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Categoria: I Classici

Narciso e Boccadoro, Hermann Hesse

Hermann Hesse scriveva capolavori. Dico banalità? E dire che è solo il secondo romanzo che leggo.

Come tante altre letture prima, Narciso e Boccadoro aspettava solo che fossi pronta ad accoglierlo. Non prima, non dopo; è arrivato al momento giusto.

Il tema della dualità natura-spirito, istinto-fede, è alla base di molte opere di Hesse: Narciso e Boccadoro rappresentano i due poli opposti di questa dicotomia, anche se il libro vedrà spiccare Boccadoro come protagonista principale.

Narciso è un monaco, devoto alla lingua greca e alla religione. Nato e cresciuto nel seno sicuro e protettivo del monastero, dove insegna greco e in un secondo momento sarà eletto abate, Narciso vive un’esistenza ascetica, dedita solo ai suoi libri, alle scienze. L’incontro con il giovane Boccadoro, istintivo e verace, dotato della straordinaria abilità di sentire forti le emozioni, avviene proprio all’interno della comunità monastica, dove Boccadoro è stato spedito dal padre al fine di espiare le colpe della madre morta. Madre che si ripresenta di continuo, figura dai limiti poco delineati, più un sogno che una creatura reale. La vita non è facile per Boccadoro nel monastero, sogna di vagare, conoscere, sperimentare, inseguire un sogno artistico e di vita piena. Così, si allontana dalla vita religiosa e inizia una vita vagabonda, fatta di espedienti per poter sopravvivere, di donne amate fugacemente, di passione artistica. In lui vive forte il desiderio di rappresentare la madre e l’arte diviene così il mezzo prescelto per poterla descrivere. Dopo un periodo di apprendistato come scultore presso maestro Nicola, Boccadoro riprende la vita errabonda fino a quando non incontrerà l’orrore della peste, che lo costringe a misurarsi con il male del mondo; in seguito alla mancata corrispondenza sentimentale di Agnese, l’algida e spigolosa moglie del conte, e a una rovinosa caduta a cavallo, Boccadoro ritrova in sé l’immagine della madre che a lungo aveva cercato di rappresentare, riscoprendo anche in sé il vero valore dell’amore, che così volentieri aveva elargito nella sua giovinezza.

Romanzo toccante, commovente ma ricco di spunti per la vita spirituale di ciascuno di noi, Narciso e Boccadoro legge nel lettore invitandolo a leggere se stesso.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

Frase distintiva: leggete in voi stessi e scopritevi.

A chi lo consiglio: a chi sta compiendo un percorso di maturazione personale.

Abbinamento suggerito: té caldo.

Memorie di un Salbaneo

Redattrice
Mi chiamo Ester, ma scrivo come Memorie di un Salbaneo, cioè come viene chiamato un folletto dispettoso vestito di rosso che infastidiva i contadini, secondo le leggende venete. Per il Grafema Magazine scrivo recensioni di libri.
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Il deserto dei Tartari, Dino Buzzati

Se già di tuo sei poco incline ad accettare l’abitudinarietà nella vita e la faticosa routine imposta da preordinati schemi sociali, questo libro può sortire due effetti opposti e irreversibili: da una parte potrebbe farti scivolare ancora più in basso nel vortice della rassegnazione, dall’altra, se invece la capacità di reagire è ben più tenace, può scatenare un  desiderio erculeo di liberarsi dal giogo degli orari, del lavoro e degli impegni.

Dino Buzzati scrisse questo libro, infatti, annoiato da una vita piatta, grigia, sempre uguale a se stessa. L’ispirazione del romanzo nasce infatti

dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l’idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell’esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva.

Non solo fuga del tempo, ma anche fuga dalla vita stessa; la Fortezza Bastiani, per il protagonista Giovanni Drogo (nome non scelto a caso, con riferimento al Giovanni Battista della Bibbia, la cui missione si svolge nel deserto), diventa una gabbia ostile ma al contempo una casa in cui sentirsi al riparo. Le grandi speranze di carriera e di gloria del giovane tenente, accese all’inizio, si spengono con il gocciolare degli anni in un luogo depauperato da emozioni, amore, relazioni profonde. Un luogo avamposto di un deserto, connotato maggiormente al negativo, dove le nature stesse di chi lo abita iniziano per osmosi a inaridirsi. Il solo elemento che possa mantenere in vita la fiammella della motivazione nei soldati è la minaccia dei Tartari, popolazione che vive al di là dei confini. Drogo attende tutta la vita per dare una dimostrazione del suo valore e per reputarsi un bravo condottiero: l’occasione, tuttavia, tarderà ad arrivare.

Un libro che lascia un grande arricchimento interiore, un invito ad assaporare l’esistenza umana al di fuori della macchina dell’abitudine, e che certamente dipinge un quadro angoscioso di come possa diventare l’umano se incastonato in orari e doveri, ma che lascia uno spiraglio di redenzione aperto a chi sa trovare, montalianamente, il buco nella rete.

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

Una frase per questo libro: carpe diem.

A chi lo consiglio: a chi si è lasciato travolgere dalle proprie scelte.

Abbinamento suggerito: grappa.

Memorie di un Salbaneo

Redattrice
Mi chiamo Ester, ma scrivo come Memorie di un Salbaneo, cioè come viene chiamato un folletto dispettoso vestito di rosso che infastidiva i contadini, secondo le leggende venete. Per il Grafema Magazine scrivo recensioni di libri.
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