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Sugna: Scritti per l’umore e l’assetto lipidico

La bicicletta trallallerullà!

Rubrica: Sugna: scritti per l’umore e l’assetto lipidico

La retorica dei “piezz'e core” prevede che, quando si parla di figli, non si possa manifestare vera insofferenza o – addirittura – scocciatura nel compiere noiosissime e incomprensibili attività o giochi assieme ai virgulti. Le rimostranze devono limitarsi a lievi lamentele bonarie, l'omologo retorico di buffetti e pizzicotti sulle guance, quelli di solito delegati alle zie o alle vicine di casa zitelle. Non PUOI essere seriamente infastidito da qualcosa che fai assieme ai tuoi figli, coi quali ogni momento DEVE essere vissuto come unico, irripetibile, come una fonte di reciproco arricchimento costante, un passaggio di emozioni, sensazioni, sentimenti e lezioni di vita senza soluzione di continuità, pena l'orribile marchio di Genitore Indegno, Colui che giammai dovrebbe riprodursi, in quanto geneticamente incapace di dispensare amor genitoriale.

A scanso di equivoci: amo mio figlio a dismisure cubitali, mi farei crocifiggere per lui, sarei disposto alle mie personali Termopili contro orde di nemici per difenderlo dalle brutture del mondo storto e caccoso che lo ospita. Savasandìr!

Ciò non toglie che una larga parte delle attività previste da vivere simbioticamente fra padre e figlio mi risultino allettanti come una miscellanea di visite proctologiche ed estrazioni dentarie. Le partite a Vanguard – un orripilante gioco di carte con mostriciattoli, legato a un cartone che orripila altrettanto, con regole mutevoli a seconda dell'umore e che hanno l'unico intento di far vincere mio figlio. I treni, i fottutissimi treni, i bastardissimi noiosissimi inconcludenti noiosissimi (bis) trenini del cazzo! E poi la bici: Dodo ha imparato tardino ad andare senza rotelle, cioè, non gliene è fregato niente fino ai sette anni abbondanti di imparare, poi, un pomeriggio, ha rubato per un po' la bici a un amichetto e magicamente ha imparato. La cosa mi ha reso quasi fiero, all'inizio. Solerti, i genitori hanno acquistato la venti pollici MBX in sostituzione di un'obsoleta quattordici pollici rotellata. Ed è iniziato l'incubo: la presa di coscienza e la crescente abilità nel dominio del mezzo hanno trasformato ogni trasfertucola, ogni passeggiatina pomeridiana in un incubo, un Camel Trophy, una Parigi-Dakar urbana nella quale il ruolo di Padre Apprensivissimus viene amplificato e moltiplicato a dismisura.

Parentesi:

proprio ieri ricordavo con Paolo Dente, compagno di vandalismi dalla più tenera infanzia, i luoghi delle nostre scorribande ciclistiche infantili, classificate a livello “Deep Orange” in una scala di pericolosità. Siamo vivi per miracolo, lo sappiamo entrambi. Cos'è che mi ha reso una pappamolla apprensiva? Come mai da questa parte della barricata, ogni cosa congiura all'ingiuria e alla frattura?

Chiusa parentesi.

Quando il sangue del mio sangue monta sul sellino, automaticamente le sue orecchie cambiano frequenza e non percepiscono più gli Hertz della mia voce. Inutile gridare come un pazzo “Rodolfo, fermati che sta arrivando uno Scania R-620 lanciato a bomba e intento a bucare l'incrocio mentre tu ti dirigi gaio e garrulo a farti stirare come una tigella”. Inutile cercare di dare ordini in tedesco come Nando Orfei con le tigri. Ogni passeggiatina mi aumenta il rischio di infarto dell'89%. Un ragazzetto sfreccia come un pazzo, calzando in testa un inutile caschetto celeste in marzapane e, dopo un significativo distacco, si palesa un genitore cianotico, sudato da fare schifo, che urla disarticolate minacce da far allertare subito il Telefono Azzurro.

Nell'essere ignorato riverbera il mio totale fallimento genitoriale di instaurare una qualsivoglia autorità scevra da autoritarismo. La speranza, per le mie malandate coronarie, è una e una sola: scendere nottetempo in garage approfittando del sonno del pargolo e forare le gomme. Poi millantare uno sciopero dei meccanici e mille e mille scuse ancora fino al raggiungimento della maggiore età.

Oppure lasciare che vada a farsi i giri in bici con la mamma.

Sei pronto per l'inizio dei corsi di scrittura creativa del Grafema ad Ottobre?

Che aspetti? Scrivici per saperne di più, oppure clicca qui. 🙂

Gianni-Bardi

Gianni Bardi

Redattore
Ex attor giovine, ex frontman del gruppo rock Vicks & the Kleenex, comico nell’ensemble sammarinese Le Barnos e da qualche tempo in proprio come monologhista.
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La Cavalcata delle Valchirie (Der Walkürenritt)

Rubrica: Sugna: scritti per l’umore e l’assetto lipidico

Nel mio personale Bildungsroman, l'estate del 1982 è un passaggio fondamentale.
È anche l'estate del Mundial, quello di Pablito Rossi e dell'URLO di Tardelli. Memorabile.
Vivevo a Verghereto (FC), paesello adagiato sul crinale dove – secondo l'immortale brano “A Verghereto” di Novaga-Lombardi – “ci son le donne più belle” e “[...] anche le fonti fan serenata alle stelle”.
Appena fuori il paese c'era un campeggio di proprietà del Comune di Forlì dove, a turni di 15 giorni, venivano su gruppi di adolescenti dai 13 ai 17 anni a prender fresco. Due cose, i giovani campeggianti facevano mescolandosi agli indigeni e ai villeggianti:

  1. Spettacolari ed epiche partite di calcio; la convocazione nella seleção locale equivaleva ad un rito di iniziazione. Ricordo battaglie campali, bibliche tenzoni agonistiche all'ultimo sangue corredate di torcida e risse.
  2. Schermaglie di tipo completamente diverso fra adolescenti dei due sessi; anche in questo caso si può parlare di iniziazione al sempiterno gioco della seduzione. Compiuti i 13 anni, roridi di Tenax e bonificati d'ascella, la sera ci si arrampicava fino al Campeggio per Adolescenti per esplorare il grande universo del limonamento slinguato.

Nell'82 io di anni ne avevo ancora dieci, sicché di limonare manco a parlarne. Feci, però, il mio debutto calcistico nella migliore situazione possibile: quell'anno, per una specie di gemellaggio europeo, il Comune di Forlì mandò sull'Appennino un gruppo di ragazzi della Germania Ovest. Il paesello fu invaso per qualche settimana da una gioventù bionda e vigorosa, ragazzoni e stangone provenienti da chissà quale angolo della Westfalia. La partita si fece. Subito: vuoi mettere replicare la randellata che i ragazzi di Bearzot avevano confezionato per Breitner e compagnia? Il giorno del match io ero in panca, ovviamente. Nonostante una soverchiante fisicità, i prussiani tecnicamente erano dei comodini, così nel secondo tempo decisero di farmi esordire. A un certo punto un nibelungo franò sui garretti di Maurino con la grazia di una Panzerdivision: rigore netto! “Lo batte Giannino”. Portiere a sinistra, pallone a destra. Certe notti me lo sogno ancora.

Ma l'estate '82 resta memorabile anche per la seconda cosa che si faceva al campeggio. Le disinibite teutoniche, forti di una mentalità più aperta, ebbero nel placido borgo l'effetto di un meteorite. I miei amici più grandicelli, abituati a faticarsi uno slimone striminzito dalle italiane, non si capacitavano di poter profittare di tanta spontanea disponibilità allo sbaciucchio, al tastamento e anche – addirittura – a quella roba lì! Eh, sì: l'82 vide cadere più di una verginità virile.
L'episodio che entrò di diritto nella leggenda ha come protagonisti il mio amico Lino e la celeberrima Sighy, (probabile diminutivo di Siegmunde o Siegfrieda), capello corto und rossiccio, alta come due me sovrapposti. Certe notti me la sogno ancora.
Nel buio di una remota tenda, l'esperta teutonica impartì al giovine una lezione di petting indimenticabile. Nei racconti autunnali e invernali – che ogni volta si arricchivano di particolari – Lino narrò a noi piccoletti sconvolti che le aveva addirittura fatto un ditalino!!! La favola di questa pratica esotica cominciò a popolare la mia fantasia; anch'io avrei prima o poi avuto 13 anni e avrei salito la strada fino al Campeggio per abbandonarmi alla lussuria. Nelle estati successive, i gemellaggi esteri continuarono e giunsero ancora tedesche e francesi a rendere uomini i virgulti del luogo. Poi arrivò il 1985.
13 anni. Era il mio turno ora, ma il Fato beffardo volse lo sguardo altrove. Caso volle che quell'anno il gemellaggio venne fatto con una associazione francese di profughi delle guerre di Indocina. Arrivarono tutti maschi e parecchi con menomazioni e mutilazioni dovute a mine e bombardamenti. Niente petting, quindi, e nemmeno partite di calcio. Niente. Un fallimento su tutta la linea...
Negli anni successivi, i gemellaggi finirono e via via anche i gruppi di italiani non vennero più. Ora non restano che vacue vestigia, vuote piazzole e bungalow deserti. Chissà dove sarà adesso la Sighy? Saprà di aver popolato i sogni lussuriosi di noi ragazzotti di montagna per anni e anni?
Comunque, io il rigore ai tugnini l'ho segnato. Cabrini no.
Tiè!

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Gianni-Bardi

Gianni Bardi

Redattore
Ex attor giovine, ex frontman del gruppo rock Vicks & the Kleenex, comico nell’ensemble sammarinese Le Barnos e da qualche tempo in proprio come monologhista.
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magazine

Otto marzo

Siamo sul volgere degli anni '90. Io, Sametti e il Buono. 8 marzo, festa della donna.

Stasera, branchi di femmine, come squali in frenesia, si aggirano per la Romagna in ranghi serrati a caccia di CARNE.

Programma: aperitivo, pizza e poi arrampicata fino alla Porta d'Oro, ruspante disco-dancing collinare. Nel parcheggio, di solito, Lamborghini. Ma anche Same, Massey Ferguson, Landini e qualche sporadico Motocoltivatore Valpadana.

Missione: colpire nel mucchio. Con l'immane quantità di troismo sparso nell'aere, vuoi non raccattare qualcosa? Magari di striscio o di rimbalzo?

In pizzeria, seduti a un mesto tavolo vista muro/attaccapanni/frigo, siamo circondati da flotte di erinni in décolleté e tacco 18 che emanano calore come stufe a pellet.

Caffè, ammazzacaffè e via, verso il Tempio della Lussuria. Qui scopriamo che l'ingresso ai masculi è interdetto fino all'una. Sciami di femmine alticce ci passano davanti ridendo, raspando a terra ed emettendo fumo dalle froge, fremendo per accaparrarsi un posto sotto al palco dove, a mezzanotte spaccata, comincia lo SPOGLIARELLO MASCHILE.

Grazie a un buttafuori amico, aggiriamo gruppi di morosi recintati all'esterno a far appassire il gel e a entrare di straforo. Unici maschi nell'Eden.

Qualche minuto e, TA-DAH!, comincia lo show. Si susseguono sul palco ad uno ad uno, un pugno di ragazzotti palestrati, alcuni che ballano discretamente, altri che più semplicemente fanno manovra. Ma non importa: l'effetto sull'orda famelica è quello dei Beatles al Vigorelli nel '65. La folla sotto il palco si muove come uno tsunami ormonale. I ragazzotti dai nomi tronchi (Samuel, Manuel, Maicol), ce la mettono tutta nei loro costumini di ispirazione Village People, (nell'ordine: pompiere, cow-boy, poliziotto, carpentiere - manca l'indiano).

Hanno tutti DUE perizomi sovrapposti: uno normale e uno microscopico sotto. Quando tolgono il primo perizoma, l'effetto sonoro è lo stesso del gol di Fabio Grosso contro la Germania nel 2006. Il secondo lo tengono su, probabilmente per uscirne vivi.

Il momento migliore è quando un poveraccio, vestito da carpentiere, tira sul palco una tracagnotta tremebonda per farsi spalmare della roba sugnosa sul petto e, finita l'emulsione, cerca di congedarla con un bacetto.  La fanciulla lo cinge coi cosciotti a tenaglia buttandogli in gola una metrata buona di lingua saettante e menando poderosi colpi di bacino come un molosso alla monta.

Il wrestling dura un lunghissimo minuto poi lei si rituffa ebbra nella selva di braccia scomparendo.

Fine.

Il carpentiere era l'ultimo. Esce col terrore in fondo allo sguardo. Nel camerino singhiozza piano. Aprono le porte alla mandria degli uomini che scaturisce all'interno a ristabilire un equilibrio millenario. Le baccanti libidinose si ritrasformano immediatamente in morose devote. Le single, cessato l'incontenibile umettarsi, tornano a tirarsela rinverdendo i fasti dell'eterno gioco di ruolo chiamato seduzione (mossa, contromossa, te la do? No non te la do, ma forse sì...). Personalmente, mi becco un paio di Due di Picche d'incontro che mi riportano subito nella mia area di competenza usuale: una lunga sequenza di astiosi gin tonic.

La festa della donna è già finita e si torna al solito tran tran.

Gianni-Bardi

Gianni Bardi

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Grafema Magazine umorismo

La serata Over 30

La serata over 30.

Mi ha chiesto Coso se ho voglia, uno di questi venerdì di andare alla serata Over 30 in disco. Fanno queste serate già da un po'. Di solito il venerdì. Perché – come a 20 anni – il sabato si esce in coppia. O si sta a casina, meglio.  Ci si alterna. Un venerdì Egli e quello dopo Essa. Con le cumpe di Esse o Essi. Come a 20 anni. Se questo venerdì sto io coi figli, il prossimo stai tu e io esco coi raga. Assieme mai!

“Ci vado per rinverdire i tempi in cui ci divertivamo appalla. E che musica!”

Coso mi ha detto che ci si diverte un casino, come allora! La musica dei '90. Tutte le vecchie facce...

Aspetta.

Io nei '90 mi rompevo i coglioni da morire. La musica mi faceva vomitare: Corona, La Bouche, Cappella, Technotronic, “Pump up the jam-pump it up-while your feet are stompin...” Se ripenso a questi orribili motivetti con la cassa in 4 mi tornano su brutali bolle di cuba libre col Pampero o terrificanti retrogusti di Gordon's + tonica, che al risveglio della domenica venivano soffocati da abbondanti passatelli in brodo di pollo preparati dalla mamma. Ricordo una ininterrotta teoria di sguardi in cagnesco alle processioni bordopista di fanciulle che giammai me l'avrebbero, non dico data, nemmeno raccontata o alle transumanze di manzi con più muscoli, meno panza e più gel di quanto mai avrei potuto sperare. Io, che avevo la presunzione di sentirmi più ganzo e cool e profondo e maledetto ma che – al contrario di loro – non limonavo mai. Presente?

Adesso dopo più di 20 anni dovrei rivedere le stesse facce su corpi appesantiti, calvizie incipienti o conclamate, fianchi sgonfiati sostenuti da tiranti gibaud, push up in cemento pressofuso catramato. Dovrei veder sfilare un carnevale di matrimoni falliti e libidini adolescenziali riesumate di fresco. Dovrei confrontare il mio deterioramento psicofisico con quello altrui e magari constatare che l'incontrollabile bradisismo del mio girovita è terribilmente peggiore di quello del tizio o del tale che già quattro lustri fa mi surclassavano. Oppure vedere che sono passato dalla totale indifferenza del genere teen all'altrettanta del genere milf, senza soluzione di continuità. Dovrei assistere a schermaglie di conquista frettolosa dettata dall'ansia di concretizzare per sparare le penultime cartucce residuali di prestanza sessuale. E osservare tutto ciò appoggiato come allora alla colonna senza neanche il conforto di molteplici long drinks in ragione di una morigeratezza indotta dal “non ho più il fisico”. No, no. Non vado. Meglio restare nei più sicuri lidi del divano, fronte tele, sintonizzato su “Com'è fatto”, il mio programma preferito dove tutto, prima o poi, finisce inevitabilmente e inesorabilmente, in un'enorme tramoggia.

Gianni-Bardi

Gianni Bardi

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Grafema Magazine umorismo

Prolegomeni

Rubrica: Sugna: scritti per l’umore e l’assetto lipidico

Tempo fa ci vediamo con Giorgio Arcari per una roba relativa a un progetto che potrebbe prendere corpo. Mi fa: “stavo pensando di far partire un magazine letterario on line”.
Bello. Glielo dico: “Bello, mi sembra una bella idea”.
“Ti andrebbe di tenere una rubrica fissa? Umorismo.”
“Sei sicuro? Non lo so mica. Io scrivo le mie robine per i miei monologhi, al massimo qualche castroneria nella mia paginetta Facebook. Da lì a scrivere una rubrica...”
“Tranquillo” - mi fa - “scrivi come ti va, quello che ti va. Hai voglia di scrivere dei raccontini? Scrivi dei raccontini. Hai voglia di scrivere dei saggi? Scrivi dei saggi. Hai voglia di scrivere delle poesiuole?...” e così via. In realtà è andato avanti un pezzetto, solo che qui ho le parole contate.
“Ah, di', va bene.” L'idea mi intriga. Quindi ecco qua.
Ho a disposizione uno spazio per scrivere quello che voglio, per dare voce a qualsiasi idea mi venga in mente. O venga in mente a qualcun altro. Per questo, se ci fosse qualche esponente dei Poteri Forti, di coloro che vogliono instaurare un Nuovo Ordine Mondiale, se c'è qualche Plutomassone interessato ad usare questo piccolo spazio concessomi come megafono per la propaganda atta al lavaggio del cervello delle masse, sappia che è il BENVENUTO. Sono disponibile a concedere spazio, righe e paragrafi per favorire e attuare qualsiasi piano diabolico per conquistare il mondo, occultare la presenza degli alieni cattivi, rovesciare regimi o instaurarne altri, sedurre, ordire, celare, manovrare, deviare, insabbiare, insospettire, disilludere, fornire alibi o giustificazioni ideologiche. Sono disposto a farmi tramite di qualsiasi distorsione mediatica, bufala, fuffa, truffetta, fake new, comunicato ufficiale. Dovete rafforzare e spingere il più lontano possibile i tentacoli del Sistema? Son pur qui!
Oltre alla pagina, avete bisogno di presenza fisica ed eloquio svelto? Sono a totale disposizione come presentatore per eventi, conferenze, sagre, battesimi, cresime, Bar mitzvah, matrimoni, karaoke. Sono il tramite perfetto per far passare ogni messaggio con uno stile sbarazzino e coinvolgente. Dichiaro fin da ora e ribadirò in ogni momento che, qualora doveste raggiungere l'intento di dominare il Mondo, non sono assolutamente interessato alla spartizione del potere. A guisa di ricompensa, confidando sulla Vostra indubbia prodigalità, preferirei il classico apporto di abbondante denaro. Eventualmente, se avanza, una certa quantità di gnocca. Se proprio doveste essere intenzionati a coinvolgermi nella spartizione del potere, gradirei diventare monarca dell'Abruzzo; sempre piaciuto molto. Bei posti, mare, montagna, parchi. Si mangia bene. Gente sincera, forte e gentile. Sì, l'Abruzzo andrebbe bene.
Nell'eventualità di un interesse da parte Vostra, Vi invito a contattarmi in privato.
In caso contrario, continuerò a scrivere le mie sciocchezzuole.

Gianni-Bardi

Gianni Bardi

Redattore
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