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Categoria: Matteo Bondi – Cultura e Territorio

Mostra fotografica Elliott Erwitt

Rubrica: Cultura e Territorio

La mostra “Elliott Erwitt Personae”, allestita nella prestigiosa cornice dei Musei di San Domenico a Forlì dal 23 settembre 2017 al 7 gennaio 2018, è la prima grande retrospettiva delle sue immagini sia in bianco e nero che a colori. La mostra è stata inaugurata venerdì 22 settembre con un incontro pubblico con lo stesso fotografo, intervistato per l’occasione da Roberto Cotroneo.

I suoi scatti in bianco e nero sono ormai diventati delle icone della fotografia, esposti con grande successo a livello internazionale, mentre la sua produzione a colori è quasi del tutto inedita. Il percorso espositivo mette in evidenza l’eleganza compositiva, la profonda umanità, l’ironia e talvolta la comicità, tutte caratteristiche che rendono Erwitt un autore amatissimo, non a caso considerato il fotografo della commedia umana.
Marilyn Monroe, Che Guevara, Sophia Loren, John Kennedy, Arnold Schwarzenegger, sono alcune delle numerose celebrità colte dal suo obiettivo ed esposte in mostra. Su tutte Erwitt posa uno sguardo acuto e al tempo stesso pieno di empatia, dal quale emerge l’ironia e la complessità del vivere quotidiano. Con lo stesso atteggiamento, d’altra parte, Erwitt rivolge la sua attenzione a qualsiasi altro soggetto. Con il titolo Personae si allude proprio a questa sua adesione alla vita concreta degli individui e, nello stesso tempo, a un senso della maschera e del teatro, che caratterizza tutta la sua produzione, in particolare le foto realizzate con lo pseudonimo di André S. Solidor. A.S.S. (l’acronimo non è casuale) è la maschera che Erwitt dedica senza diplomazia al mondo dell’arte contemporanea e a un certo tipo di fotografia. In questo modo dà vita ad un suo alter ego irriverente, che ama tutto ciò che Elliott Erwitt detesta: il digitale e il photoshop, la nudità gratuita e l’eccentricità fine a se stessa. Una maschera dissacrante che prende in giro certi artisti, con una esilarante parodia, che fa sorridere e, nello stesso tempo, invita a una seria riflessione sul mercato dell’arte.

Con Solidor, presente in mostra anche con un video, si apre la sezione dedicata al colore. Quando Erwitt inizia la sua carriera negli anni ’40, la fotografia è sostanzialmente in bianco e nero. Le prime pellicole a colori, appena comparse, sono instabili, hanno costi molto alti, risultati poco fedeli e soprattutto non gestibili nei laboratori personali dei fotografi. Con gli anni il colore migliora tecnicamente e i giornali lo adottano, imponendolo ai fotografi che, per comodità e per scelta di linguaggio espressivo, rimangono ancorati al bianco e nero per le foto artistiche. Anche Erwitt vi si mantiene fedele, dedicando il colore solo ai lavori editoriali e pubblicitari: dalla politica al sociale, dall’architettura al cinema e alla moda.
A distanza di decenni, intorno a queste immagini Erwitt ha compiuto un vero e proprio viaggio, durato mesi, posando su di esse uno sguardo critico e contemporaneo. È nata così una raccolta, pubblicata per la prima volta nel 2013 con il volume Kolor di “teNeues” e ora esposta con circa 100 scatti, che lui stesso ha selezionato nel suo studio di New York. La mostra comprende circa 170 scatti. Le foto, nel formato di cm.70 x 100 e di cm. 100 x 140, sono stampate con particolare cura e allestite con cornici fine art e vetro antiriflesso.

 
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Brunoro II Zampeschi

Rubrica: Cultura e Territorio

Era un condottiero, capitano d’arme e uomo letterato. Brunoro II era l’ultimo erede della casata degli Zampeschi, che dominava sui territori di Forlimpopoli e dintorni. Figlio di Antonello, rimase orfano di padre molto giovane. Il governo della contea – Brunoro ereditò il titolo di Conte – venne tenuto per un po’ dalla madre Lucrezia. Sugli undici anni venne rapito dal cardinale Capoferro che voleva governare su Forlimpopoli, facendo sposare suo nipote con la sorella maggiore di Brunoro, Cleopatra, promessa in sposa a Giacomo Malatesta.

Il giovane Malatesta risolse la situazione a modo suo: prese con la forza la Rocca di Forlimpopoli e anche Cleopatra. Sconfitto, il cardinale non demorse dal suo tentativo di dominio e la famiglia Zampeschi dovette rivolgersi al Papa a Roma per veder riconosciuti i loro diritti. Sarà per questo o sarà stato per amore, fatto sta che Brunoro II sposò Battistina della nobile casata romana dei Savelli, grandi amici del Papa.

Educato all’arte della guerra, Brunoro divenne capitano di ventura e combatté, perlopiù, al soldo dei veneziani. Fu anche letterato, amico di penna con Torquato Tasso, scrisse un trattato sull’amore intitolato L’innamorato.

La sua più grande impresa avvenne nel 1576 quando, al seguito di Caterina de Medici, corse in aiuto del giovane re francese, Carlo IX, nella guerra contro gli eretici Ugonotti. Partì al comando di cento celate di verde e oro vestite, giunse in tempo per salvare il re francese da sconfitta certa e per questo venne insignito della Croce di San Michele, onorificenza tenuta in gran conto in terra di Francia, tanto da poter ambire alla corona: dovevano morire proprio tutti per diventare re, ma una possibilità c’era. Purtroppo il destino aveva in serbo ben altro, fatto governatore dell’isola di Creta, qui vi si ammalò. Tornato in patria morì poco dopo a soli 33 anni. Non lasciò eredi, era sempre in giro a guerreggiare e Battistina doveva essere fedele.

Forlimpopoli lo ricorda in un momento di festa, rievoca infatti (il secondo fine settimana di settembre) i tre giorni di gaudio e giubilo indetti dalla contessa per festeggiare il ritorno vittorioso del consorte dalla terra di Francia.

Festa Rinascimentale: Un giorno alla Rocca di Forlimpopoli
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Burattini Sorrivoli 2017

Rubrica: Cultura e Territorio

Si svolgerà da sabato 19 agosto fino a domenica 27 la trentesima edizione di ‘Sorrivoli dei Burattini’, naturalmente presso il castello di Sorrivoli a Roncofreddo. La  festa dei Grandi Burattinai al castello di Sorrivoli è giunta alla sua trentesima edizione, un’età certamente venerabile ma non per questo una scusa per adagiarsi sugli allori. La serata del 19 si comincia con Maurizio Mantani ed il suo “Teatrino di carta”. L’artista bolognese, di casa a Sorrivoli, presenterà la sua ultima produzione: Insalata di riso. A seguire, come tutte le sere intorno alle 22, si assisterà al gradito ritorno di Sara Goldoni con il suo “Teatrino dello sguardo” che proporrà “Michelina e la strega”. Dopo questi graditi ritorni, la festa proseguirà con la presenza di molte delle firme più prestigiose dell’arte burattinaia: da Romano Danielli a Walter Broggini, da Sandra Pagliarani a Paolo Comentale. La manifestazione è organizzata dall’Università dell’arte burattinaia e dello spettacolo popolare, dall’associazione culturale ‘Il Castello’ e dalla parrocchia di Sorrivoli; è patrocinata dal Comune di Roncofreddo. Oltre al ricco programma di spettacoli si svolgeranno anche quattro laboratori durante il periodo della festa. “Il burattino di legno semplificato” di Natale Panaro. Il legno è il materiale per eccellenza per i burattinai, viene proposto il laboratorio classico, di base. Il secondo laboratorio è “Lettura a voce alta” di Ferruccio Filipazzi. ‘Pane e guerra’ è lo spunto di quest’anno del laboratorio rivolto a persone adulte che vogliano scoprire il piacere e l’impegno della lettura pubblica e corale. Elis Ferracini, Sandra Pagliarani, Beppe Buonofiglio e Silvia Crema animeranno il laboratorio per bambine e bambini “Questa sera grande spettacolo!”. Il quarto laboratorio è sulla “Colonna sonora” condotto da Maurizio Mantani. Usando strumenti digitali semplici, economici e di uso quotidiano si impareranno le basi per autoprodursi una colonna sonora da inserire nei propri lavori teatrali, si apprenderanno le tecniche per reperire il materiale sonoro, per montarlo usando una o più tracce audio e per trasferirlo su un supporto digitale. Il laboratorio produrrà una colonna sonora per lo spettacolo finale del laboratorio dei bambini.

In questi trent’anni, nel cortile del Castello di Sorrivoli, sono passati tanti bravi burattinai. Ormai tra il pubblico ci sono anche i figli di qualcuno di quei bimbi d’allora. Sorrivoli è diventato un appuntamento annuale per il pubblico di genitori e bimbi del cesenate, ma anche, caso raro tra i festival, momento di incontro e confronto tra artisti del Teatro d’Animazione, infatti sono sempre più numerosi i burattinai che si accampano attorno al Castello per seguire tutta la rassegna e i corsi di scultura e drammaturgia. La piccola frazione del Comune di Roncofreddo praticamente raddoppia la popolazione, e nasce una curiosa e simpatica sintonia tra residenti e ospiti: i burattinai, o aspiranti tali, vengono di fatto adottati dagli abitanti in un clima festoso. Ogni anno vecchie amicizie si rinsaldano e nuovi amici vengono acquisiti, complice la piadina e l’ottimo sangiovese. Sino a notte si discute, si propone, si inventa, si canta, si raccontano storie e progetti, si assiste agli spettacoli.

Il programma dettagliato su www.sorrivoli.it.

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Veronica Gonzalez

Rubrica: Cultura e Territorio

Il teatro dei piedi è una forma di spettacolo che trova la sua spiegazione già nel nome, buffi personaggi interpretati dai piedi dell’artista in una giravolta di abiti variopinti. Non è molto diffusa e una delle massime esponenti di questa forma di teatro è forlimpopolese, almeno di adozione: Verónica González.

Verónica, lei dove è nata?
“A Buenos Aires, si trova in Argentina, lo specifico perché alcuni non lo sanno, pensano sia in Brasile”.
Quando è arrivata in Italia?
“Mi sono trasferita in Italia nel 2000, sbarcata proprio a Forlimpopoli”.
Da Buenos Aires a Forlimpopoli il salto è grande, come è avvenuto?
“Per amore di un ragazzo italo argentino con i parenti di Forlimpopoli”.
In Italia ha vissuto solo a Forlimpopoli?
“Dopo essermi lasciata con il mio ragazzo per un periodo mi sono trasferita a Roma, ma poi mi sono rimessa con un ragazzo di Forlimpopoli, ed eccomi qua”.
A parte i ragazzi, cosa le piace di Forlimpopoli?
“Devo dire che la cosa che mi ha fatto sentire bene a Forlimpopoli è stata l’accoglienza della gente e la loro disponibilità. Io sono arrivata come una migrante, non sapevo una parola di italiano. Ho imparato la lingua in un corso della Caritas, ho trovato molta gente generosa. Ho arredato la casa con i mobili dati dalla Caritas. La rete di solidarietà che c’è è qualcosa di meraviglioso. Adesso che sto un pochino meglio cerco di dare una mano”.
Cosa studiava in argentina?
“Stavo frequentando l’Accademia di Arte Drammatica: formazione sia come burattinaia che come attrice. All’epoca ero normale, lavoravo con le mani”.
E adesso che non è normale con cosa lavora?
“Con i piedi”.
E il salto da mani a piedi come è avvenuto?
“Dopo poco che ero arrivata in Italia ho partecipato a Certaldo al Festival di Teatro, ho fatto il mio spettacolo di pupazzi e lì ho conosciuto Laura Kibel del teatro dei piedi, è stato amore a prima vista”.
Cosa trova nel teatro dei piedi di speciale?
“Dietro alla baracca mi sentivo nascosta e sopra al palco mi annoiavo; i piedi mi permettono di giocare con i pupazzi, ma essere presente anche come attrice e mi piace, mi sento molto ricca a livello artistico”.
Dopo l’incontro con la Kibel cosa è successo?
“Nel 2002 sono diventata allieva della Kibel. Ho sentito il desiderio di fare il teatro dei piedi, ma lei all’inizio non voleva passare la tecnica a nessuno, poi mi ha accettata e ho imparato la base. Adesso siamo colleghe e lavoro molto anche all’estero”.
Per molti anni avete schivato la televisione, poi in rapida successione siete apparse su Rai 1, due anni fa, e su Canale 5 a ‘Tu si que vales’, l’anno scorso, perché questo cambio?
“La televisione ci ha corteggiato anche prima, ma in programmi che non erano adatti, gli spazi televisivi sono un po’ difficili. La nostra arte ha nel teatro il luogo per eccellenza, un mio numero dura circa da 5 a 8 minuti, in televisione massimo 2”.
Lo avete fatto per la notorietà?
“No, abbiamo detto di sì perché alcuni anni fa abbiamo avuto un plagio: un ragazzo che aveva copiato e registrato tutti i nostri spettacoli poi li ha proposti a Italia’s Got Talent; oltretutto in maniera pessima. Vogliamo difendere la nostra arte”.
Siete le uniche che fate teatro di piedi?
“Non lo abbiamo inventato noi, alla fine dell’800 in Corea c’era una tecnica, il pal-tal che prevedeva che un attore interagisse usando un piede. Nel corso del ‘900 anche altri hanno usato i piedi in alcune esibizioni. Noi ci siamo concentrate solo sui piedi e gli arti inferiori”.
Ha figli?
“Un bimbo, Federico”.
Come fa con le tournée in giro per il mondo?
“Il mio bimbo ha dei nonni strepitosi e io un compagno con una pazienza d’oro. Quando posso Federico viene con me. Quando aveva 40 giorni è venuto con me a Parigi. Conosce tutti i miei numeri, è talmente bravo che fra poco lo faccio esibire”.
Quando gioca Italia Argentina per chi tifa?
“Il calcio non mi piace, ma penso Argentina, sono come Maradona”.
In che senso?
“Sono una ragazza dai piedi d’oro, come Maradona, me l’hanno detto a Napoli dopo uno spettacolo”.
Al momento la possono vedere negli Stati Uniti in ‘America’s Got Talent’, lo scorso 11 luglio è andata in onda la puntata dove si è esibita, superando il turno. Com’è girare a Hollywood?
“Bellissimo. Una produzione gigantesca, sono veramente bravissimi. C’è tantissima gente che lavora dietro alle telecamere per un programma del genere”.
È stata accolta bene?
“Negli Stati Uniti ti dedicano molte attenzioni, sono tutti molto gentili e sempre con un bel sorriso. Per ogni cosa c’è sempre una persona dedicata: da chi ti aspetta all’aeroporto al produttore che mi ha accompagnata fino alla fine del percorso”.
Come è arrivata ad ‘America’s Got Talent’?
“Mi hanno contattata loro. Mi avevano vista non so dove e mi hanno chiesto se volevo provare a esibirmi in America”.
Le registrazioni sono avvenute alcuni mesi fa, mentre la messa in onda solo poche settimane fa. L’hanno già contattata? È stata una buona cassa di risonanza?
“Gli auditorium dove ci siamo esibiti contengono 5.000 persone, fra il pubblico ci sono produttori sia televisivi che teatrali: mi hanno già contattato dalla Germania subito dopo la registrazione. Mentre mi hanno contattato da poco dalla Nbc per realizzare prossimamente un’intervista”.
Qual è il posto dove le è piaciuto di più esibirsi?
“Molti posti sono magici, anche se ti esibisci nelle favelas, l’arte deve arrivare ovunque. Un luogo che mi ha colpito molto è stata la Corea del Sud: loro vivono con la guerra incombente da troppo tempo. Ho un numero che parla della guerra e della pace, in quel periodo il dittatore del nord aveva puntato i missili, una mamma alla fine mi è venuta ad abbracciare piangendo”.

Sei pronto per l’inizio dei corsi di scrittura creativa del Grafema ad Ottobre?

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Entroterre Festival 2017

Rubrica: Cultura e Territorio

Arriva nell’estate romagnola Entroterre Festival con oltre 50 eventi in programma e sconfinamenti anche in provincia di Firenze. Entroterre è nato lo scorso anno della fusione di alcune esperienze storiche come JCE Network Festival, manifestazione sostenuta dal Comune di Bertinoro e dalla locale Scuola Musicale Dante Alighieri, TacaDancer, festival presente da 10 anni su tutto il territorio regionale, e Romagna Musica, società cooperativa bertinorese fondata nel ’98, che si occupa di produzioni musicali ed eventi. Ciò che caratterizza maggiormente il festival sono le proprie produzioni originali. A Bertinoro vengono ospitati corsi estivi di alto perfezionamento, dai quali derivano molti dei concerti in calendario. I corsi di violoncello e contrabbasso vedono la presenza delle prime parti del teatro La Scala; fra i numerosi corsisti, provenienti da ogni parte del mondo, quest’anno ci saranno anche 14 studenti provenienti dall’Iran. Una presenza che porterà al concerto del 27 luglio alla rocca di Bertinoro con uno scambio culturale fra Italia e Iran. Fra i musicisti che terranno i corsi di alto perfezionamento spiccano Laura Marzadori, primo violino della Scala e prima donna a ricoprire tale ruolo, e il flautista Michele Marasco: da questi corsi derivano i concerti del 26 luglio alla pieve di San Donato (Grandi autori alla pieve di Polenta) e il 31 luglio all’ex seminario di Bertinoro (Classicismo e Romanticismo). Sempre dai corsi di perfezionamento deriva l’iniziativa del 28 luglio che porterà invece in piazza della Libertà alcune decine di violoncellisti per il concerto ‘101 cellos & bass’.
Molte le anime del festival: oltre al già citato classico, proseguono fino alla fine di luglio i concerti blues il sabato a Fratta e la domenica in piazza della Libertà, mentre ad agosto sarà la volta del jazz con la rassegna BertinJazz che trasformerà, l’1 e il 20, il colle in un’enorme jam session. Il 10 agosto, in occasione di BertinLove, in piazza della Libertà si sfideranno alcuni gruppi sulle note di musiche da ballo di corteggiamento. Una minirassegna sarà dedicata al restauro dell’organo della chiesa del Suffragio con concerti il 25 luglio e il 3 agosto. Sul finire del prossimo mese entrerà in scena l’anima folk di Entroterre con il concerto dei siciliani Unavantaluna il 18 agosto in piazza della Libertà di Bertinoro e il festival di Musica Popolare che, dal 24 al 26 agosto, animerà la rocca di Forlimpopoli. Ricca di fascino e suggestione anche la rassegna ‘Ci vediamo all’alba’ con concerti al sorgere del sole la domenica mattina in rocca a Bertinoro. Il programma completo su www.entroterrefestival.it.

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

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Festival internazionale del Didjeridoo

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Australia, viene proprio dall’altra parte del mondo lo strumento protagonista di uno dei festival musicali più seguiti della Romagna. Il didjeridoo. Avete presente? Quell’enorme cannone di circa due metri che, invece di tirare dopo averci messo roba buona all’interno, dovreste soffiarci attraverso per farlo suonare. Lo strumento musicale tipico degli aborigeni australiani.

Un festival che si tiene a Forlimpopoli, frutto della passione di un forlimpopolese, Fiorino Fiorini, non solo per lo strumento musicale, ma per tutto il continente che vi sta attorno; tanto che l’attuale direttore artistico della rassegna vive ora in Australia.

“Forlimpopoli Didjin’Oz”, questo il nome del festival, letteralmente significa “Forlimpopoli fa cantare l’Australia”. Oz, sembrerebbe proprio quello del mago e di Dorothy, è il nome che gli australiani usano per definire la propria terra. Una rassegna che vede salire sul palco situato all’interno della rocca albornoziana, artisti internazionali da ogni parte del mondo.

Si inizia, è proprio il caso di dirlo, all’alba di domani (domenica 9 luglio) con una gustosa anteprima alla rocca di Bertinoro. Sveglia presto, perché alle 5,30 inizia il concerto dei ‘The Free Hands’ con ‘Hand pan project’. La formazione è composta da: Paolo Marini, hand pan e percussioni; Gionata Costa, violoncello e loop; Filippo Fiorini, didjeridoo e percussioni. Nell’ingresso, 7 euro, è compresa anche la colazione post concerto.

Il festival vero e proprio si svolge invece venerdì 14 e sabato 15 luglio nella suggestiva cornice della rocca di Forlimpopoli. Questa volta a salire sul palco star di caratura internazionale. Venerdì sera si esibiscono Lies Beijerinck and EYA Trio dall’Olanda, dalla Repubblica Ceca arriva invece Ondrej Smeykal e dalla Spagna Señor Marküsen. Sabato alle 18 si tiene un contest fra suonatori di didjeridoo, il cui vincitore aprirà i concerti del festival del prossimo anno. Poi a salire sul palco sono: il vincitore del contest dello scorso anno, William Goldschmidt, che a discapito del nome è italianissimo; Adele Blanchin & Jeremy Nattagh dalla vicina Francia e MT-Yidaki with Didge’n & Skins dall’Olanda.

Per gli appassionati non mancheranno momenti di formazione sonora attraverso alcuni workshop tenuti dagli stessi artisti che si esibiranno poi.

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Albana

Rubrica: Cultura e Territorio

Trentenne romagnola, bionda naturale e con una grande personalità. Sempre disponibile: molti la ricordano amabile, ma nel tempo le tante labbra a cui si è concessa hanno preteso che perdesse quella sua nota dolce. Il suo corpo porta in sé tutti i segni della sua terra, la Romagna, anche se non tutta la Romagna le piace. Preferisce le prime colline, ma non tutte: bazzica il cesenate, Bertinoro, Castrocaro, Predappio la evita accuratamente, poi Faenza, Brisighella e Dozza, anche se qui siamo già al limite con l’Emilia e, quella, è una terra proprio inospitale. Festeggia, proprio in questi giorni, i trent’anni, un’età matura, ma non troppo. Le storie che può raccontare sono infinite, così come le persone che ha incontrato. Arrivò da straniera in questa terra, ma vi si trovò bene e ne fece casa sua. Amata da uomini e donne, rapì il cuore di una imperatrice che in suo onore diede il nome ad una città. Un artista la volle onorare fondendo per lei una campana che suona una volta l’anno nel ricordo di quell’amore che si rinnova. A trent’anni puoi già avere un passato importante, ma comunque il futuro è ancora in gran parte da costruire, così è anche per lei: un domani fatto di viaggi negli States, in Canada e in Giappone. Buon compleanno cara.

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Aldruda Frangipane

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Una donna di potere, intelligente e avvenente, che, a discapito di quel che vorrebbe imporle il buon senso maschile, fa di testa sua e, naturalmente, riesce nell’eroica impresa di turno. Vi sembra familiare? La Disney ci è arrivata negli ultimi tempi con una serie infinita di principesse, e regine, eroine e una serie televisiva che rilegge in chiave femminile gran parte delle favole e leggende (Once upon a time). A Bertinoro, in provincia di Forlì-Cesena, c’erano arrivati circa mille anni fa.

All’epoca il borgo di Bertinoro, arroccato sul monte Cesubeo, era una contea, quindi stiamo parlando di una Contessa: tal Aldruda Frangipane di Roma, sposa del Conte Rainerio, di cui rimase vedova nel 1144. Da quel momento è la Contessa Aldruda a governare, certo sotto la tutela di Pietro Honesti: siamo pur sempre in pieno Medioevo e si tratta di una Contessa acquisita. Le cronache la descrivono gentildonna di bell’aspetto dotata di un animo bellicoso. Proprio quell’animo che la deve aver guidata quando, nel 1172, corse in aiuto della città di Ancona, assediata per mare e per terra dall’esercito dell’arcivescovo di Magonza, giunto in Italia a seguito di Federico Barbarossa. Il tutor della Contessa non deve aver trovato geniale l’idea di aiutare una città assediata da un tirapiedi del Barbarossa, proprio mentre l’imperatore stava per tornare in Italia per la quinta volta. Tanto che la nostra eroina lascia la rocca nottetempo passando da una porta laterale, che da allora prende il nome di “Porta del Soccorso”, alla guida di uno sparuto manipolo di uomini. Giunta sul far della sera sulle colline di Falconara escogita uno stratagemma per ovviare all’esiguità del proprio esercito. Fa accendere in cima ad ogni lancia due o tre torce, poi schiera gli uomini in formazione molto larga e al calare delle tenebre fa scendere le truppe dalle colline. L’arcivescovo di Magonza si ritrova stretto fra un cospicuo esercito arrivato in soccorso di Ancona e la città stessa e prende la decisione più saggia, abbandonare il campo. Il gemellaggio fra la città di Ancona e Bertinoro perdura tuttora, rinnovato ufficialmente nel 2003.

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