Magazine » Do you believe in miracles?

Do you believe in miracles?

Rubrica: Sugna: scritti per l’umore e l’assetto lipidico

Nel maggio del 2016 ho avuto un infarto. Bello grosso. Arresto cardiaco, defibrillatore, minuti di massaggio eccetera. Adesso sono qui che scrivo, quindi tutto bene. Alcuni, riferendosi a come è andata, hanno scomodato il termine “Miracolo”. Non saprei.
Non è comunque di questa vicenda che voglio parlare; sto scrivendoci un monologo e preferirei che veniste a vedermi in teatro o in qualche locale o in qualsiasi sottoscala mi facciano esibire.

Vorrei parlare di un altro fatto strano, nel quale mi è sembrato di riconoscere i crismi di un intervento superiore, il lieve tocco di una mano comprensiva da una dimensione eterea. Nel ’98, con gli studenti del Laboratorio di Istituzioni Regia, si lavorava all’allestimento di Enzo Re, di Roberto Roversi, con la regia di Arnaldo Picchi. Una roba grossa: più di 120 persone coinvolte fra attori, assistenti, tecnici, musicisti, fonici, scenografi, costumisti, logistica, tutto l’insieme di figure messe in campo per allestire uno spettacolo che avrebbe chiuso Piazza Santo Stefano a Bologna per una settimana almeno. Un delirio!

Noi studenti lavoravamo sul testo già da oltre un anno in sede laboratoriale. Poi, a un mesetto dal debutto, le cose presero un’accelerazione impressionante. Io, fra le altre cose – in quanto già anzianotto – ero stato messo a coordinare parte dell’organizzazione. Un giorno a recuperare i costumi a Venezia, un altro a prendere tutte le sedie per allestire la platea, un altro a noleggiare i camper che dovevano fungere da uffici e camerini. Più le prove. E trovare il tempo per vedere le partite del Mondiale di Francia, proprio in quei giorni. Nel frattempo ho anche colto l’occasione di fondere il motore di un furgone a noleggio, gravando sui costi di produzione per un milioncino almeno (prezzi espressi in Lire – n.d.a.).

A pochi giorni dal debutto, con i casini che si ammucchiano, la tensione, l’entusiasmo, gli Azzurri di Maldini che se la devono giocare con l’Austria, sto andando a sbrigare una questione burocratica con il vespino di Scaperrotta. Lungo via Lame, mentre sto tirando una gran terza, la Vespa si pianta e grippa in mezzo alla strada. Un taxi ferocissimo mi sfiora e mi lancia una plausibile sequela di madonne in morse a colpi di clacson. Guadagno il portico con la ruota bloccata e parto a mia volta con una giaculatoria empia su scala minore melodica ascendente di “la”. Respiro profondamente. Provo a calmarmi. Non mi calmo. Siamo nel ’98, il cellulare è ancora in fase di diffusione ed è ancora visto come roba da fighetti. Entro in un baretto e, con un residuo di scheda telefonica, chiamo qualcuno per farmi venire a prendere. Ero senza sigarette e senza una lira. E senza bancomat, non avendo un conto in banca. Avevo VOGLIA di fumare unita alla tigna crescente per il susseguirsi di intoppi. Ogni fumatore, in quanto tossicodipendente, capisce cosa voglio dire. Mentre nella mia mente stavo iniziando a bersagliare di contumelie antiche divinità ctonie polinesiane, per terra, vicino a un ponteggio, intuisco una sagoma famigliare. Caduto, abbandonato su un mucchietto di macerie di intonaco, evidentemente atterrato dall’alto del ponteggio, sfuggito a una tasca o scivolato da un marsupio, giace inerte e seduttivo un pacchetto di Stop Filtro. L’essenziale e vetusta grafica del pacchetto morbido, le strisce rossa e blu separate da una più sottile dorata, su fondo bianco, il leone del Monopolio, ammiccano accattivanti al mio sguardo bramoso. Sembra quasi che un malandrino raggio di sole insista in una gibigianna ammaliante sul nylon giusto per attirarmi. Nessuno. Saranno in pausa pranzo. Mi immagino lo sfortunato proprietario, dopo l’amaro, frugarsi ovunque alla ricerca della paglia post-prandiale… Beh, mors tua vita mea. Mi chino con nonchalance fingendo di allacciarmi una scarpa e recupero il pacchetto. Ce ne sono 18! Ne accendo avidamente una: fa schifo, ma va benissimo così. Era ESATTAMENTE quello che ci voleva. Voi chiamatelo come vi pare. Io lo chiamo Miracolo!

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Gianni Bardi

Redattore
Ex attor giovine, ex frontman del gruppo rock Vicks & the Kleenex, comico nell’ensemble sammarinese Le Barnos e da qualche tempo in proprio come monologhista.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure