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Categoria: Libri

Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa, Mario Calabresi

«La lista di nozze comprende 22 letti per adulti, 9 lettini per bambini, culle per neonati, lenzuola, elettrocardiografo, microscopio, lettino operatorio, lampada operatoria, attrezzi per la chirurgia. Deve servire ad arredare la loro nuova casa, un minuscolo ospedale in mezzo a una savana molto arida, terra rossa e pochi arbusti spinosi, nel Nordest dell’Uganda. L’ospedale non esiste ancora e quel posto, chiamato Matany, non l’hanno mai visto, è solo un cerchietto rosso su una cartina.»

Parte così il libro di Mario Calabresi, con un'insolita lista di nozze. Ma non è un romanzo: Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa è un insieme di testimonianze di coraggio. E non è nemmeno semplicemente un bel libro: è una petardo di energia che ti scoppia nel petto e ti tira un calcio nel sedere che ti fa saltare in piedi, ti butta giù dalla sedia, ti fa cadere dal letto, ti fa uscire dal bagno.
Ti fa iniziare, cosa non si sa, ma sicuramente qualcosa.

La storia protagonista è quella di Gianluigi Rho e Mirella Capra, due giovani neolaureati, lei in pediatria e lui in ginecologia, che decidono di sposarsi e di partire con la loro lista di nozze per Cuamm, nel nordest dell'Uganda.
La lista di nozze che stilano comprende tutta l'attrezzatura necessaria per la sala chirurgica del reparto maternità che ancora non esiste, ma che Gigi e Mirella si stanno preparando a costruire.
Siamo nel 1970 e i due giovani ragazzi sono gli zii di Mario Calabresi che decide di illuminare la loro già luminosa storia.

Ma questo libro non parla solo della vita eroica di Gigi e Mirella vissuta nella bellezza e nella difficoltà della loro impresa, racconta anche di Elia, di Bianca, di Peter: ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi, usando il coraggio per partire, per cambiare, ma anche per rimanere e per conservare.

Il libro di Mario Calabresi nasce come risposta alle domande dei ragazzi che l'autore incontra in alcuni licei piemontesi. È l'antidoto che ha sempre avuto sotto agli occhi e che decide di utilizzare contro lo scetticismo e lo scoraggiamento che vede in loro.

È un libro-luce che porta al lettore aria pulita, speranza, fiducia, entusiasmo per la vita.
Di facile lettura e coinvolgente è anche un messaggio che Calabresi manda: tutti noi siamo in grado di superare i piccoli o grandi problemi che incrociamo sul nostro cammino.

Cosa mi è piaciuto:
I brividi sulla pelle
La forza che infonde

Cosa non mi è piaciuto:
...

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

Quando entusiasmo, gioia e vita esplodono dentro.

A chi lo consiglio: a ragazzi e ragazze giovani e meno giovani.
A chi ha bisogno di fiducia (o di un calcio nel sedere).
A chi sta per cominciare qualcosa, di piccolo o di grande.
A chi vuole fare/farsi un bel regalo.

Abbinamento suggerito: una buona tisana per coccolarsi.
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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È questo l’islam che fa paura, Tahar Ben Jelloun

Un giorno alla fine di una conferenza all'università di Fès, uno studente si alzò e mi fece questa domanda:
"Lei crede in Dio?"
Mi presi un momento di silenzio e risposi:
"È una domanda indiscreta; non sono tenuto a risponderle."
Si sollevò un vocio agitato nell'anfiteatro.
Era il 1977.
La considero la prima manifestazione di intolleranza religiosa del Marocco.

Parte con questa prefazione È questo l'Islam che fa paura, piccolo-grande libro pubblicato nel gennaio 2015, poco dopo l'attentato alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo.

L'autore del libro è Tahar Ben Jelloun, poeta, romanziere, giornalista, docente di filosofia e saggista nato e cresciuto in Marocco, ma francese di adozione dai primi anni '70.

Jelloun è conosciuto, oltre che per i suoi tantissimi testi, per la sua scrittura che semplice e chiara affronta temi difficili e delicati.

Piccole parole facili e gentili che fanno strada a dei trasporti eccezionali.

Sono parole che hanno e danno fiducia, aiutando a mettere a fuoco un problema che ci sta facendo perdere la lucidità.

Come l'autore ha fatto con altri suoi lavori, È questo l'Islam che fa paura è un dialogo "artificiale" con la figlia adolescente, la risposta ad una serie di domande che lei gli porge, ma che noi tutti faremmo ad un possibile amico musulmano.

Jelloun analizza in maniera esaustiva Islam, Isis, islamofobia, i musulmani moderati e i combattenti, la violenza, la rabbia e molto altro, insieme a tutte quelle domande sospese in aria dall'attentato dell'11 settembre.

La forza di questo libro sta nella sua semplicità.

Facile da capire e da leggere, è un testo impegnato ma non impegnativo, che non annoia, ma anzi fa venir voglia di approfondire il discorso, di chiedere ancora e di iniziare a fare qualcosa.

Jelloun ci mette davanti alle nostre responsabilità, spiegandocele senza presunzione, ma con amore verso la vita e verso gli altri.

Proprio come ogni padre fa con i propri figli, pazientemente ci insegna.

Ascoltarlo (e leggerlo) è un piacere.

 

Cosa mi è piaciuto

Le parole che usa: facili, nette, alla portata di tutti

I miti che sfata

La consapevolezza che distribuisce

Cosa non mi è piaciuto

Le domande che non ho potuto fargli

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Frase distintiva: Libri che scalano montagne, che sono torce nel buio.
Parole che sono sveglie.
Autori che sono Papà.

A chi lo consiglio: a chi vuole capire qualcosa in più.
A chi è pieno di domande e speranze.
A chi non chiude le porte e a chi le chiude.

Abbinamento suggerito: Atay (tè verde alla menta, una bevanda tradizionale del Marocco servita bollente in piccoli bicchieri di vetro, con foglie di menta fresca e moltissimo zucchero. Un gusto molto forte che aiuta a combattere il caldo.)

Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
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Splendore, Margaret Mazzantini

Il primo appuntamento non si scorda mai. Nemmeno quello con un autore. Soprattutto se l'autore si chiama Margaret Mazzantini.

"Splendore" narra della corsa all’amore lunga una vita di due ragazzi, vicini di casa, compagni di scuola, amanti; Guido e Costantino provengono da due famiglie diverse, da due gruppi sociali diversi (fa così Rivoluzione Francese parlare di ceti, ma pare che le caste non siano ancora state abolite, per lo meno ideologicamente), ma soprattutto destinati a esistenze diverse. E l’omosessualità, nella Roma degli anni ’70 e ’80 poi, non ha lo stesso valore che aveva avuto nell’antichità. L’universo romano qui narrato è lo specchio di una società che non ammette devianze o diversità.

Mentre Guido, dalla cui voce si sdipana il tessuto della storia, figlio di un medico, si allontanerà dalla realtà italiana asfissiante e retrograda per cercare una nuova vita nell’elettrica Londra, Costantino resterà a Roma, dove adempierà ai soliti doveri tradizionali cristallizzati nei secoli (“trova un lavoro, trova moglie, procrea ecc.” il solito mantra, insomma). I due, tuttavia, si rincorrono continuamente nelle loro vite e negli interstizi del tempo, nonostante la scelta “di comodo” che entrambi intraprendono, ossia quella di sposarsi e creare una famiglia con un elemento dell’altro sesso. I due si vivono in angusti momenti, si separano, si ritrovano. Una corsa lunga una vita, per poter far brillare anche per pochissimo il loro amore.

L’effetto donato dal romanzo è quello di crescere con i due protagonisti, attraverso le parole ansimanti di nostalgia e sofferte di Guido, da cui traspare una Roma ottusa e borghese, incapace di aprirsi alla diversità, una Londra stravagante e per certi versi hardcore, e la descrizione di una passione che resterebbe senza voce.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5
Non è mai un errore.
A chi lo consiglio: a chi vive una passione impossibile.
Abbinamento suggerito: Merlot.
Ester-Ventagli

Memorie di un Salbaneo

Redattrice
Mi chiamo Ester, ma scrivo come Memorie di un Salbaneo, cioè come viene chiamato un folletto dispettoso vestito di rosso che infastidiva i contadini, secondo le leggende venete. Per il Grafema Magazine scrivo recensioni di libri.
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Le nostre anime di notte, Kent Haruf

E allora parla con me.
Di qualcosa in particolare?
Qualcos'altro su di te.
Non ti sei ancora stancata?
Ancora no. Quando succederà, te lo farò sapere.
Fammici pensare. Lo sai che il cane è sul letto di Jamie?
Me l'aspettavo.
Te lo sporcherà tutto.
Lo laverò. E adesso parla con me. Dimmi qualcosa che non ho ancora mai sentito.

Parla con me.

Non è forse amore il desiderio di chiacchierare sottovoce al buio prima di addormentarsi?

Addie Moore e Louis Waters sono due anziani, sono vedovi, e sono vicini di casa.

Lei, Addie, è una donna sui settant'anni, dai capelli bianchi, con qualche chilo addormentato sui fianchi e con un caratterino niente male, che ha smesso da tempo di fare quello che gli altri si aspettano per seguire solo i suoi desideri.

Louis ha più o meno la stessa età, è un ex professore del liceo locale ed ex aspirante poeta, è un uomo buono con un po' di pancia, che ogni mattina strappa le erbacce dal suo giardino e ogni due settimane si incontra con gli amici al bar.

Addie la sera beve un bicchiere di vino bianco. Louis una birra fresca.

Le nostre anime di notte è la storia di Addie e Louis, due persone non più giovani che non solo scoprono di non essersi inariditi con l'avanzare degll'età, ma anche di avere  ancora nuove esperienze ed emozioni da provare e il coraggio per farlo.

È una storia che combatte il finto perbenismo di Holt, piccola contea nelle pianure del Colorando orientale, e lo fa con una cosa piccola ma tanto forte quanto ribelle che alcuni approvano, come l'anziana signora Ruth, alcuni invidiano e altri condannano.

Kent Haruf usa Holt come dimora per i suoi romanzi e crea un mondo dove la speranza vive nei personaggi nonostante l'ambiente che li circonda sia spesso pieno di desolazione.

Il testo di Le nostre anime di notte è asciutto, privo quasi di descrizioni, senza giri di parole. Haruf e, tramite lui, Addie e Louis, parlano chiaro, si spiegano, fanno domande precise e curiose per avere risposte giuste e sincere.

Sfacciata ma vera è Addie, sfacciata e vera è la proposta che fa a Louis e sfacciati e veri sono loro in mezzo agli abitanti di Holt.

La bellissima particolarità del romanzo sta nel fatto che se fosse un film Le nostre anime di notte, non avrebbe nulla di diverso dal libro perché le frasi che l'autore scrive sono esattamente quelle che i due protagonisti dicono e quelle che sentiremmo sullo schermo.

Cosa mi è piaciuto:

Il tipo di amore. La forte delicatezza di tutta la storia.

Il capitolo 19: l'hamburger da Shattuck's Café sulla Highway 34 e la partita di softball.

Addie e Louis, moltissimo.

Cosa non mi è piaciuto:

Gene.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5
Il senso d'urgenza che percepite in questa storia è quello dell'amore e della vita.

A chi lo consiglio: a chi ha voglia di una lettura molto veloce ma di una storia appassionante.

Abbinamento suggerito: CocaCola e pop corn, magari seduti in macchina.
 
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Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
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La piazza del diamante, Mercè Rodoreda

Natàlia vive a Barcellona ed è lì che conosce Quimet, in piazza del Diamante.

Lui è esuberante, sicuro di sé. Lei è ingenua, candida. Quimet sa che Natàlia diverrà sua moglie già al primo sguardo, lei invece non immagina che vita l’aspetta.
Non può sapere che la Repubblica verrà sconfitta per essere sostituita dalla guerra. La miseria la travolgerà, insieme alla sua famiglia e Quimet basterà per tirarla fuori dal vortice della fame? Quella fame nera, tanto difficile da sopportare, che forse dopotutto è meglio uccidersi con l’acido muriatico?

Natàlia e Quimet sono come i colombi che decidono di allevare nel proprio appartamento. Costruiscono per loro una colombaia in terrazzo e ne acquistano di tutti i tipi: volano, tubano, covano, aumentano di numero, ma poi il loro tempo giunge al termine, così come quella vita famigliare che non riesce più ad essere come prima.

I colombi volano via, muoiono. Natàlia non può più sopportarli, forse perché non sopporta il marito o forse perché, quando lui parte per combattere, non ha più senso allevarli senza di lui.

Mercè Rodoreda traccia uno spaccato di Spagna difficile da conoscere per chi non è spagnolo, eppure riesce a guidare il lettore con semplicità e calma, come se dopotutto il raccontare non possa essere altro che il dire le cose elementari della vita. Natàlia è una donna con piccole aspettative e quasi si adatta all’esistenza, senza mai chiedere, né lamentarsi. Tiene tutto dentro e narra ciò che le accade come un fiume. Si lascia trasportare dalla corrente e lo sciabordio è una narrazione lineare e senza intoppi.

Probabilmente per tutto il libro il lettore si può chiedere perché la protagonista viva così, in apnea, senza quasi vivere davvero, ma poi alla fine del libro si comprende tutto e la vita di Natàlia diviene metafora di anni difficili per la Spagna e non solo. Un periodo storico che sicuramente è stato vissuto in apnea da molti, se non da tutti.

Un libro diverso dai soliti ambientati durante la guerra civile. La storia vista dagli occhi di una donna. Sicuramente una lettura veloce e diretta.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5

“La notte, invece di pensare ai colombi e alla mia stanchezza, che spesso non mi lasciava dormire, pensavo agli occhi di Mateu, con quel colore di mare. Il colore del mare quando c’era il sole e con Quimet correvamo in moto e, senza accorgermene, pensavo a cose che mi sembrava di capire ma che non riuscivo a capire... o imparavo cose che cominciavo appena a sapere...”

A chi lo consiglio: a chi ha poco tempo per leggere durante la frenesia delle giornate, ma vuole concerdesi qualche momento per una vita d’altri tempi.
Abbinamento suggerito: un bicchiere di Sangria, dolce ma con toni amari, così com’è il libro.
Francesca-Delvecchio

Francesca Delvecchio

Caporedattrice
Grande appassionata di scrittura e letteratura, mi sono laureata in Lingue straniere e in Lettere. Da sempre incuriosita dal mondo del web e dell’informatica, mi dedico ora al Web design e alla Comunicazione.
La mia rubrica è Prospettive letterarie.
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New York è una finestra senza tende

(passeggiare con) Paolo Cognetti

«Fumavo l'ultima sigaretta davanti a uno spettacolo messo in scena soltanto per me, la vita quotidiana dentro i dodici piani di finestre illuminate del palazzo di fronte. Sull'isola, come dappertutto in città, nessuno sembrava istruito all'uso delle tende. E così, dal mio balcone, ho pensato di poter prendere tutte le storie mai raccontate e metterle insieme per formare un mondo».

Se esistesse un punto d'intersezione tra la guida turistica, la narrativa di viaggio e il diario, questo si chiamerebbe New York è una finestra senza tende.

New York, La Grande Mela, Gotham, una città generatrice di storie: raccontata, seguita, spiegata, amata. Quello che l'autore fa con questo libro, però, è diverso da tutto quello fatto fino ad ora. Paolo Cognetti, amante della capitale d'Occidente e padre di diversi documentari della città girati per la casa editrice minimum fax,  mette subito in chiaro quello che con questo libro non vuole fare: non vuole scrivere una storia della letteratura di New York, non intende raccontare i luoghi comuni della città e nemmeno creare un itinerario per i nuovi arrivati. Semplicemente racconta la sua New York unendo i luoghi, le persone e le storie che ama, accompagnandoci per le strade, tra i grattacieli, sui ponti, nei caffé, presentandoci amici, ricordi e pensieri.

Cognetti è sincero fin da subito, confessa che, oltre ad essere un lettore e non uno studioso, il risultato di questo suo lavoro è una mappa ottenuta per accumulazione di appunti, piena di buchi, libri non letti, posti non visitati: una guida incompleta, particolare e personale.

Come introspettiva è la caratteristica della sua scrittura, così lo è anche la mappa che nasce da questo libro nel quale impariamo diverse cose: l'origine dei nomi della città, la divisione dei distretti, dei quartieri, il modo di vivere di ebrei, punk, spagnoli emigranti. Piccoli flash sulle vite di scrittori come Whitman, Poe, Melville, Kerouac, Ginsberg e tanti altri, ma anche di persone comuni amici dell'autore, Jimmy e Bob.

Paolo Cognetti scrive con passione, non pretende di spiegare ma di passare: informazioni, stati d'animo, pensieri, esperienze.

Non ripete o riprende il lavoro di qualcun altro semplicemente perché crea qualcosa di assolutamente personale.

Coinvolgente e facile da leggere è diviso in otto i capitoli che seguono le zone della città, evitando di passare per quei luoghi comuni noti a chiunque.

Leggere l'ultima pagina di New York è una finestra senza tende è come dirigersi verso l'aeroporto per prendere l'aereo che riporta a casa. E' lasciare la città.

Cosa mi è piaciuto

Centocinquanta pagine su centocinquanta.

Lo sguardo personale di Cognetti che va oltre qualsiasi facciata.

Le curiosità.

Cosa non mi è piaciuto

Ripartire.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

New York è una finestra senza tende è la fortuna di scoprire una città non da turista ma insieme a chi la conosce e la ama.

A chi lo consiglio:

A chi ama viaggiare, a chi ama New York, a chi pensa di amarla (o di andarci).

A chi ama perdersi, ovunque e in chiunque.

A chi compra una cartina per non seguirla.

Abbinamento suggerito: un caffè americano, bollente e nero, rigorosamente Large

Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
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L’amore, quando muore – Nadia Levato

Romanzo vincitore della prima edizione di "Chiamatelo amore"

Elisa e Matteo sono fidanzati dai tempi dell'università. Hanno poco più di trent'anni, una bella casa moderna e un lavoro stabile. Lei è un'insegnante, lui uno scrittore. Elisa qualche volta ha la testa tra le nuvole, a carnevale si maschera per festeggiare con i bambini della scuola, molto spesso dimentica il cellulare e perde le chiavi di casa. Altrettanto spesso pensa ad un figlio insieme a Matteo. Matteo è preciso, a volte melodrammatico, ha i piedi per terra, scrive di notte mentre Elisa dorme e le sue storie stanno riscontrando un ottimo successo. Sa sempre dove sono le chiavi di casa nonostante sostenga che dal disordine nascano le migliori idee. Il suo studio è il caos ed Elisa lo odia. Perno tra Matteo ed Elisa è Carlo, migliore amico di lui e da sempre ottimo amico di lei.

L'amore, quando muore non è semplicemente la storia di Matteo ed Elisa che smettono di amarsi allontanandosi in un silenzio passivo, non è nemmeno solo la storia di un figlio che non arriva o di un amico che è più di un amico e che smette di esserlo all'improvviso. L'amore, quando muore è la deriva delle relazioni, è la crepa che, lenta, rovina l'intonaco. È una domanda.

Elisa, oltre ad essere la protagonista, è la voce narrante del romanzo. Entriamo nella storia affacciandoci su pensieri che fanno il punto della situazione, facendoci immergere nello stato d'animo di Elisa nello stesso modo in cui si entra nella sala di un teatro a spettacolo appena iniziato.

Sono pensieri trasparenti, che vanno e vengono tra passato e presente, felicità e delusione, passione e risentimento.

La storia si srotola velocemente. In alcuni passaggi l'autrice ci regala delle descrizioni piene, in altri le scene e i personaggi sono asciutti e veri, senza giri di parole.

Una lampadina di luce bianca in una stanza vuota.

STAC.

È un romanzo facile e molto veloce da leggere grazie ai capitoli brevi e alla struttura del testo che spesso segue i pensieri di Elisa, che sono veloci, arrivano uno dietro all'altro e danno ritmo: aiutano a respirare insieme a lei.

Si presta bene come piccola parentesi tra una lettura e un'altra, o come romanzo per lettori poco allenati.

 

Cosa mi è piaciuto

Tutte le chiavi di casa perse e mai ritrovate. Matteo invece che le ritrova. Alcuni pensieri veloci di Elisa. Il libretto Azioni Reazioni. Carlo.

Cosa non mi è piaciuto

Alcuni passaggi troppo veloci e alcuni con pochi dettagli.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5

L'amore, quando muore è la storia di qualcosa che si spegne: una relazione, un amore, un'amicizia. Una vita.

A chi lo consiglio: a chi ha voglia di qualcosa di veloce e piacevole. A chi pensa che il silenzio non sia pericoloso.
Abbinamento suggerito: una camomilla o qualcosa di forte, a scelta, per curare pensieri e rimorsi.
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

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Il sesso inutile, viaggio intorno alla donna – Oriana Fallaci

Narrativa d'inchiesta: alla ricerca della (loro) felicità

Sono i primi anni del 1960 e Oriana Fallaci ha trentun anni quando le viene proposto dal direttore de L'Europeo di fare un'inchiesta sulla condizione della donna nel mondo.

Oriana, che in quegli anni ha già i piedi in un ambiente precluso al sesso femminile, rifiuta. Dopo qualche tempo la frase di un'amica in lacrime le fa fare un passo indietro, accettando di dare alla luce il reportage con al centro la donna e i diversi tipi di felicità che la riguardano, frase che ispirerà anche il titolo di questo suo lavoro

«...tanto, il nostro, è un sesso inutile.»

Ripercorrendo all'incirca i passi del noto personaggio letterario Phileas Fogg, Oriana e Dulio Pallottelli, il fotografo romano compagno nella missione, partono dall'Italia per fermarsi prima in Pakistan, poi in India, in Indonesia, a Hong Kong, in Giappone, nelle isole Hawaii, negli Stati Uniti d'America, chiudendo il cerchio dal punto di partenza, l'Italia.

La scrittura di Oriana, che caratterizza tutti i suoi lavori, nasce da un occhio curioso: quello dell'esploratore, del turista, dell'ospite.

Come se fossero degli occhiali da vista, la Fallaci s'impossessa degli occhi delle donne che incontra. Guarda attraverso gli strati di stoffa della bambina sposa pakistana, attraverso il burkah delle donne islamiche, vede con gli occhi potenti della donna più importante d'India, con quelli delle farfalle di ferro. Indossa poi lo sguardo forte ma triste di Han Suyin, medico e scrittrice di Singapore, quello dell'Intoccabile Tan-Ka, delle anziane cinesi dai piedi corti sette centimetri. Passa dagli sguardi vitrei delle geishe a quelli invincibili delle matriarche nelle foreste. Con quelli spietati e soli delle newyorkesi, infine, si prepara a chiudere il cerchio e a tornare verso casa, restituendoci delle lenti piene di domande e prive di risposte, arrivando però ad una conclusione

«Per le donne incontrate ne Il sesso inutile la felicità ha molto a che fare con la libertà e poco con il potere.»

Il libro, diviso in capitoli mai troppo lunghi, si legge senza difficoltà.

Con la poca obiettività che caratterizza lo stile di Oriana, il testo mantiene un tono personale e veloce, coinvolgente, che in alcuni passaggi richiede attenzione e qualche piccola corsetta da parte del lettore.

Il sesso inutile è un viaggio per scoprire in quali modi le donne cercano e raggiungono la felicità.

Cosa mi è piaciuto

Scoprire forze, debolezze e cambiamenti delle donne. La scrittura veloce della Fallaci, le poche chiacchiere. Le donne scelte.

Cosa non mi è piaciuto

La confusione di qualche paragrafo. La delusione che a volte Oriana trasmette.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5

Un viaggio attraverso la donna, attorno alla donna, insieme a una donna.

A chi lo consiglio: a donne e uomini curiosi. Agli amanti delle diverse tradizioni. A chi vorrebbe viaggiare e a chi lo fa già.
Abbinamento suggerito: a seconda di capitolo e paese: un lassi in Pakistan e in India, un goccio di arrak in Indonesia, yeung yuen per Hong Kong, del sakè in Giappone, kava alle Hawaii e una lattina di 7 up a New York. Un calice di Chianti a viaggio concluso.
 
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Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
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Exit West, Mohsin Hamid

Distanza dalla propria terra, dal proprio paese, distanza tra le case della stessa città. Distanza tra le persone, tra un "noi" e un "loro".

Exit West è un romanzo attuale più che mai e si posiziona nel mezzo della distanza tra i suoi protagonisti, una distanza che aumenta e diminuisce di continuo, in modo ingiusto e innaturale.

La storia è quella di Nadia e Saeed, giovani innamorati che vivono in un'innominata città mediorientale colpita dalla guerra civile. È la storia della loro fuga attraverso il mondo e attraverso delle porte "magiche" che permetteranno loro di scappare da un tipo di violenza, per arrivare a conoscerne delle altre.

Due ragazzi che imparano a conoscersi, ma nel giro di pochissimi giorni scopriranno anche la paura, la disperazione, la fame, il sesso, che dimenticano quasi subito per lasciar spazio alla sola voglia di sopravvivere.

Mohsin Hamid scrive con delicata accuratezza, è asciutto, essenziale ma premuroso. Le parole che sceglie sono fari in una letteratura che, senza paura e senza un minimo di pesantezza, sensibilizza e lo fa in sordina.

Una volta terminato il libro, che scorre con piacere e si legge velocemente, rimangono negli occhi le due figure protagoniste, Nadia e Saeed, che ritroviamo in quei ragazzi dalla pelle color liquirizia che vediamo sui nostri telegiornali, tra le notizie che fanno rabbrividire.

L'autore sceglie uno strano modo per far viaggiare i personaggi della sua storia, il fatto che siano porte magiche, quindi qualcosa di inspiegabile, invita il lettore a ragionare su quanto ci sia da spiegare riguardo le migrazioni alle quali assistiamo. Quali sono le porte "magiche" dei nostri giorni? Chi le apre? Chi decide?

Nadia e Saeed non appaiono al lettore come profughi o come qualcosa di diverso, ma mantengono la loro identità: quella di donna emancipata e lavoratrice, lei, e quella di lavoratore e figlio, lui.

Mohsin Hamid riesce con estrema semplicità a farci mettere nei panni dei protagonisti perché la storia che racconta inizia con qualcosa di universale, e grazie a questo aggancio di partenza riusciamo ad immedesimarci in loro anche quando parlano di qualcosa che non abbiamo mai vissuto.

È questa la potenza di Exit West: gli occhiali empatici che fa indossare permettono di vedere la storia alle spalle delle persone.

Cosa mi è piaciuto:

I dettagli che infila Mohasin Hamid nel testo.

Vivere l'intimità di Nadia e Saeed, anche quando cambia.

Cosa non mi è piaciuto:

L'evoluzione di Saeed e del loro rapporto.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-3-5
Exit West - distanze, distanze ovunque.
A chi lo consiglio: a chi è empatico per vivere una storia intensa, a chi non lo è per aprire gli occhi.
Abbinamento suggerito: acqua, tanta acqua: che disseta, che pulisce, che toglie la polvere.
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

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Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Le otto montagne, Paolo Cognetti

Un'unica e infinita estate: due amici di stagione che superano gli inverni, gli autunni, le primavere di tutti gli anni della loro vita, insieme.

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa».

Paolo Cognetti con il suo romanzo ci insegna che la vita, come l'acqua di un torrente, scorre. A volte lo fa dolcemente, altre volte con potenza, altre volte è un piccolo rivolo e altre ancora è congelata sotto a uno strato di neve, ma continua a passare andando giù a valle.

Le otto montagne è appartenere a un posto continuando a muoversi. Parla di radici profonde come quelle degli alberi, dei luoghi che sono "casa". È il susseguirsi delle stagioni e degli anni rimanendo fedeli a una, ma è anche la storia di quello che impariamo dai nostri genitori e che poi trasformiamo e adattiamo alla nostra vita.

L'autore vincitore del Premio Strega 2017, ci spiega come ci sia una quota per ogni persona. Si parte dal bosco, appena sopra la valle, con la sua dolcezza e le relazioni tra piante e animali, per arrivare fino in cima, dove esiste solo il rapporto muto e privato con la fatica: luogo lunare fatto di sassi levigati e croci di legno.

«E più sali, più ti allontani dal mondo e dalle cose che, lì in basso, ti tormentano».

Le otto montagne racconta la storia di un'amicizia tra due ragazzi, Piero e Bruno, e della montagna che li vede crescere in due modi apparentemente diversi.

Sono due ragazzi della stessa età, Piero vive e cresce a Milano con i genitori veneti innamorati delle montagne che gli trasmetteranno la loro passione, Bruno vive a Grana, un paesino di montanari dove la famiglia del suo amico prenderà in affitto una casa per scappare dalla città nei mesi estivi.

È una storia che dura una vita perché il lettore cresce insieme a loro, due ragazzini che diventano adulti.

Tutto è raccontato dal punto di vista di Piero, che infatti non viene mai messo a fuoco. L'unico modo che abbiamo di conoscerlo è attraverso gli occhi degli altri, di Bruno soprattutto, e così sarà anche per lui.

Piero farà conoscere Bruno, farà conoscere sua madre, suo padre e la sua montagna, ma l'immagine di quello che farà lui negli anni e nei momenti lontano da lei rimarranno passaggi nebbiosi, veloci e poco nitidi. In qualche modo è il tempo all'alpeggio che rallenta, riprende a scorrere insieme al respiro, entra nuovamente nella messa a fuoco del protagonista, che infatti ce lo trasmette.

La bravura di Paolo Cognetti si appoggia su più di una cosa: la solennità e la calma dei luoghi che riesce a trasmettere, i dettagli, mai troppi o pesanti, che permettono di vedere attraverso gli occhi di Piero, la capacità di raccontarci un'amicizia intera in duecento pagine.

Cosa mi è piaciuto

Il ruolo fondamentale delle montagne.

La scrittura dettagliata ma che non si ferma.

Le scene nitide.

Cosa non mi è piaciuto

Non aver potuto conoscere Piero nella vita lontano da Grana.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

Le otto montagne: una al centro delle altre.

A chi lo consiglio:
A chi ama la montagna.
A chi non ama la montagna perché inizierà a farlo.
Ai solitari.
A chi vuole fare un regalo.

Abbinamento suggerito: grappa fatta in casa o latte di mucca appena munto.

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Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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