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Di compleanni e altre fasi intermedie

Editoriale: Grafemi e Nuvole

L’editoriale di oggi cade in un giorno particolare, tanto da rendere opportuno abbandonare il consueto plurale maiestatico (la “voce” del magazine, insomma) per passare a un più definito io. Solo per questa volta, naturalmente.

Oggi infatti è il mio compleanno e il tema del giorno non poteva non esserne influenzato. Se state pensando “e a noi che ci frega?” non avete tutti i torti ma tranquilli, è solo uno spunto per partire. Gli anni sono trentasette e il succo sta proprio qui:

ma che cavolo di numero è il 37?

Insomma, non è una cifra tonda, non ha la valenza delle cifre tonde, dei trent’anni che pretendono di importi di cominciare a pensare al futuro e nemmeno dei quaranta che ti spingono a opporti alla fase calante come da luogo comune. Fanno più presa persino i trentacinque, che stanno a metà e come tutti i crocicchi portano dubbi e meditazioni, e i trentatré, anche se questi ultimi sono un po’ inflazionati.

Trentasette è un numero di passaggio, di quelli che sei di corsa, che non ci pensi, che hai lasciato un posto e non sei ancora arrivato a quell’altro.

Trentasette è una fase intermedia.

Proprio quelle che tendiamo a perderci.

Non vi voglio tediare con le solite, trite frasi, con “il senso di un viaggio è il viaggio stesso e non la destinazione”, con le “vie meno battute” di Frost e nemmeno con il “guardare da dove arrivi se non sai dove stai andando”. Ve le avranno già dette in tutte le salse.

Il mio approccio è decisamente più semplice e svagato, potrebbe persino andar bene per chi si trova in uno degli Anni Fondamentali e soffre da stress da prestazione. Stare in una fase intermedia, che siano anni o qualsiasi altra cosa, è come essere usciti la mattina presto per un appuntamento che viene annullato all’ultimo minuto. Puoi tornare a casa di corsa e stare infastidito a rimuginare oppure puoi semplicemente renderti conto che non c’è nessuna fretta, che puoi guardarti intorno, puoi addirittura perderti per un po’, sdraiarti in un prato, fermarti in un bar a guardar correre gli altri. È questo il bello, se siete in una fase del genere, come me, nessuno vi sta aspettando a breve. C’è sempre da costruire, naturalmente, ma nulla da progettare o impostare, è già tutto fatto, siete in viaggio.

Chissà dove porta quel sentiero sterrato? Andiamo a vedere.

Cosa sta guardando tutta quella gente? Fermiamoci a curiosare.

Ho sete! Ma se mi fermo a bere una birretta fresca non ci sarà nessun problema.

E così via.

Questo non vuol dire bloccarsi, come forse qualcuno di voi sta pensando. Non vuol dire ciondolare fino a che la fase intermedia finisce, per trovarsi in ritardo e di fretta in vista dei Momenti Importanti. Significa solo che, se di tanto in tanto vi fermate a godervi il sole e la pioggia, o magari un po’ di sana noia, ripartirete con più entusiasmo e più energia. Magari finisce pure che arrivate in anticipo.

L’ultima ha un po’ il sapore del paradosso di Achille e della tartaruga, ma va bene lo stesso. Per i nostri scopi non serve il calcolo infinitesimale per risolverlo, basta misurare il sorriso di chi si guarda intorno, guarda per aria mentre cammina. Magari inciamperà un po’ più spesso, ma vuoi mettere con il truce sguardo degli occhi sempre fissi al suolo del percorso?

Insomma, vi sto dando una serie di pessimi consigli, assolutamente contrari alla filosofia dell’efficienza e della produttività, ma chi se ne frega.

A conti fatti le fasi di transizione sono molte di più dei checkpoint. Io amo i momenti importanti, i punti di svolta, ma davvero siete sicuri di voler vivere solamente in quegli attimi? E tutto il resto, nebbia e fanalini di coda di una fila anonima e infinita?

Essere lontani da un obiettivo, da un punto di svolta, da un Anno Tondo che ci mette in discussione non è certo un male. Sono lì, ci si arriverà a tempo debito, non scappano.

Prendetevi tutto il tempo per guardarvi intorno, prendetevi tutto il tempo per inciampare e per farci su una bella risata, il percorso non sparirà perché non lo guardate ogni singolo istante. Buonissime fasi di transizione a tutti voi. E un po’ buon compleanno di passaggio a me.

 
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Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
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