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Dolce Marina: Amaro a colori

Rubrica: Vite d’altroquando 
da “umami” di laia jufrasa

Marina Mendoza è magrissima, arriva da Xalapa ma vive a Città del Messico.
È costantemente insoddisfatta dell’atmosfera in casa Amaro, che è casa sua, la prima a destra di Villa Campanaro, quella con il giardino intangibile come tutte le cose che le piacciono.
Marina studia design all’università, questa è la scusa che ha trovato per allontanarsi da suo padre, «un padre che è bello ricordare, non avere», e l’unica materia che le piace è storia dell’arte.

Ha scelto casa Amaro per il bianco delle pareti.
Quando la vide per la prima volta insieme al proprietario, un antropologo timidamente vedovo, casa Amaro era appena stata ridipinta. Quel bianco nuovo, incollato alle liscie pareti che non davano spazio alle macchie d’umidità del passato, era per lei POSSIBILITÀ.
Biansibile: il colore del bianco possibile, acceso dal sole sulla parete liscia.

Marina inventa colori.

Oltre a inventare colori Marina odia gli sprechi, sposta le piante, trova cose per strada che ammucchia accanto alla porta: una grande M nera salvata dalla discarica, ex insegna di un cinema cittadino, un filo di luci di Natale, fuso, una panca monca, un brontosauro di quaranta centimetri, un cellulare appeso alla finestra, una pianta di aloe che fiorisce per finta grazie ai fiocchetti di tessuto che Marina lega alle foglie.
«Attendo che il brontosauro si arrampichi sull’aloe, che il filo di luci fuso serva alla pianta rampicante e che il cellulare e M facciano amicizia».
Violetticomio: il colore viola dei camici del manicomio dove non sono ancora stata ricoverata.

In casa Amaro Marina vorrebbe dipingere tutti i giorni, imparare a cucinare un riso decente, usare un aerografo, un pirografo, un ferro da stiro, un vibratore. Prima di tutto però le hanno detto che deve imparare a nutrirsi, a riconoscere lo stimolo della fame, l’appetito. Le infermiere le hanno spiegato i sintomi, ma lei è convinta di non averli.
Spesso, mentre a testa in giù sul divano e con le gambe piegate sullo schienale guarda i pantaloni vuoti ammucchiati sulle ginocchia, pensa a tutte le maledette asimmetri e si chiede perché non possa essere tutto grande uguale.
Bianax: luce dura, immaccolata. Bianco futurista. Se fosse una persona andrebbe in giro in camice distribuendo Xanax.

Da un anno Marina cerca di riprodurre il biansibile. Da quando è entrata in casa Amaro non è più tornato. Quello che non sa, invece, è che si ripresenta ogni giorno alla stessa ora, solo che Marina non lo può vedere perché è seduta in un’aula a fare qualcosa che non le interessa.
Quante cose ci perdiamo mentre siamo occupati ad essere occupati?
Giallansia/gialluggia/giallumore: la lucina gialla e angosciante di alcune lampadine.

Marina si offende quando vede qualcuno indossare una maglietta aggressiva. Sa che la violenza genera violenza e lei, per principio, si oppone.
Risentirosso: il colore del sangue finto stampato sulle t-shirt aggressive.

Quando pensa si pianta le mani sui fianchi, alza i gomiti e si curva all’indietro. Marina quando pensa è un mandolino.
Non usa il vetro perché da piccola ha visto suo padre rompere un bicchiere con i denti.
Verdappy: quando qualcuno è in vena di fare scherzi o battute divertenti e diventa di un verde brillante.

Una volta è svenuta davanti ai bambini della classe dove insegnava.
Rosta: il rosa chiaro che resta sotto a una crosta quando si stacca.

Prende lezioni di inglese per capire le canzoni che canta.
Nettrico: il nero illuminato delle grandi città.

Ha ripreso a fumare e arriva a mangiare, di una ciotola intera, ventitré pop-corn.
Giarco: il giallo sporco dei bordi dei marciapiedi.

Vorrebbe essere un contenitore.
Rossido: il rosso delle cose ossidate.

In frigorifero ha dei tupperware che non ha il coraggio di aprire e delle carote.Una l’ha usata per masturbarsi, poi l’ha gettata. Le altre sono diventate vecchie.
Ospitacchio: il verde pistacchiodegli ospedali.
Biancumero: il bianco effimero della schiuma.
Verdatto: il colore del discorso ecologico, verde ricatto.

Self le sembra il nome adatto per parlare di se stessa, le sembra un’altra persona.
Tramontarancio: l’arancio del tramonto.

Il secondo nome di Marina è Dulce.
Marina Dulce, che vive in casa Amaro.
Arcobalzina: Il colore complicato delle macchie di benzina sull’asfalto

…hai presente?

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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