far la differenza tra il superare una prova o meno. E la prova potrebbe essere anche la conquista di una persona desiderata. Quanti “se avrei” o “se farei” hanno mandato in malora corteggiamenti in stato avanzato…
Condivido appieno quanto scritto da Muriel Barbery, nel suo libro “L’eleganza del riccio” a proposito del rapporto tra la grammatica e la bellezza.

“Io credo che la grammatica sia una via d’accesso alla bellezza. Quando parliamo, quando leggiamo o quando scriviamo, ci rendiamo conto se abbiamo scritto o stiamo leggendo una bella frase. Siamo capaci di riconoscere una bella espressione o uno stile elegante. Fare grammatica serve a sezionarla, guardare com’è fatta, vederla nuda, in un certo senso. Ed è una cosa meravigliosa…” e più avanti, insiste affermando che “Forse bisogna collocarsi in uno stadio di coscienza speciale per accedere a tutta la bellezza della lingua svelata dalla grammatica” consolidando i vostri legittimi sospetti sull’utilizzo di sostanze psicotrope da parte della Grammarnazi (“grammatica” e “bellezza” nella stessa frase?!).

Consecutio temporum, analisi grammaticale, analisi logica, altro non sono che tanti modi per comprendere nel profondo la genesi del pensiero umano, per poi poterlo raccontare ed esprimere agli altri. L’esigenza comunicativa è un bisogno fondamentale dell’essere umano. Il De Sanctis affermava che

“Si scrive non per l’umanità, né per la stampa, né per la gloria; si scrive per bisogno, per quello stesso bisogno per cui si mangia”.

Chi ha cura della propria coscienza, ha cura del proprio pensiero, ama la propria lingua e la rispetta.
Orsù, dunque, correte a prendere un ottimo libro di grammatica.
O un libro di grammatica.
O un libro. E basta.
Oh, insomma! Fate un po’ come vi pare, ma poi non dite che non vi avevo avvertito.

Elisa Zafferani

Redattrice

Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
La mia rubrica è La Grammar-nazi
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