Magazine » Recensioni » Libri

Categoria: Libri

Exit West, Mohsin Hamid

Distanza dalla propria terra, dal proprio paese, distanza tra le case della stessa città. Distanza tra le persone, tra un "noi" e un "loro".

Exit West è un romanzo attuale più che mai e si posiziona nel mezzo della distanza tra i suoi protagonisti, una distanza che aumenta e diminuisce di continuo, in modo ingiusto e innaturale.

La storia è quella di Nadia e Saeed, giovani innamorati che vivono in un'innominata città mediorientale colpita dalla guerra civile. È la storia della loro fuga attraverso il mondo e attraverso delle porte "magiche" che permetteranno loro di scappare da un tipo di violenza, per arrivare a conoscerne delle altre.

Due ragazzi che imparano a conoscersi, ma nel giro di pochissimi giorni scopriranno anche la paura, la disperazione, la fame, il sesso, che dimenticano quasi subito per lasciar spazio alla sola voglia di sopravvivere.

Mohsin Hamid scrive con delicata accuratezza, è asciutto, essenziale ma premuroso. Le parole che sceglie sono fari in una letteratura che, senza paura e senza un minimo di pesantezza, sensibilizza e lo fa in sordina.

Una volta terminato il libro, che scorre con piacere e si legge velocemente, rimangono negli occhi le due figure protagoniste, Nadia e Saeed, che ritroviamo in quei ragazzi dalla pelle color liquirizia che vediamo sui nostri telegiornali, tra le notizie che fanno rabbrividire.

L'autore sceglie uno strano modo per far viaggiare i personaggi della sua storia, il fatto che siano porte magiche, quindi qualcosa di inspiegabile, invita il lettore a ragionare su quanto ci sia da spiegare riguardo le migrazioni alle quali assistiamo. Quali sono le porte "magiche" dei nostri giorni? Chi le apre? Chi decide?

Nadia e Saeed non appaiono al lettore come profughi o come qualcosa di diverso, ma mantengono la loro identità: quella di donna emancipata e lavoratrice, lei, e quella di lavoratore e figlio, lui.

Mohsin Hamid riesce con estrema semplicità a farci mettere nei panni dei protagonisti perché la storia che racconta inizia con qualcosa di universale, e grazie a questo aggancio di partenza riusciamo ad immedesimarci in loro anche quando parlano di qualcosa che non abbiamo mai vissuto.

È questa la potenza di Exit West: gli occhiali empatici che fa indossare permettono di vedere la storia alle spalle delle persone.

Cosa mi è piaciuto:

I dettagli che infila Mohasin Hamid nel testo.

Vivere l'intimità di Nadia e Saeed, anche quando cambia.

Cosa non mi è piaciuto:

L'evoluzione di Saeed e del loro rapporto.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5
Exit West - distanze, distanze ovunque.
A chi lo consiglio: a chi è empatico per vivere una storia intensa, a chi non lo è per aprire gli occhi.
Abbinamento suggerito: acqua, tanta acqua: che disseta, che pulisce, che toglie la polvere.
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Le otto montagne, Paolo Cognetti

Un'unica e infinita estate: due amici di stagione che superano gli inverni, gli autunni, le primavere di tutti gli anni della loro vita, insieme.

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa».

Paolo Cognetti con il suo romanzo ci insegna che la vita, come l'acqua di un torrente, scorre. A volte lo fa dolcemente, altre volte con potenza, altre volte è un piccolo rivolo e altre ancora è congelata sotto a uno strato di neve, ma continua a passare andando giù a valle.

Le otto montagne è appartenere a un posto continuando a muoversi. Parla di radici profonde come quelle degli alberi, dei luoghi che sono "casa". È il susseguirsi delle stagioni e degli anni rimanendo fedeli a una, ma è anche la storia di quello che impariamo dai nostri genitori e che poi trasformiamo e adattiamo alla nostra vita.

L'autore vincitore del Premio Strega 2017, ci spiega come ci sia una quota per ogni persona. Si parte dal bosco, appena sopra la valle, con la sua dolcezza e le relazioni tra piante e animali, per arrivare fino in cima, dove esiste solo il rapporto muto e privato con la fatica: luogo lunare fatto di sassi levigati e croci di legno.

«E più sali, più ti allontani dal mondo e dalle cose che, lì in basso, ti tormentano».

Le otto montagne racconta la storia di un'amicizia tra due ragazzi, Piero e Bruno, e della montagna che li vede crescere in due modi apparentemente diversi.

Sono due ragazzi della stessa età, Piero vive e cresce a Milano con i genitori veneti innamorati delle montagne che gli trasmetteranno la loro passione, Bruno vive a Grana, un paesino di montanari dove la famiglia del suo amico prenderà in affitto una casa per scappare dalla città nei mesi estivi.

È una storia che dura una vita perché il lettore cresce insieme a loro, due ragazzini che diventano adulti.

Tutto è raccontato dal punto di vista di Piero, che infatti non viene mai messo a fuoco. L'unico modo che abbiamo di conoscerlo è attraverso gli occhi degli altri, di Bruno soprattutto, e così sarà anche per lui.

Piero farà conoscere Bruno, farà conoscere sua madre, suo padre e la sua montagna, ma l'immagine di quello che farà lui negli anni e nei momenti lontano da lei rimarranno passaggi nebbiosi, veloci e poco nitidi. In qualche modo è il tempo all'alpeggio che rallenta, riprende a scorrere insieme al respiro, entra nuovamente nella messa a fuoco del protagonista, che infatti ce lo trasmette.

La bravura di Paolo Cognetti si appoggia su più di una cosa: la solennità e la calma dei luoghi che riesce a trasmettere, i dettagli, mai troppi o pesanti, che permettono di vedere attraverso gli occhi di Piero, la capacità di raccontarci un'amicizia intera in duecento pagine.

Cosa mi è piaciuto

Il ruolo fondamentale delle montagne.

La scrittura dettagliata ma che non si ferma.

Le scene nitide.

Cosa non mi è piaciuto

Non aver potuto conoscere Piero nella vita lontano da Grana.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

Le otto montagne: una al centro delle altre.

A chi lo consiglio:
A chi ama la montagna.
A chi non ama la montagna perché inizierà a farlo.
Ai solitari.
A chi vuole fare un regalo.

Abbinamento suggerito: grappa fatta in casa o latte di mucca appena munto.

Sei pronto per l'inizio dei corsi di scrittura creativa del Grafema ad Ottobre?

Che aspetti? Scrivici per saperne di più, oppure clicca qui. 🙂

Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

Momenti di trascurabile felicità, Francesco Piccolo

Geniale.

Momenti di trascurabile felicità regala consapevolezza, è un insieme di schegge di vita: brillante, divertente, personale, ironico, allegro. Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore italiano, crea un elenco di situazioni felici che contagiano.

La prima reazione che questo piccolo libro potrebbe suscitare nel lettore è di sbigottimento e perplessità, ma, man mano che le situazioni scorrono una dopo l'altra, lo sbigottimento e la perplessità diventano divertimento, sorpresa, incredulità. Infatti, nel momento in cui ci si abitua alle situazioni che l'autore crea e si entra nella sua quotidianità, che è un po' quella di tutti, non si può far altro che ridere e divertirsi.

Francesco Piccolo sembra quasi che non stia scrivendo per nessuno, lo fa semplicemente per divertimento, ma il risultato che ottiene colpisce in pieno.

È un inno alle piccole cose che ti fanno amare la vita, a quei momenti irrinunciabili come la domenica mattina, la colazione con la brioches, i temporali estivi.

È la bellezza delle cose assurde, come comprare un gelato "cattivo" per resistere alla tentazione di mangiarlo, e di quelle comuni come dire «dai, sentiamoci allora» e non farlo mai.

L'autore parla di una quotidianità autoironica, nella quale tutti si possono riconoscere e si possono finalmente prendere in giro.

Piccoli paragrafi fatti di frasi brevi e dirette, rendono Momenti di trascurabile felicità un libro facile da leggere anche per i lettori poco allenati.

Cosa mi è piaciuto

Le risate che regala

Cosa non mi è piaciuto

Nulla

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Questo libro è una doccia fredda dopo una giornata di lavoro, al sole. Con 40 gradi.

A chi lo consiglio: a chi si vuole divertire. A chi vuole qualcosa di leggero ma importante. Perfetto come regalo.
Abbinamento suggerito: Gunpowder Plot (Gin – polvere da sparo).

Sei pronto per l'inizio dei corsi di scrittura creativa del Grafema ad Ottobre?

Che aspetti? Scrivici per saperne di più, oppure clicca qui. 🙂

Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

Tutti i figli di Dio danzano, Murakami Haruki

“Certi amori non finiscono/fanno dei giri immensi/e poi ritornano”, canta Venditti. E questa verità è facilmente applicabile al mio rapporto con questo straordinario, geniale autore giapponese. L’ho accantonato per TROPPO tempo. TROPPO. Infatti questo libro mi occhieggiava dallo scaffale con aria un po’ scanzonata, quasi a dirmi: “Tanto lo so che mi leggerai, oh sì cocca”.
E così è stato. E c’è poco da fare, Murakami Haruki è un genio senza precedenti. Non è un romanzo, bensì una raccolta di racconti, in tutto sei, tutti gravitanti attorno al terremoto che colpì Kobe nel 1995; i personaggi che popolano l’universo di queste storie si muovono su un palcoscenico grottesco, irreale, composto da strane creature, bizzarre e assurde situazioni e ancor più assurdi sogni.
I personaggi di Murakami sono, oserei dire, kafkiani: immersi nella banalità quotidiana, pallide esistenze, fluttuanti nella vita, si ritrovano ad assistere a una calamità naturale che richiede da loro una trasformazione, un indurimento della pelle. Conoscono vie d’uscite grazie all’incontro casuale con strane creature, quasi incubi, che aprono loro la mente e li liberano da una vita fatta di piatta routine, dando loro l’opportunità di affrontare con maggiore decisione e responsabilità la vita. Vivono quasi senza sentimenti, ma sono chiamati a scoprirli nel momento del bisogno; non sanno di dover danzare, non sanno di essere figli di Dio.
Murakami è per chi vuole evadere, per chi ha paura di affrontare la vita grigia che riguarda molti: è la lettura giusta per immaginare di poter essere salvati dai sogni agitati che si fanno di notte.

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Frase distintiva: Mai dare nulla per scontato.

A chi lo consiglio: a chi sente il bisogno di meravigliarsi.

Abbinamento suggerito: saké.
Ester-Ventagli

Memorie di un Salbaneo

Redattrice
Mi chiamo Ester, ma scrivo come Memorie di un Salbaneo, cioè come viene chiamato un folletto dispettoso vestito di rosso che infastidiva i contadini, secondo le leggende venete. Per il Grafema Magazine scrivo recensioni di libri.
Leggi la mia biografia, visita il mio sito oppure

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Umami, Laia Jufrasa

Acido. Amaro. Dolce. Salato.

Umami.

Umami non è soltanto il titolo di questo romanzo, il primo della giovanissima autrice messicana Laia Jufresa, è anche il nome poco conosciuto del quinto sapore con cui costantemente veniamo in contatto.

La storia è l'insieme delle storie di chi abita Villa Campanario, un comprensorio costruito da Alfonso e Noelia a Città del Messico.

A Villa Campanario le case hanno il nome dei cinque sapori: in Casa Acido abitano Beto e Pina, padre e figlia, in Casa Amaro vive Marina, giovane pittrice che non dipinge ma inventa i nomi dei colori, Casa Dolce è utilizzata per le lezioni di musica tenute da Linda e Victor, musicisti che abitano con i figli in Casa Salato. Casa Umami è la casa di Anfolso, antropologo studioso del quinto sapore.

Quello che lega i personaggi della storia non è un avvenimento ma uno stato d'animo, una mancanza. Umami è la storia del dolore quotidiano, leggero, sottile e costante, con il quale tutti i protagonisti del romanzo convivono: è il denominator comune di Villa Campanario.

Chi ha perso una figlia e una sorella, chi una moglie, chi si è allontanato da un padre, chi da una madre. Laia Jufrasa ci accompagna nel vialetto polveroso del comprensorio e ci porta davanti a ogni casa, facendoci guardare dalla porta aperta i suoi personaggi, facendoci leggere i loro pensieri e scoprire le loro vite, che, abitando in una sorta di condominio orizzontale, sono inevitabilmente intersecate.

I punti di vista sono quelli dei personaggi, cinque in tutto. I capitoli sono brevi e facili da leggere.

La bravura di Laia sta nell'affrontare le cose un po' alla volta, senza farci sentire il bisogno di sapere di più di quello che dice e senza svelarci tutto in una volta. Con la sua scrittura paziente, delicata e discreta è come se sbucciasse una cipolla: esamina uno strato e lo toglie, ne trova un altro, lo scompone, e toglie anche quello, tutto per arrivare al centro, dei protagonisti e del comprensorio.

Nonostante questa storia parli di perdita e dolore, lo fa in maniera piacevole e del tutto normale. 

Cosa mi è piaciuto:

Marina e i suoi colori. Le abitudini di tutti i personaggi, strani e curiosi. Il silenzio del comprensorio.

Cosa non mi è piaciuto:

Il finale che sembra sospeso.

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Umami è il sapore delle storie ben raccontate.

A chi lo consiglio: a chi piace il silenzio. A chi piace osservare-studiare i comportamenti delle persone.
Abbinamento suggerito: da gustare con una birra ghiacciata servita con una fetta di limone messicano.
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

Pomodori verdi fritti alla fermata di Whistle Stop, Fannie Flagg

Devo essere stata una liceale quando vidi per la prima volta il film tratto da questo romanzo; mi colpì molto per l’ironia, la sagacia e la morbidezza che comunicava, e decisi così di regalare il libro a una mia cara amica, a cui piacque tantissimo.
Chi mi conosce sa che alle volte impiego tempi geologici prima di prendere una decisione, anche riguardo a letture; e così, dopo diversi anni, ho deciso di prendere in prestito questo romanzo dalla biblioteca nella quale ho fatto lo stage, e… be’, per usare una delle mie frasi più ricorrenti, il film “può accompagnare solo”. Non dico sia brutto, eh, per carità, ma il libro lo supera di gran lunga.
Vorrei inizialmente spendere due parole sulla scrittrice, Fannie Flagg, pseudonimo di Patricia Neal. La scrittrice nasce in Alabama, (dove poi sarà ambientato il romanzo), nel retrivo sud; dichiaratamente omosessuale, nei suoi libri traspaiono spesso tematiche e situazioni del mondo LGBT, e oltre a essere scrittrice, è anche attrice e sceneggiatrice. La sceneggiatura del suo bestseller è stata curata da lei stessa.
Parliamo ora della trama.
La signora Evelyn Couch è una casalinga triste, depressa, con un marito decisamente troppo distratto per accorgersi di lei. Una domenica si reca all’ospizio dove è ricoverata l’anziana zia del marito, che però non l’accoglie con benevolenza. Uscendo in corridoio, viene avvicinata da un’altra signora ospite della struttura, la signora Ninny Threadgoode, di ottantasei anni. Loquace, tenera e vivace, l’anziana signora intavola con lei una conversazione sulla storia della sua vita, ed è solo la prima di una lunga fila di incontri.
La signora le racconta della sua vita trascorsa a Whistle Stop, e del profondo amore tra Idgie Threadgoode e Ruth Jamison, proprietarie del Caffé da cui il titolo, due donne fuori dal comune e considerate eccentriche dalla società del tempo, che vedeva di cattivo occhio la loro relazione e la loro condotta di vita. Sanguigna Idgie, remissiva Ruth, le due donne affrontano le malelingue, l’ipocrisia del villaggio e l’intolleranza nei confronti delle persone di colore, che erano ancora ridotte in uno stato di semi schiavitù (siamo nel Sud degli Stati Uniti, dove le piantagioni e le coltivazioni venivano curate da schiavi di colore, fino alla fine guerra di Secessione nel 1865). La storia raccontata da Ninny provoca una reazione in Evelyn, un risveglio della coscienza che la conduce a ribellarsi e rivendicarsi, acquisendo una fiducia e un’autostima in se stessa mai provate prima.
Parallelamente al racconto di Ninny, il “Bollettino di Whistle Stop” della signora Weems raccoglie le vicende del paesino, in chiave ironica e divertente.
Il libro mi ha fatto un po’ riflettere durante i giorni vicini alla festa della donna; mi ha fatto capire che una collaborazione tra esponenti del sesso femminile è possibile, sempre, quando ci si toglie dal cuore invidia, risentimento e altri veleni.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

Frase distintiva: puoi essere chiunque tu voglia essere.

A chi lo consiglio: un libro adatto a chi crede fermamente nell’amicizia e nell’amore tra le donne, e per chi si sa rivendicare.

Abbinamento suggerito: del buon gin.
Ester-Ventagli

Memorie di un Salbaneo

Redattrice
Mi chiamo Ester, ma scrivo come Memorie di un Salbaneo, cioè come viene chiamato un folletto dispettoso vestito di rosso che infastidiva i contadini, secondo le leggende venete. Per il Grafema Magazine scrivo recensioni di libri.
Leggi la mia biografia, visita il mio sito oppure

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Rosso come una sposa, Anilda Ibrahimi

Rosso come una sposa è la storia di una famiglia matriarcale che affonda le proprie radici nel primo Novecento albanese per poi attraversare la storia dello stato, toccando il nazifascismo, la dittatura quarantennale di Enver Hoxha, la caduta del muro di Berlino, quindi del comunismo poco dopo e la guerra del Golfo.

Rosso è il colore del vestito di nozze dell’appena quindicenne Saba, protagonista di questo racconto, ma anche donna realmente esistita a cui Anilda Ibrahimi dedica il proprio libro.

Rosso è il colore del sangue, sparso dai fratelli di Saba, uccisi dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale e da chi, come loro, combatte una lotta lontana dall’universo in cui le donne dell’autrice vivono, stipate nella loro cultura marchiata dal predominio maschile.

Un modo di pensare che le trova schiave dei loro doveri di donna. La donna che non può essere adultera, ma deve avere figli, possibilmente maschi per venir poi accettata dalla società e poter essere vista come degna del posto che tiene. I figli sono uno strumento di potere. Colei che non può averli è come un sacco vuoto ed è vista male. Aver figli significa poter decidere per loro, trovare i mariti o le mogli con cui sposarli e di conseguenza essere una persona a posto.

Questo modo di pensare scova la libertà di queste donne solo quando diventano suocere, quindi vissute di una vita dignitosa e foriera di discendenti, in grado finalmente di poter decidere della propria vita e di quella degli altri.

Rosso però è anche il colore del comunismo. Un’ideologia che, ad un certo punto, non vuole più essere sorella di quella sovietica, ma si distacca per poter camminare con le proprie gambe.
Il risultato sarà il totale isolamento di un paese, in cui la modernità delle città e la ruralità di monti e campagne segneranno per sempre una lacerazione imponente all’interno del sistema.

Anilda Ibrahimi pubblica questo suo libro, il primo scritto direttamente in italiano, nel 2008.
Il suo è un linguaggio diretto, efficace e che riesce sempre a nascondere una vena nostalgica per un mondo antico, in cui lei stessa si è ritrovata catapultata tramite i racconti delle sue donne di famiglia.

Rosso come una sposa racconta dell’Albania e del suo popolo, ma mostra anche la cultura, la religione, spezzata a metà tra cristianesimo e islam, decorata di credenze che verrebbero comunemente classificate come pagane, greche, romane, per poi venir esclusa da Hoxha che promulgò l’ateismo di Stato.

Questo libro è un mondo in cui entrare, come lo sono tutti i libri in fondo, ma qui in particolare si viene affascinati dalla concretezza della vita che viene raccontata e al tempo stesso dai messaggi molteplici che vengono inviati: amore per la propria famiglia, rispetto per le proprie radici, conoscenza e accettazione della storia del proprio paese.

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Questo libro è un pertugio etnico sui colori passionali di Kaltra.

A chi lo consiglio: a chi è curioso di sapere e di conoscere, a chi vuole constatare quanto simile sia la vita delle donne, nonostate la differenza di cultura e di provenienza.

Abbinamento suggerito: un bicchiere di vino, rigorosamente rosso, magari un Sangiovese (dal latino Sanguis Iovis, Sangue di Giove).
Francesca-Delvecchio

Francesca Delvecchio

Caporedattrice
Grande appassionata di scrittura e letteratura, mi sono laureata in Lingue straniere e in Lettere. Da sempre incuriosita dal mondo del web e dell’informatica, mi dedico ora al Web design e alla Comunicazione.
La mia rubrica è Prospettive letterarie.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

Milk and honey, Rupi Kaur

Rupi Kaur, edizioni Tre60

Non è un romanzo e non è una poesia, ma racconta comunque una storia.

Non ha uno spazio e non ha un tempo, per questo potrebbe essere ovunque e di chiunque.

Milk and honey è una storia condivisa, sia nel senso che la giovane scrittrice, Rupi Kaur, condivide la sua con noi, sia nel senso che è una storia conosciuta dal mondo intero.

Amore, dolore, perdita e rinascita: queste parole si leggono subito sotto al titolo in copertina. Milk and honey è davvero questo.

I pensieri che l'autrice condivide con noi, man mano che l'amore e il dolore passano, si fanno sempre più lucidi e chiari, arrivando a essere veri e propri consigli, incoraggiamenti, consapevolezze: delle verità crude, intime e delicate che l'autrice condivide per guarirsi.

Splendido, anzi splendente, e coraggioso. Rupi Kaur ci fa spazio nel suo stomaco, sotto la pelle, tra i suoi passi e parla diretta a ognuno di noi. Ci saluta nelle prime pagine e ci ringrazia alla fine, cosa che la rende davvero molto vicina.

Il testo è strutturato in piccoli versetti, frasi brevissime, molti spazi bianchi e, solo a volte, riflessioni più lunghe anche se mai più di mezza pagina. Quasi tutti i pensieri sono accompagnati da immagini imprecise ma pulite che sembrano segni fatti con la penna.

Facile da leggere (e da interrompere) è adatto anche a chi non predilige la poesia e può essere letto a singhiozzi. Seguendo la punteggiatura sembra di respirare insieme all'autrice.

Cosa mi è piaciuto:

L'intimità e la confidenza.

Il sentirmi partecipe.

L'ultima pagina.

Cosa non mi è piaciuto:

Nulla.

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Milk and honey: Rupi Kaur che si sbuccia il cuore e ce lo lascia tra le mani.

Milk and honey: corde che vibrano di dolore, rimpianto, scoperta e rinascita.

A chi lo consiglio: A chi vuole leggere prima di dormire ma non regge per più di mezza pagina.
A chi ha voglia di qualcosa di particolare e forte.
A chi ha bisogno di autostima.

Abbinamento suggerito: un bicchiere di latte e miele caldo, appunto, assaporato lentamente.
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

Adrian Ricchiuti Leggenda Biancorossa, Nicola Strazzacapa

"Adrian Ricchiuti - Leggenda Biancorossa" è un appassionato elogio alla carriera calcistica di Adrian Ricchiuti, calciatore argentino, nato e cresciuto a Lanus ed emigrato in Italia in giovane età. Adrian sferra i primi calci nel Lanus come un altro celebre argentino, Diego Armando Maradona. Una volta in Italia, inizia la sua carriera calcistica debuttando nella Ternana, allora in C2, nel 1994.
Dopo diversi cambiamenti di maglia Adriàn approda al Rimini. Siamo nel 2002: dopo un inizio claudicante, Adrian contribuisce a far salire la società di categoria, portandola in C1. L'anno seguente ancora il Rimini guadagna l'ammissione in serie B. Nel 2006-07, durante la prima giornata di campionato in B contro la Juventus dopo lo scandalo di Calciopoli, Adrian segna la rete del pareggio. Il Chico, come viene chiamato, resta fino al 2009 nella società romagnola, promettendo di voler chiudere la carriera con la maglia biancorossa.
Ricchiuti passa al Catania, con un contratto triennale, esordendo in Serie A nel 2009; resterà alla squadra siciliana fino al 2013. Dopo una parentesi di un anno all'Entella, nel 2014 torna per un anno a vestire la maglia biancorossa del Rimini, la squadra e la società che più lo hanno visto crescere. Ci sono stati altri cambiamenti di maglia negli ultimi tre anni, ma il centrocampista è deciso sempre a chiudere la carriera con il Rimini; il 2 aprile 2017 il Chico diventa il giocatore con più presenze ufficiali nella storia della società, raggiungendo il traguardo di 340 presenze.
Adrian ha quasi 40 anni, si sta avviando ormai alla fine di una lunghissima carriera, ma la passione per la palla di cuoio non viene meno. Non è ancora arrivato il ritiro definitivo dal calcio giocato e per il centrocampista si apre una nuova stagione a La Fiorita, la società sammarinese.

Libro raccontato dalle voci delle persone che hanno assistito all'ascesa della carriera calcistica dell'argentino.

"Adrian Ricchiuti - Leggenda Biancorossa" rappresenta una preziosa testimonianza di come passione e ostinazione verso qualcosa siano il motore di qualsiasi carriera, soprattutto sportiva, dove il cuore è davvero importante.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5

Questo libro è il racconto e la dimostrazione di come perseverare serva sempre per raggiungere i propri sogni e le soddisfazioni personali.

A chi lo consiglio: consigliato a tutti gli amanti del calcio, a chi è curioso di conoscere i retroscena di una vita devota a rincorrere la palla di cuoio, vita che è pure fatta di delusioni e momentanei sconforti, ma rimane sempre infiammata dalla passione.

Abbinamento suggerito: Redbull.

Ester-Ventagli

Memorie di un Salbaneo

Redattrice
Mi chiamo Ester, ma scrivo come Memorie di un Salbaneo, cioè come viene chiamato un folletto dispettoso vestito di rosso che infastidiva i contadini, secondo le leggende venete. Per il Grafema Magazine scrivo recensioni di libri.
Leggi la mia biografia, visita il mio sito oppure

magazine

One, Sarah Crossan

Se cercate One all'interno del catalogo Feltrinelli lo troverete sotto la dicitura "libri per ragazzi", forse perché, se da ragazzi leggessimo libri come questo, diventeremmo poi degli adulti con qualche chance in più.

One, scritto da Sarah Crossan ed edito da Feltrinelli, è un libro di una delicatezza estrema, si rivolge a un pubblico giovane, trattando l'argomento che è la base di tutte le cose, il motore del mondo: l'amore.

Lo fa in 400 pagine che sono una passeggiata sì, ma emotivamente sono una scalata, che si leggono se non in un pomeriggio, in due.

Con cura ci pone davanti ad alcune delle questioni più importanti della vita per far sì che le domande nascano spontanee: cos'è l'amore? A chi lo doniamo? Esiste l'anima gemella?

Tradotto in diciassette paesi e vincitore di diversi premi e riconoscimenti, One è la storia di due anime gemelle che hanno avuto la fortuna di incontrarsi alla nascita facendo poi il viaggio inverso.

Grace e Tippi hanno sedici anni e sono una la metà dell'altra. Sono due gemelle siamesi che, a dispetto degli occhi degli altri, se la passano abbastanza bene. Grace è la sorella di destra, più timida, tranquilla e romantica, Tippi è invece quella di sinistra, ironica, sarcastica, un po' più vivace. Dividono lo stesso corpo dalla vita in giù, ma non se ne fanno un problema, e conducono una vita quasi normale, che lo diventerà ancor di più nel momento in cui i genitori sospendereanno l'istruzione scolastica a casa, ormai troppo costosa, per iscriverle alla Hornbeacon, un'ottima scuola privata.

Alla Hornbeacon faranno amicizia, scopriranno e condurranno la vita da adolescenti, affronteranno gli occhi e i mormorii dei compagni, ma andranno incontro anche a una scelta straziante che renderà tutto il resto più piccolo e che cambierà la loro vita.

One è un epitaffio all'amore, una storia terribile e bella che fa ridere, poi fa piangere, poi fa riflettere, tutto quanto da un punto di vista diverso in grado di rimpicciolire i problemi più comuni.

Scritto in maniera inusuale, come una lunghissima poesia, è un romanzo adatto anche agli occhi dei lettori meno allenati grazie alla grafica del testo che scandisce il ritmo e ai capitoli flash.

Cosa mi è piaciuto:

Il testo, privo di commiserazione, reale e onesto.

Cosa non mi è piaciuto:

Nulla.

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5
Una storia che una volta conclusa, rimane.
A chi lo consiglio: a tutti. Sia ai ragazzi che agli adulti, ai lettori allenati o meno. A chi ha voglia di commuoversi e di leggere facilmente.
Abbinamento suggerito: una tazza di cioccolata calda con panna, doppia possibilmente, di quelle che tirano su il morale (se lo leggete d'estate va bene un barattolo di gelato).
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Personaggi della Narrativa.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure