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Douglas adams, la vita, l’universo e tutto quanto

«Ripristineremo la normalità appena saremo sicuri di cosa sia normale. Grazie.»

(Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti, 1979)

Caro Doug,

che brutto scherzo ci hai fatto, ad andartene così di botto. Ma ti sembra il modo? Potevi almeno tornare subito, ridendo per uno dei tuo scherzi assurdi, invece niente. Sono già sedici anni che non ci sei e neanche una cartolina.

Non sei mai stato capace di non esagerare.

Comunque, non so dove tu sia adesso – e se tu sia da qualche parte, nessuno dei due ci ha mai creduto granché a quella cosa –, né se tu possa vedere quello che accade da queste parti ai giorni nostri. Sono felice di farti sapere che festeggiamo sempre il giorno in cui ci hai mollati, non siamo mica permalosi noialtri. L’abbiamo chiamato il giorno dell’asciugamano perché, quanto sia importante portarsene in giro uno, ce lo hai ricordato tu nella Guida Galattica per Autostoppisti.

Insieme all’invito a non farsi prendere dal panico, certo. Ma quello ci riesce ancora meno bene.

Succede anche che in questo periodo hanno fatto una nuova serie su Dirk Gently, il tuo investigatore olistico. Ti piacerebbe. Sei sempre stato avanti, sempre interessato a mettere insieme i vari media, libri, radio, televisione, cinema. Anche quando venivano così cosà andava bene lo stesso, bastava sperimentare. Avresti dato il tuo ok anche a quella mezza schifezza del film sulla Guida della Disney di qualche anno fa.

Eri fatto così.

Vedi quanto sei stato carogna a sparire in questo modo? Avevi solo 49 anni, porca miseria! Sai la marea di roba che potevi ancora scrivere? Invece niente, hai scelto di accettare quel posto fisso di lavoro per l’Universo S.p.A., anche se non è più quel posto in cui la vita era selvaggia, aspra e forte, e in gran parte esentasse. Possenti astronavi navigavano tra soli esotici, cercando avventura e fortuna tra i più lontani meandri dello spazio galattico. In quei tempi gloriosi gli animi erano coraggiosi, le poste erano alte, gli uomini erano veri uomini, le donne erano vere donne, e le piccole creature pelose di Alpha Centauri erano vere piccole creature pelose di Alpha Centauri. E tutti osavano affrontare ignoti orrori, compiere grandiose imprese, azzardare a testa alta anacoluti che nessuno aveva mai azzardato prima.

Allora ti scrivo, tanto è quasi sicuro che tu non possa leggere questa lettera. Riservato com’eri ti avrebbe messo in imbarazzo.

Bene, sei un supereroe, hai salvato la fantascienza. Prettamente da sé stessa, da quella seriosità e pesantezza che si stava infilando sotto la porta come una bolletta del gas scaduta, da quei mostri spaziali che stavano diventando bipolari a furia di essere una volta buoni e una volta cattivi. Almeno i Vogon distruggono pianeti per costruire autostrade, un senso ce l’hanno.

Tu invece hai sparigliato le carte. Ci hai ricordato quanto questo genere letterario possa esplorare le tematiche più filosofiche e profonde, possa esplorare gli anfratti più oscuri dell’animo umano, le gioie e le depressioni, la solitudine e l’amore, l’amicizia e il sacrificio, e l’hai fatto divertendoci, facendoci ridere – quel tuo assurdo e meraviglioso umorismo inglese, anche se poi te ne eri andato in California. Mica scemo –, ridere fino alle lacrime. Che poi a un certo punto non si capiva più se fosse commozione, ilarità o risate isteriche, ma andava bene lo stesso. Avevi questa forza (e ce l’hai ancora), di rendere credibile qualsiasi cosa ti venisse in mente di raccontare, che fossero lunghe e oscure pause caffè dell’anima o Salmoni del dubbio, che fosse poetica Vogon o gli angeli stanchi con la voglia di farsi una birra forte, evocati dalla chitarra di Mark Knopfler. Quel dono, di essere capace di ottenere, senza fatica, quella sospensione dell’incredulità da parte dei lettori, non importa quanto assurda fosse di base la richiesta, tutti noi che scriviamo te la invidieremo per sempre.

Per dire, quando c’è da rispondere a una domanda esistenziale, ancora rispondiamo 42. Lo so che era uno scherzo, ma che scherzo pazzesco!

Ah, a proposito, la risposta è quella, ma la domanda fondamentale riguardo la vita, l’universo e tutto quanto ancora non l’abbiamo trovata. Non so cosa se ne pensi dalle parti dove stai ora, ma a me piace pensare che non la troveremo mai e che va bene così. Magari poi non saremmo più in grado di ridere della vita e della morte e non saremmo più quelle pazze bestioline che tu amavi.

Ora tocca andare, sai, qui le cose vanno ancora avanti negli stessi modi, lavoro, urgenze, uscite, scadenze. Io, al contrario di te, non “Amo le scadenze, amo il rumore che fanno quando mi sfrecciano accanto”, visto che il più delle volte mi tocca perfino rispettarle. Tu invece ora fai quello che vuoi, immagino. Che in sostanza non è molto diverso da quello che facevi prima.

Sì, è invidia.

Quanto ci manchi, Doug! Forse un giorno ci incontreremo al Ristorante al termine dell’universo, o forse no. Ma sono sicuro che tu già lo bazzichi spesso. Fai una cosa: al prossimo giro, bevi un gotto esplosivo pangalattico anche per noi.

Noi, intanto, continueremo a cercare di non farci prendere dal panico. In fondo è scritto bello in grande sulla copertina della Guida, no?

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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