El ministero del tiempo: l’europa sa fare buone serie tv?

Oggi vi propongo una chicca, una serie tv spagnola (ormai alla terza stagione) al momento ancora inedita in Italia, anche se facilmente reperibile, e che entrerà a breve a far parte dell’offerta di Netflix.

Il tema non è nulla di rivoluzionario: si parla di viaggi nel tempo.
Anche il contesto non è approfondito: non ci sono macchinari strani, ci sono semplicemente delle porte (solo in Spagna) che permettono di passare a un po’ tutte le epoche. Delle specie di wormhole per viaggiare nello spazio-tempo? Chissà. Tutto quello che sappiamo è che sono sempre esistite e che da secoli gli spagnoli hanno un ministero segreto che le controlla per evitare che la storia venga modificata da eventi più o meno casuali e lo fa reclutando agenti in tutte le epoche. In particolare seguiamo le imprese di Alonso, spadaccino del XVI secolo, di Julian, paramedico dei tempi nostri e Amelia, una donna avanti per i suoi tempi, ovvero fine ‘800.
Fin qui niente di nuovo, quasi banale.

La serie è girata con un budget non stellare (cosa che cambierà dalla terza serie, proprio in forza dell’accordo con Netflix), con un formato tipicamente europeo (sopra l’ora di durata per episodio) e senza particolari pretese in tema di effetti speciali o di trame intricate. Anzi, qui e lì non si possono non notare certe ingenuità di regia e sceneggiatura che farebbero sorridere i ben più scafati americani.

Quindi, perché una chicca?
Per il modo in cui la serie è concepita. Perché ha uno scopo educativo (infatti gode del patrocinio cultural, la stessa cosa che da noi arriva a progetti meritevoli ma anche un po’ a cani e porci), dato che in ogni puntata i protagonisti vengono in contatto con i grandi personaggi e i grandi eventi della storia spagnola, e lo persegue senza pesantezza, senza retorica (ok, magari nella puntata con Cervantes un po’ la mano è scappata) e soprattutto senza Beppe Fiorello. La nota ironica è molto marcata, tanto che a volte sembra di scivolare nel dramedy e non solo ci viene presentato il passato come una serie di diapositive di momenti importanti: la linea storica è vitale anche al presente e mostra la reazione della spagna alla grande crisi economica oltre a svelare, pian piano, un secondo livello di lettura che permette di conoscere meglio il popolo spagnolo. Parliamo in sostanza del “trauma” della Spagna di oggi, una delle più grandi potenze della storia relegata a nazione non certo di primo piano, una sorta di rimpianto per un passato glorioso che non è sconosciuto anche a noi italiani, ma sicuramente più forte. L’umorismo smaliziato di fronte ai grandi avvenimenti dei personaggi, sia inventati che reali (meraviglioso il grande pittore Velasquez, ingaggiato per fare gli identikit, insopportabile nella sua pedanteria), ci racconta molto di un popolo che non fatichiamo a riconoscere come “cugino”, ma che in realtà è più distante da noi di quanto non si pensi.

Una bella serie che merita di essere recuperata, quindi, ma non solo. È anche uno spunto di riflessione sulla fatica che facciamo noi europei a produrre buone serie tv. Tolta questa e poche altre (per onestà, bisogna dire che una la produciamo anche noi, ovvero Montalbano, a cui andrebbe aggiunta anche The Young Pope, per quanto poco di italiano questa abbia) il panorama del vecchio continente è desolante. Poco più che telenovelas, attori cani, trame risibili, spese faraoniche per includere nel cast il volto noto del momento. Questo per l’Italia e, in gran parte, per la Francia. Della Germania ne vogliamo veramente parlare?

El Ministero del Tiempo andrebbe guardato e diffuso anche solo per questo: per dimostrare che anche noi sappiamo produrre opere commerciali, pregevoli, divertenti e persino con un fine educativo, andando a pescare nella sconfinata massa di storia, vicende, romanzieri, poeti e chi più ne ha più ne metta, di questo nostro vecchissimo continente.
E venderle, persino agli americani.

In effetti, non ci servirebbe proprio tornare indietro nel tempo per cambiare la storia, ci basterebbe cominciare a utilizzarla.

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Cambiare il passato porta conseguenze imprevedibili.

A chi lo consiglio: a chiunque abbia mai esclamato “Che americanata!”

Abbinamento suggerito: una cerveza y patatas bravas, claro!

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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