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Cosmogonia

Un braccio di fronte a uno specchio regge con eleganza la sua mano: ferma gli impulsi del movimento all’altezza del polso, in modo da lasciarla libera di dar voce alle dita con spontaneità. Quella stessa mano e le sue dita incontrano poi un’altra mano e altrettante dita, in un coro di spinte, un gioco di intese: pura armonia. Così un uomo e una donna si uniscono, di fronte a uno specchio, senza dir nulla, intingendosi l’uno del profumo dell’altra, dopo essersi dati il permesso di invadere gli spazi altrui. Gli sguardi si intrecciano, così come i passi che, senza sovrapporsi, si accompagnano con intuizione. Si sfiorano, ma non si toccano. Un piede lascia passare l’altro con cortesia e i corpi volteggiano, leggeri, mentre si lasciano raccontare dalla musica. Lui la porta a spasso per la sala, la accarezza, ma non la tocca. Si disseta della fragranza dei suoi capelli.

Pausa.

Il respiro di lei si fa via via più intenso e i suoi occhi, fiduciosi, si chiudono. Lui la fa volteggiare e per un attimo le lascia la presa -la lascia sola, al buio- tempo di un battito…

“Prendimi”.

Le mani di uomo le avvolgono i fianchi, mentre la coreografia li assorbe.
Sono di nuovo uno, in due -lei e lui-.
Sono di nuovo in tre -lei, lui e la musica- in sala stasera.

Il ritmo aumenta, lei affonda le dita sotto al colletto della giacca, si stringe a lui, mentre i muscoli sono sempre più contratti. Il sudore annebbia la vista. Gli odori si mescolano. Lui la sostiene per vederla volare tra le ultime note della canzone. Un urlo spontaneo muore dentro di loro, poi la musica li lascia soli.

Fermi, al centro della pista, una nelle braccia dell’altro.

“Solitudine, condivisione, rabbia, sudore, gioia, tristezza, crampi, porte sbattute, dolore, soddisfazione, amore, rimpianto, cadute, nottate, sbagli, rimproveri, vittorie, lividi, pianti, applausi”.

Si tengono.

Quanta vita, per un minuto di ballo.

Serena-Menghi

Serena Menghi

Redattrice
Mi chiamo Serena e di me so questo e poco altro. Quando sento il bisogno di uscire di scena, scrivo. Ho 22 anni, quasi 23. Capelli biondi e un neo sulla mano destra.
Per il Grafema Magazine scrivo racconti.
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