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Categoria: Libri

Sei come sei – Melania G. Mazzucco

Ho avuto l’onore di incontrare Melania Mazzucco qualche anno fa, quando ero una sfaccendata liceale; ho letto alcuni suoi libri, e sapevo che non avrebbe deluso le mie aspettative.

Questo libro racconta di una ragazzina diversa dalle altre,  Eva (adoro questo nome, significa vita, e “Vita” è un romanzo della stessa scrittrice) è l’amatissima figlia di due padri, due uomini pazzeschi, Giose e Christian. A causa della prematura scomparsa di quest’ultimo, la famiglia si spezza, trascinando la piccola Eva a vivere con gli zii a Milano e scaraventando Giose in un paesino dimenticato da Dio negli Appennini, raggiunto dalla giovane protagonista in seguito a un brutto incidente.

Padre e figlia, finalmente ricongiunti, affronteranno insieme un viaggio attraverso l’Italia, durante il quale Eva imparerà a conoscersi e a conoscere profondamente le sue radici, il legame tra i suoi padri e i sentimenti, la vera colla delle unioni.

Un romanzo tenero e sentito, che riconosce all’amore il potere su tutto, malgrado le diversità e gli attriti che esso può incontrare nel suo fluire.

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Nosce te ipsum

A chi lo consiglio: Per chi vuole conoscersi nel profondo.
Abbinamento suggerito: Latte con curcuma.
Ester-Ventagli

Memorie di un Salbaneo

Redattrice
Mi chiamo Ester, ma scrivo come Memorie di un Salbaneo, cioè come viene chiamato un folletto dispettoso vestito di rosso che infastidiva i contadini, secondo le leggende venete. Per il Grafema Magazine scrivo recensioni di libri.
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Così è la vita. Imparare a dirsi addio – Concita De Gregorio

I bambini sanno essere incredibilmente diretti. Le loro considerazioni così lucide, precise e definite hanno sugli adulti l'effetto di una torcia puntata dritta negli occhi.
Stordiscono.

Ora che so tutto su come si sono estinti i dinosauri posso sapere anche com'è morto mio nonno?
A quanti anni si muore?
Ma si muore per sempre?
Mamma, per favore, potrei morire prima io di te?
Ma la bomba atomica uccide tutti insieme in un colpo? Ma così, anche adesso, prima di colazione?

Così è la vita. Imparare a dirsi addio non risponde a queste domande, ma racconta che farlo è possibile. È possibile mantenere la delicatezza e la semplicità di un bambino pur affrontando temi seri e profondi, anzi, è proprio quando facciamo della semplicità e della delicatezza due pilastri che riusciamo a spiegare anche le cose inspiegabili.

«Il mio papà mi ha insegnato a piantare i bulbi dei fiori a testa in su, così ogni anno fioriscono. E siccome lui è morto ma io i bulbi li pianto e fioriscono ancora, allora non è per niente andato sulle nuvole. È andato nei fiori» dice Carmen, che ha sette anni.

Ecco. Questo è Così è la vita.
Concita De Gregorio, con la brillantezza, l'intelligenza e il senso di bellezza che caratterizzano lei e tutti i suoi lavori, tratta in questa inchiesta narrativa alcuni tabù del nostro tempo: la morte, la vecchiaia, la malattia, i funerali. Perché non c'è peggior angoscia del silenzio e dell'indifferenza, e non c'è miglior rimedio della condivisione per trasformare delle cadute in momenti di crescita, in allegria, in pienezza. Parla di una società ammalata di giovinezza.

Potrebbe sembrare un libro-macigno, è in realtà una piuma. E Concita è una farfalla che si appoggia delicata su tutto quello che fa male.

Nella prefazione ci sgrida, ma lo fa giocando d'astuzia, usando l'ironia. Dal primo capitolo il tono cambia e inizia un susseguirsi di cose belle, di esperienze personali, di racconti, di brevi pensieri condivisi. Parole semplici e umili accompagnano storie delicate e forti.

È adatto anche ai lettori poco allenati, a quelli che si stancano in fretta e che non amano i testi lunghi. Facile da leggere, ottimo come compagno di viaggio o come regalo di Natale.
Attenzione però! provoca sì sorrisi, ma anche riflessioni e lacrime, soprattutto agli animi sensibili.

Cosa mi è piaciuto
L'alieno
Zia Elvira (che presento qui)
Come mi sono sentita dopo averlo letto

Cosa non mi è piaciuto
Come mi sono sentita di fronte alla realtà

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5
Frase distintiva: Sorgenti di luce e fiori che sbocciano.

A chi lo consiglio: A chi ama la bellezza
a chi ha voglia di una penna intelligente
a chi sta affrontando un lutto, un'assenza
a chi è arrabbiato e a chi è felice
ai genitori

Abbinamento suggerito: Latte di unicorno (insieme a un bambino)

Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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L’anno della lepre di Arto Paasilinna

Come accade con le persone, ci sono libri che entrano nella nostra vita con un tempismo perfetto, altri che riappaiono quando siamo finalmente pronti ad apprezzarli davvero. L’anno della lepre si è riproposto alla mia lettura dopo venti lunghi anni, pazientemente trascorsi a prendere polvere nella libreria, sopravvivendo alle possibili archiviazioni per ben quattro traslochi.
Le avventure del giornalista Vatanen iniziano con un piccolo incidente stradale in cui, durante il rientro in città da un viaggio di lavoro insieme a un suo collaboratore, fotografo, investono una lepre, che fugge ferita nel bosco.
Vatanen esce dall’auto e metaforicamente dalla sua vita borghese, cinica e banale per inseguire questa piccola creatura, preoccupato per la sua incolumità. Si addentra nel bosco incurante delle grida del collega che gli chiede di tornare indietro ma che, senza troppo pensiero, poi lo abbandona al suo destino in mezzo alla natura ripartendo per la città.
Il protagonista si prenderà cura della lepre con amorevole premura, tenendola con sé in ogni momento, dividendo con lei cibo, tempo e incontri con i personaggi più disparati. Il tempo e i luoghi della storia sono condizionati da scelte spesso estemporanee di Vatanen che non accetta più, come nella vita di prima, di adattarsi a situazioni che non gli piacciono, che lo avevano portato a un’esistenza frustrante e priva di gioia autentica. Attraverso alcuni personaggi, l’autore conduce una critica verso la politica e la religione, con un umorismo apparentemente leggero ma tagliente. Emblematica la scena del prete che, scandalizzato dal fatto che la lepre abbia lasciato i suoi escrementi sull’altare, in una reazione inconsulta comincia a sparare senza colpirla, ma rovinando alcuni simboli sacri.
Dal punto di vista stilistico ho apprezzato che l’attenzione dell’autore sia concentrata più sul “viaggio” di cambiamento del protagonista invece che sulla caratterizzazione dei singoli personaggi. Anche l’unica situazione amorosa, infatti, è descritta senza approfondimento, per sottolineare che rappresenta solo una delle esperienze lungo il percorso formativo (un moderno bildungsroman) di Vatanen.
L’essere umano civilizzato, al confronto con il duo naif Vatanen/lepre, esce abbastanza ammaccato, spesso descritto in maniera caricaturale come falso e superficiale, a tratti capace di gesti deliberatamente cattivi (“Ma com'era possibile che esistesse gente di quella risma? Che gusto ci si prova ad essere così feroci, perché l'uomo si degrada in modo così crudele?”).
Qualcuno ha voluto leggere questo romanzo come un inno all’ambientalismo ma io ritengo che la natura, nel suo essere insieme pacifica e indomabile (si pensi all’inverno nordico), sia solo uno strumento per creare forte contrapposizione tra l’autenticità della nuova vita scelta dal protagonista e il bieco piattume della precedente esistenza, di cui compaiono brevemente i personaggi (la moglie noiosa, il direttore del giornale per cui lavorava) lasciati sapientemente a piccoli cammei in dissolvenza sullo sfondo della narrazione.
Interessante lo spunto autobiografico del romanzo: l’autore a un certo punto della sua vita ha effettivamente abbandonato il giornalismo perché non lo riteneva più uno strumento di comunicazione obiettivo, per dedicarsi a scrivere romanzi.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

Frase distintiva: Puoi sempre scegliere di rinascere

A chi lo consiglio: A chi vuole sorridere della natura umana

Abbinamento suggerito: Vodka ghiacciata (o tisana alla cannella per gli astemi)

Elisa-Zafferani

Elisa Zafferani

Redattrice
40 anni. Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
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Storie di gatti, James Herriot

Immaginate un casolare di campagna, vecchio e accogliente. Immaginate che la natura, sua compagna, gli cresca attorno. C'è un piccolo boschetto davanti al vecchio fienile e l'edera che si arrampica coprendo le finestre chiuse del primo piano, infine un piccolo argine alle spalle. È autunno quindi prevalgono i colori caldi: i marroni, i gialli, i rossi. Il lato sinistro, quello con l'edera, è di un colore infuocato, le foglie secche nascondono il vialetto di fronte al portico, i fiori sono addormentati, gli alberi hanno il colore del sole. Il casolare è abitato. All'interno una vecchia stufa a legna scalda la cucina che profuma di mele cotte e chiodi di garofano, un gatto-ciambella dorme sopra a una sedia impagliata.

Questa immagine è Storie di gatti di James Herriot, veterinario e scrittore britannico che abbiamo raccontato qui.
Storie di gatti raccoglie le avventure di Herriot nel mondo felino, un mondo che Herriot ama che e che racconta con l'ironia e la dolcezza che lo distinguono.
Herriot utilizza un tono confidenziale e ammorbidisce il freddo del North Yorkshire proprio come fanno i gatti quando si acciambellano sulle nostre gambe infreddolite. A renderci partecipi insieme all'autore è Lesley Holmes che, con le sue delicate e dolci illustrazioni, riesce a far vedere i luoghi e i protagonisti delle storie che il veterinario-scrittore racconta.

Storie di gatti, in perfetto stile Herriot-Holmes, è un libro semplice e delicato, perfetto per il periodo autunnale o come intervallo tra letture che impegnano. È adatto anche a lettori giovani o poco allenati e ottimo come regalo.

Cosa mi è piaciuto
Herriot
L'atmosfera che crea e la passione che trasmette
I paesaggi
I gatti, che sono sempre una conferma

Cosa non mi è piaciuto
Alcuni finali tristi

La nostra opinione...

Frase distintiva: «Quando tornavo dai miei vagabondaggi c'erano sempre i miei gatti ad accogliermi, inarcando il dorso attorno alle gambe, facendo le fusa e sfregando il muso sulle mie mani.»

A chi lo consiglio: Ai gattofili
A chi vuole fare un regalo
A chi vuole coccolarsi prima di dormire
A chi teme il freddo

Abbinamento suggerito: Un infuso ai chiodi di garofano e cannella con una fetta di torta di mele

Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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Il Silenzio, Erling Kagge

A teatro c'è un momento che molti reputano talmente speciale da valere l'intero costo del biglietto. Il suo arrivo si percepisce in lontananza ma è un momento che dura pochissimi secondi: sono quelli che dividono le ultime voci degli spettatori dall'entrata in scena dell'attore.
Questo è il silenzio e durante uno spettacolo capita solamente una volta, all'inizio, perché negli spettatori c'è assenza di pensieri e di aspettative.
Paragonabile a questa pausa cerebrale ci sono degli attimi nominati spesso da Giovanni Allevi e, in questo testo, da un famoso calciatore: quelli pieni di nulla che si infilano tra l'esecuzione dell'ultima nota (o il gol) e l'esplosione del pubblico.

Erling Kagge, primo uomo a raggiungere il Polo Sud in solitaria e primo a raggiungere i tre poli (Sud Nord e una cima dell'Everest) è l'autore de Il Silenzio, un tanto piccolo quanto fondamentale libricino.
Kagge, durante una conferenza all'università di Saint Andrews in Scozia, decide di affrontare gli occhi curiosi degli studenti trattando un argomento insolito: il silenzio. La conferenza va talmente bene che la sera stessa Kagge si incontra al pub con alcuni dei ragazzi.
Davanti ai boccali di birra i ragazzi cominciano a fargli delle domande. Erling Kagge esce dalla serata con tre quesiti.

CHE COS'È IL SILENZIO?
DOVE LO SI TROVA?
PERCHÈ È PIÙ IMPORTANTE CHE MAI?

Il Silenzio. Uno spazio dell'anima raccoglie le 33 risposte che Erling Kagge è riuscito a darsi dopo quell'incontro.
Il tono che l'autore usa è molto confidenziale e rassicurante, quel tono che ci si aspetta da un papà norvegese. Riesce a mettere a proprio agio il lettore e lo rilassa mentre pone delle domande utili e necessarie (e sicuramente fastidiose per qualcuno). Le nostre riflessioni nascono dalle sue, che non annoiano mai, non si ripetono ma che sono a rapido assorbimento.
Sono pochi ma stupefacenti, invece, gli accenni che fa riguardo la sua impresa durata cinquanta giorni nel rumoroso silenzio di Madre Natura ghiacciata, al Polo Sud.

Un libro breve e pieno ma leggero e adatto anche a chi non legge spesso.
Kagge in poche pagine ci insegna che il silenzio non è un vuoto da riempire ma qualcosa di già pieno, e chi si sognerebbe dunque di riempire un vaso già stracolmo d'acqua? Ma soprattutto ci insegna che ognuno ha il proprio silenzio e che trovarlo significa (ri)trovare lo stupore e (ri)trovare se stessi.

Cosa mi è piaciuto

Le risposte 2, 5, 31
Quelle che mi son data
Il silenzio nell’acquerello di Nicola Magrin

Cosa non mi è piaciuto

La risposta 8

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Frase distintiva:Viviamo nel tempo del rumore. Il silenzio è sotto attacco.

A chi lo consiglio: A chi è innamorato della neve che silenzia i rumori
A chi pensa di non avere tempo

Abbinamento suggerito: Una cioccolata, densa e fumante.
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
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Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa, Mario Calabresi

«La lista di nozze comprende 22 letti per adulti, 9 lettini per bambini, culle per neonati, lenzuola, elettrocardiografo, microscopio, lettino operatorio, lampada operatoria, attrezzi per la chirurgia. Deve servire ad arredare la loro nuova casa, un minuscolo ospedale in mezzo a una savana molto arida, terra rossa e pochi arbusti spinosi, nel Nordest dell’Uganda. L’ospedale non esiste ancora e quel posto, chiamato Matany, non l’hanno mai visto, è solo un cerchietto rosso su una cartina.»

Parte così il libro di Mario Calabresi, con un'insolita lista di nozze. Ma non è un romanzo: Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa è un insieme di testimonianze di coraggio. E non è nemmeno semplicemente un bel libro: è una petardo di energia che ti scoppia nel petto e ti tira un calcio nel sedere che ti fa saltare in piedi, ti butta giù dalla sedia, ti fa cadere dal letto, ti fa uscire dal bagno.
Ti fa iniziare, cosa non si sa, ma sicuramente qualcosa.

La storia protagonista è quella di Gianluigi Rho e Mirella Capra, due giovani neolaureati, lei in pediatria e lui in ginecologia, che decidono di sposarsi e di partire con la loro lista di nozze per Cuamm, nel nordest dell'Uganda.
La lista di nozze che stilano comprende tutta l'attrezzatura necessaria per la sala chirurgica del reparto maternità che ancora non esiste, ma che Gigi e Mirella si stanno preparando a costruire.
Siamo nel 1970 e i due giovani ragazzi sono gli zii di Mario Calabresi che decide di illuminare la loro già luminosa storia.

Ma questo libro non parla solo della vita eroica di Gigi e Mirella vissuta nella bellezza e nella difficoltà della loro impresa, racconta anche di Elia, di Bianca, di Peter: ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi, usando il coraggio per partire, per cambiare, ma anche per rimanere e per conservare.

Il libro di Mario Calabresi nasce come risposta alle domande dei ragazzi che l'autore incontra in alcuni licei piemontesi. È l'antidoto che ha sempre avuto sotto agli occhi e che decide di utilizzare contro lo scetticismo e lo scoraggiamento che vede in loro.

È un libro-luce che porta al lettore aria pulita, speranza, fiducia, entusiasmo per la vita.
Di facile lettura e coinvolgente è anche un messaggio che Calabresi manda: tutti noi siamo in grado di superare i piccoli o grandi problemi che incrociamo sul nostro cammino.

Cosa mi è piaciuto:
I brividi sulla pelle
La forza che infonde

Cosa non mi è piaciuto:
...

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

Quando entusiasmo, gioia e vita esplodono dentro.

A chi lo consiglio: a ragazzi e ragazze giovani e meno giovani.
A chi ha bisogno di fiducia (o di un calcio nel sedere).
A chi sta per cominciare qualcosa, di piccolo o di grande.
A chi vuole fare/farsi un bel regalo.

Abbinamento suggerito: una buona tisana per coccolarsi.
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
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È questo l’islam che fa paura, Tahar Ben Jelloun

Un giorno alla fine di una conferenza all'università di Fès, uno studente si alzò e mi fece questa domanda:
"Lei crede in Dio?"
Mi presi un momento di silenzio e risposi:
"È una domanda indiscreta; non sono tenuto a risponderle."
Si sollevò un vocio agitato nell'anfiteatro.
Era il 1977.
La considero la prima manifestazione di intolleranza religiosa del Marocco.

Parte con questa prefazione È questo l'Islam che fa paura, piccolo-grande libro pubblicato nel gennaio 2015, poco dopo l'attentato alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo.

L'autore del libro è Tahar Ben Jelloun, poeta, romanziere, giornalista, docente di filosofia e saggista nato e cresciuto in Marocco, ma francese di adozione dai primi anni '70.

Jelloun è conosciuto, oltre che per i suoi tantissimi testi, per la sua scrittura che semplice e chiara affronta temi difficili e delicati.

Piccole parole facili e gentili che fanno strada a dei trasporti eccezionali.

Sono parole che hanno e danno fiducia, aiutando a mettere a fuoco un problema che ci sta facendo perdere la lucidità.

Come l'autore ha fatto con altri suoi lavori, È questo l'Islam che fa paura è un dialogo "artificiale" con la figlia adolescente, la risposta ad una serie di domande che lei gli porge, ma che noi tutti faremmo ad un possibile amico musulmano.

Jelloun analizza in maniera esaustiva Islam, Isis, islamofobia, i musulmani moderati e i combattenti, la violenza, la rabbia e molto altro, insieme a tutte quelle domande sospese in aria dall'attentato dell'11 settembre.

La forza di questo libro sta nella sua semplicità.

Facile da capire e da leggere, è un testo impegnato ma non impegnativo, che non annoia, ma anzi fa venir voglia di approfondire il discorso, di chiedere ancora e di iniziare a fare qualcosa.

Jelloun ci mette davanti alle nostre responsabilità, spiegandocele senza presunzione, ma con amore verso la vita e verso gli altri.

Proprio come ogni padre fa con i propri figli, pazientemente ci insegna.

Ascoltarlo (e leggerlo) è un piacere.

 

Cosa mi è piaciuto

Le parole che usa: facili, nette, alla portata di tutti

I miti che sfata

La consapevolezza che distribuisce

Cosa non mi è piaciuto

Le domande che non ho potuto fargli

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Frase distintiva: Libri che scalano montagne, che sono torce nel buio.
Parole che sono sveglie.
Autori che sono Papà.

A chi lo consiglio: a chi vuole capire qualcosa in più.
A chi è pieno di domande e speranze.
A chi non chiude le porte e a chi le chiude.

Abbinamento suggerito: Atay (tè verde alla menta, una bevanda tradizionale del Marocco servita bollente in piccoli bicchieri di vetro, con foglie di menta fresca e moltissimo zucchero. Un gusto molto forte che aiuta a combattere il caldo.)

Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
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Splendore, Margaret Mazzantini

Il primo appuntamento non si scorda mai. Nemmeno quello con un autore. Soprattutto se l'autore si chiama Margaret Mazzantini.

"Splendore" narra della corsa all’amore lunga una vita di due ragazzi, vicini di casa, compagni di scuola, amanti; Guido e Costantino provengono da due famiglie diverse, da due gruppi sociali diversi (fa così Rivoluzione Francese parlare di ceti, ma pare che le caste non siano ancora state abolite, per lo meno ideologicamente), ma soprattutto destinati a esistenze diverse. E l’omosessualità, nella Roma degli anni ’70 e ’80 poi, non ha lo stesso valore che aveva avuto nell’antichità. L’universo romano qui narrato è lo specchio di una società che non ammette devianze o diversità.

Mentre Guido, dalla cui voce si sdipana il tessuto della storia, figlio di un medico, si allontanerà dalla realtà italiana asfissiante e retrograda per cercare una nuova vita nell’elettrica Londra, Costantino resterà a Roma, dove adempierà ai soliti doveri tradizionali cristallizzati nei secoli (“trova un lavoro, trova moglie, procrea ecc.” il solito mantra, insomma). I due, tuttavia, si rincorrono continuamente nelle loro vite e negli interstizi del tempo, nonostante la scelta “di comodo” che entrambi intraprendono, ossia quella di sposarsi e creare una famiglia con un elemento dell’altro sesso. I due si vivono in angusti momenti, si separano, si ritrovano. Una corsa lunga una vita, per poter far brillare anche per pochissimo il loro amore.

L’effetto donato dal romanzo è quello di crescere con i due protagonisti, attraverso le parole ansimanti di nostalgia e sofferte di Guido, da cui traspare una Roma ottusa e borghese, incapace di aprirsi alla diversità, una Londra stravagante e per certi versi hardcore, e la descrizione di una passione che resterebbe senza voce.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5
Non è mai un errore.
A chi lo consiglio: a chi vive una passione impossibile.
Abbinamento suggerito: Merlot.
Ester-Ventagli

Memorie di un Salbaneo

Redattrice
Mi chiamo Ester, ma scrivo come Memorie di un Salbaneo, cioè come viene chiamato un folletto dispettoso vestito di rosso che infastidiva i contadini, secondo le leggende venete. Per il Grafema Magazine scrivo recensioni di libri.
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Le nostre anime di notte, Kent Haruf

E allora parla con me.
Di qualcosa in particolare?
Qualcos'altro su di te.
Non ti sei ancora stancata?
Ancora no. Quando succederà, te lo farò sapere.
Fammici pensare. Lo sai che il cane è sul letto di Jamie?
Me l'aspettavo.
Te lo sporcherà tutto.
Lo laverò. E adesso parla con me. Dimmi qualcosa che non ho ancora mai sentito.

Parla con me.

Non è forse amore il desiderio di chiacchierare sottovoce al buio prima di addormentarsi?

Addie Moore e Louis Waters sono due anziani, sono vedovi, e sono vicini di casa.

Lei, Addie, è una donna sui settant'anni, dai capelli bianchi, con qualche chilo addormentato sui fianchi e con un caratterino niente male, che ha smesso da tempo di fare quello che gli altri si aspettano per seguire solo i suoi desideri.

Louis ha più o meno la stessa età, è un ex professore del liceo locale ed ex aspirante poeta, è un uomo buono con un po' di pancia, che ogni mattina strappa le erbacce dal suo giardino e ogni due settimane si incontra con gli amici al bar.

Addie la sera beve un bicchiere di vino bianco. Louis una birra fresca.

Le nostre anime di notte è la storia di Addie e Louis, due persone non più giovani che non solo scoprono di non essersi inariditi con l'avanzare degll'età, ma anche di avere  ancora nuove esperienze ed emozioni da provare e il coraggio per farlo.

È una storia che combatte il finto perbenismo di Holt, piccola contea nelle pianure del Colorando orientale, e lo fa con una cosa piccola ma tanto forte quanto ribelle che alcuni approvano, come l'anziana signora Ruth, alcuni invidiano e altri condannano.

Kent Haruf usa Holt come dimora per i suoi romanzi e crea un mondo dove la speranza vive nei personaggi nonostante l'ambiente che li circonda sia spesso pieno di desolazione.

Il testo di Le nostre anime di notte è asciutto, privo quasi di descrizioni, senza giri di parole. Haruf e, tramite lui, Addie e Louis, parlano chiaro, si spiegano, fanno domande precise e curiose per avere risposte giuste e sincere.

Sfacciata ma vera è Addie, sfacciata e vera è la proposta che fa a Louis e sfacciati e veri sono loro in mezzo agli abitanti di Holt.

La bellissima particolarità del romanzo sta nel fatto che se fosse un film Le nostre anime di notte, non avrebbe nulla di diverso dal libro perché le frasi che l'autore scrive sono esattamente quelle che i due protagonisti dicono e quelle che sentiremmo sullo schermo.

Cosa mi è piaciuto:

Il tipo di amore. La forte delicatezza di tutta la storia.

Il capitolo 19: l'hamburger da Shattuck's Café sulla Highway 34 e la partita di softball.

Addie e Louis, moltissimo.

Cosa non mi è piaciuto:

Gene.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5
Il senso d'urgenza che percepite in questa storia è quello dell'amore e della vita.

A chi lo consiglio: a chi ha voglia di una lettura molto veloce ma di una storia appassionante.

Abbinamento suggerito: CocaCola e pop corn, magari seduti in macchina.
 
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Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
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La piazza del diamante, Mercè Rodoreda

Natàlia vive a Barcellona ed è lì che conosce Quimet, in piazza del Diamante.

Lui è esuberante, sicuro di sé. Lei è ingenua, candida. Quimet sa che Natàlia diverrà sua moglie già al primo sguardo, lei invece non immagina che vita l’aspetta.
Non può sapere che la Repubblica verrà sconfitta per essere sostituita dalla guerra. La miseria la travolgerà, insieme alla sua famiglia e Quimet basterà per tirarla fuori dal vortice della fame? Quella fame nera, tanto difficile da sopportare, che forse dopotutto è meglio uccidersi con l’acido muriatico?

Natàlia e Quimet sono come i colombi che decidono di allevare nel proprio appartamento. Costruiscono per loro una colombaia in terrazzo e ne acquistano di tutti i tipi: volano, tubano, covano, aumentano di numero, ma poi il loro tempo giunge al termine, così come quella vita famigliare che non riesce più ad essere come prima.

I colombi volano via, muoiono. Natàlia non può più sopportarli, forse perché non sopporta il marito o forse perché, quando lui parte per combattere, non ha più senso allevarli senza di lui.

Mercè Rodoreda traccia uno spaccato di Spagna difficile da conoscere per chi non è spagnolo, eppure riesce a guidare il lettore con semplicità e calma, come se dopotutto il raccontare non possa essere altro che il dire le cose elementari della vita. Natàlia è una donna con piccole aspettative e quasi si adatta all’esistenza, senza mai chiedere, né lamentarsi. Tiene tutto dentro e narra ciò che le accade come un fiume. Si lascia trasportare dalla corrente e lo sciabordio è una narrazione lineare e senza intoppi.

Probabilmente per tutto il libro il lettore si può chiedere perché la protagonista viva così, in apnea, senza quasi vivere davvero, ma poi alla fine del libro si comprende tutto e la vita di Natàlia diviene metafora di anni difficili per la Spagna e non solo. Un periodo storico che sicuramente è stato vissuto in apnea da molti, se non da tutti.

Un libro diverso dai soliti ambientati durante la guerra civile. La storia vista dagli occhi di una donna. Sicuramente una lettura veloce e diretta.

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Voto-Grafema-3-5

“La notte, invece di pensare ai colombi e alla mia stanchezza, che spesso non mi lasciava dormire, pensavo agli occhi di Mateu, con quel colore di mare. Il colore del mare quando c’era il sole e con Quimet correvamo in moto e, senza accorgermene, pensavo a cose che mi sembrava di capire ma che non riuscivo a capire... o imparavo cose che cominciavo appena a sapere...”

A chi lo consiglio: a chi ha poco tempo per leggere durante la frenesia delle giornate, ma vuole concerdesi qualche momento per una vita d’altri tempi.
Abbinamento suggerito: un bicchiere di Sangria, dolce ma con toni amari, così com’è il libro.
Francesca-Delvecchio

Francesca Delvecchio

Caporedattrice
Grande appassionata di scrittura e letteratura, mi sono laureata in Lingue straniere e in Lettere. Da sempre incuriosita dal mondo del web e dell’informatica, mi dedico ora al Web design e alla Comunicazione.
La mia rubrica è Prospettive letterarie.
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