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Della consapevolezza nella lotta con il correttore automatico

Rubrica: La Grammarnazi

Alzi la mano chi non ha mai litigato con il correttore automatico del proprio telefono intelligente (ah, voi dite smartphone? Sicuri sicuri? Leggete qua!) o del proprio computer!

Poiché è passato un po’ di tempo da quando ci è stato dato il dono della ragione, perché non dotarci degli strumenti adatti per opporci con spirito critico e consapevolezza agli errori propinati da questo malefico software ignorante?

Qual è? Quest’anno? Che brav’uomo! Che buon vino! È solo un’opinione! (le forme indicate sono tutte corrette). 🙂

Parliamo di elisione e troncamento, in pratica di “apostrofo sì o no?”, per non farci prendere dalla moda un po’ modernista dello scrivere le parole nella loro interezza, non per scelta ma così, tanto per non sbagliare.

L’elisione consiste nella caduta della vocale finale non accentata di una parola di fronte alla vocale iniziale di un’altra parola e, nella scrittura, è segnalata dall’apostrofo.

Elidere una vocale serve a rendere più armonioso e orecchiabile un testo, in particolare all’incontro tra due vocali. Vi immaginate a pronunciare lo arbitro? Già è una classe di individui poco amata, se togliessimo anche l’apostrofo lo renderemmo ancora più antipatico, nevvero?

Di seguito trovate i casi in cui si utilizza obbligatoriamente  l’elisione (altrimenti siete a rischio di bacchettate sulle mani dalla Grammarnazi), vale a dire con:

  • Gli articoli determinativi lo, la e le preposizioni articolate formate con essi: l’arto, l’uomo, dell’isola, all’opera;
  • L’articolo indeterminativo una: un’arma, un’aria, un’impressione, un’oca;
  • Gli aggettivi bello e quello: un bell’attico, quell’immagine (mentre si può dire indifferentemente bell’anima o bella anima);
  • Santo e santa: sant’Eustachio, sant’Elisabetta (ma invocati insieme saranno “santi numi!”).

L’elisione è consigliata, ma nessuno potrà arrabbiarsi se opterete per la versione non elisa nei seguenti casi:

  • La preposizione di (specialmente davanti a parola che inizia per i): d’invidia, d’immissione;
  • L’aggettivo questo: quest’anno (a me questo anno però non suona per niente bene, poi fate voi!), questo intervento;
  • I pronomi personali lo, la, mi, ti, ci, si, vi, ne, purché il suo utilizzo non ingeneri ambiguità: l’incontrai (o lo incontrai), l’ospiterei (o la ospiterei), m’avvertì (o mi avvertì);
  • L’avverbio e congiunzione come seguito dal verbo essere: com’è bello!, com’era attento, ma come avevo detto, come immaginerai.

Si ha l’elisione solo in particolari casi con l’avverbio di luogo “ci” che prende l’apostrofo solo davanti al verbo essere (c’è, c’erano ma ci annunciano, ci andremo, ci inciampano).

Alcune parole conservano l’apostrofo solo in frasi ormai consolidate nell’uso: a quattr’occhi, tutt’altro, tutt’e due, senz’altro, nient’altro, mezz’ora (brutta brutta la versione comunemente accettata “mezzora”!).

Con la preposizione da, che si elide solo nelle espressioni: d’ora in poi, d’ora in avanti, d’altra parte, d’altronde.

L’elisione non si deve usare mai:

  • Davanti a i semiconsonantica: lo iato (cos’è lo iato? Il contrario del dittongo, cioè due vocali che, vicine, rappresentano due sillabe diverse, come in meandro, mormorio, tua), lo iodio (avete presente quando correte al mare e le onde si infrangono sugli scogli? Come dite, non correte? Rimediate subito, se volete ho consigli per voi!), di ieri, quello iettatore (mentre è possibile davanti a u semiconsonantica: l’uomo, l’uovo);
  • Con i pronomi le, li in funzione di complemento oggetto (le ammiravo, le osservavo, li avvertii, li incontrai) e con il pronome le in funzione di complemento di termine (le affiancherò un tutore, le annuncerò la novità); se non avete ben chiara la differenza tra complemento oggetto e complemento di termine, scrivetemi per ricevere nella vostra mail un prontuario di analisi logica (o anche per dirmi che ai vostri meravigliosi apericena non serve sapere nulla di tutto ciò!);
  • Con il pronome ci seguito da a, e, o: ci orienta, ci anticipa.

Se non vi siete ancora addormentati, anzi siete entusiasti perché con questo articolo sto dissipando più dubbi di quanti mai vi siate posti in vita vostra, seguito a raccontarvi del troncamento, che può essere:

  • vocalico: dottor (dottore), nessun (nessuno), qual (quale). Nel troncamento vocalico la consonante che precede la vocale troncata deve essere l, m, n, o r: un bel quadro, ben fatto, non dobbiam venire, far carriera;
  • sillabico: gran (grande), quel (quello).

Come per l’elisione, cade una vocale, o addirittura una sillaba, in finale di parola, ma non è – generalmente – richiesto l’apostrofo.

Fanno eccezione, altrimenti sarebbe stato troppo facile, le espressioni po’ (poco), a mo’ di (a modo di) e i verbi di’, da’, fa’, sta’, va’ (forme dell’imperativo di dire, dare, fare, stare, andare). Mi raccomando, non sono accenti, sono apostrofi, poiché indicano graficamente la “caduta” della sillaba o della lettera.

A differenza dell’elisione, si può avere troncamento anche quando la parola che segue inizia per consonante (ricordate il buon vino di prima? O avete mai visto un bel quadro?). Ma se la parola seguente è quello che si porta in spalla vostro figlio per andare a scuola (bello zaino!) oppure inizia per s impura (vale a dire seguita da consonante) oppure con gn, ps, x sarà corretta la forma: un buono gnocco fritto, un buono psicologo, un bello xilofono.

Il troncamento vocalico si ha sempre con le parole buono, bene (un buon pasto, ben alzato); con uno, alcuno, nessuno, ciascuno (un marinaio, alcun pensiero, nessun incidente, ciascun componente); con i titoli come signore, professore, dottore, ingegnere, cavaliere, commendatore, suora (unico vocabolo femminile che viene troncato) seguiti da un nome proprio: il cavalier Bianchi, il dottor Costa, l’ingegner Valenti, suor Maria.

Il troncamento vocalico è consigliato con le parole tale e quale (un tal Michele, qual è la mia sedia?); anche con gli infiniti verbali, ad esempio metter via è più eufonico di mettere via, così come andar forte o prestar fede.

Il troncamento è obbligatorio negli infiniti seguiti da un pronome (prendere + lo: prenderlo) nonché in alcune locuzioni di uso comune quali amor proprio, a spron battuto, in particolar modo, in fin di vita, man mano, mal di denti.

Ricordate che non si troncano le parole al plurale (non si dice “che buon vini” ma “che buoni vini!”) né quelle femminili tranne la già citata suora.

In conclusione, sarà un gran giorno quello in cui, un’affascinante donna, incontrato un brav’uomo, un tal signor Rossi, berrà insieme a lui un buon vino, ammirando un bel tramonto in spiaggia, godendo dello iodio sprigionato dall’infrangersi delle onde sugli scogli, senza sentir scorrere il tempo, facendo morire d’invidia tutti attorno, ai piedi del monte di sant’Eusebio.

Saranno mica sull’isola che non c’è?

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Elisa-Zafferani

Elisa Zafferani

Redattrice
40 anni. Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
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