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Categoria: Comicità

Black Friday, la sfiga non fa sconti

Rubrica: Penna Ridens

Mi alzo in questo fantastico venerdì di non lavoro. Sì, mi sono preso una giornata di stacco e mi attende un gran bel programma: la mattina devo fare una salto a casa di una nuova amica e nel pomeriggio ho un colloquio per un posto di lavoro molto interessante. Bella vita oggi! E chi mi ammazza?
La radio non fa altro che ricordare che oggi è il Black Friday e ci sono sconti su sconti ovunque.
È un vero e proprio bombardamento mediatico, vabbè e allora?
Parto già tutto elegante da casa. Ho un outfit di tutto rispetto con tanto di giacca, camicia chic e poi, da vero ottimista, dei boxer neri coi fenicotteri rosa che spero di riuscire a sfoggiare al momento giusto. Ah, ah, uhm, chissà…
È presto e decido di fare un salto veloce al centro commerciale a pochi chilometri da casa, almeno per stare al passo coi tempi e vedere da vicino ‘sto friday! Ormai sono curioso. Quando arrivo, trovo un casino pazzesco. Gente agitata in fila ovunque e cartelli di sconti in ogni dove. Quando si arriva a parlare di occasioni, di prezzi scontati sugli sconti, mi perdo, non ce la posso fare e scappo.
Mentre sto cercando di capire quanta roba ho in tasca a un certo punto le chiavi dell'auto mi scivolano via dalle mani e mi cascano sulla grata metallica sotto di me, finendo cinque metri più sotto in uno di quegli angoli inutili cementati dei sotterranei del centro commerciale. Ma porc…putt...! E poi dentro l’auto ho anche il celluare, ovvero navigatore, come faccio ad arrivare dalla mia amica ora?! Ma porc…beep, beep, beep (tradotto mannaggia la pupazza). Il neurone mi dà uno stimolo “guarda che hai l’indirizzo della tipa anche scritto in un biglietto nel portafoglio, genio”! È vero! Ci guardo, eccolo: via Verdi, 82. Bene stiamo calmi ora, più o meno so dov’è la zona, ci posso e ci devo arrivare a piedi. Idem per il colloquio non è lontano da qui. Per le chiavi dell’auto pazienza, ne ho una copia a casa e perlomeno le chiavi di casa ce le ho ancora in tasca. Dai, tutto sommato nella sfiga poteva andare anche peggio. Ce la posso fare, vai pensa positivo Frank!

Missione 1: andare dalla mia amica. Si tratta di una ragazza che mi hanno presentato degli amici, separata da un po’, siamo usciti qualche volta, la cosa sembra andare bene e oggi mi ha invitato ad andare da lei. Uhm promette bene, non penso mi abbia invitato per montare delle mensole o sistemarle il lavandino con la scusa che è sola. O almeno ci spero.
Dopo dieci minuti a piedi dovrei esserci più o meno. Vedo un tipo a lato della strada intento a trafficare attorno al suo furgoncino con la scritta ‘Mario l’aggiustatutto, elettricista e non solo’. Mi avvicino.
«Mi scusi...»
«Sì?»
Ora lo vedo ben bene. È gigantesco, un incrocio fra un muletto (carrello elevatore) e un orso bruno: 1 metro e 90, due spalle come il cofano di una 127 special, braccia come tronchi e la barba anche sulla fronte. Deglutisco, sono un pelo in soggezione: «mi sa dire come dov’è via verdi? Non dovrebbe essere lontano mi pare».
«Certo sono della zona! Allora guardi vada dritto, poi prende la prima a sinistra…ecc.»
«Grazie mille».
«Non c’è di che si figuri».
Devo dire che, nonostante l’aspetto burbero, è una persona molto gentile e accomodante. Certo, sicuramente non è il caso di farlo arrabbiare, mamma mia! Uno così ti ammazza con un dito, ti trita nel caso respirassi ancora e ti vende su e-bay come cibo per cani!
Proseguo tutto allegro e arrivo finalmente dalla mia amica, suono e salgo al terzo piano. Passiamo un quarto d’ora a fare delle chiacchere di rito piacevoli e per così dire preparatorie, poi mi mostra le sue intenzioni, alquanto bellicose. Ah che bello, ci speravo. Siamo in camera e ho appena iniziato a spogliarmi, ma non sono ancora arrivato ai fenicotteri, quando suona il campanello.
«Scusa Frank, vedo chi è che rompe le scatole e torno subito».
«Ok, nessun problema». Dopo 15 secondi mi corre incontro tutta impanicata: «è Mario, mio marito, ha dimenticato le chiavi di casa e il cellulare. Sta salendo devi andare via subito!»
«Ma non eri separata?»
«Sì… e no, poi ti spiego, non c’è tempo».
«Ma come poi ti spiego?»
Aspetta, aspetta. Ho un dubbio atroce… Mario? «Ma chi l’aggiustatutto?»
«Sì lo conosci?»
«Ma cazzarola... sei la moglie di Mazinga?!»
Ma porca putt… sono già morto!
«Ascoltami bene e vivrai, esci dalla finestra e cammina su questa tettoia, poi devi fare un piccolo salto nel mio terrazzo qua sotto, vai a destra, scavalca il muretto e vai nel terrazzo del vicino che oggi non è in casa e da lì trovi una scala che ti porta in giardino, ok?»
«Ok» rispondo ma in realtà “ok sta cippa!” Questa è organizzata, qualcosa mi dice che non sono il primo a usare questa via di fuga.
Ho le palpitazioni, la pressione schizza a 240/180 e mi tremano le gambe, in poche parole me la sto facendo addosso. Fatti coraggio Frank, segui le indicazioni e scappa. Scappa sì, ma non ho il controllo del mio corpo. Vado per uscire sul tetto passando dalla finestra e inciampo subito, rotolo giù per i coppi trascinandomi dietro il vaso sul davanzale, pesantissimo, che inizia a rotolare con me. Nel panico urlo come un maiale al macello. Mi fermo appena in tempo. Il vaso invece prende velocità, schizza via e con l’effetto trampolino del tetto finisce dritto nel vuoto come un proiettile.
Nooo! Ma avrò ucciso qualcuno? Salto giù dalla tettoia e guardo veloce di sotto. Il vaso ha sfondato un lucernario al piano terra, ma non vedo sangue per fortuna.
«Ehi!» È la mia ex amica che mi chiama.
«Oh, tieni questo, vai, scusa, ciao!» Mi lancia un fagotto fatto con la mia giacca (da 200 euro) e le scarpe. Mi fa anche il segno della cornetta con la mano come per dire ‘ci sentiamo eh?’.
Poi blinda la finestra della grande fuga in un istante. “Come no, contaci guarda, ti chiamo domani” penso.
Danni accertati: sbrago di un paio di centimetri nella chiappa destra dei pantaloni fighetti, un gomito scorticato con annesso strappo di camicia. Tutto sommato va bene, sempre meglio che la morte certa.
Mi rivesto del tutto, salto nel terrazzo del vicino come da programma, scendo e alla fine sono in salvo. Wow! Che sollievo.
Me ne sto andando finalmente, quando vedo un gruppetto di persone tutte preoccupate che guardano proprio in direzione del lucernario rotto. Mah?!
Stanno accorrendo altri curiosi e uno mi dice: «ma cos’è successo?»
Io, ancora tutto sconvolto, rispondo di getto ingenuamente: «Boh. Non lo so, sono appena arrivato».
Risponde un cittadino informato e attento: «abbiamo sentito un gran urlo di una persona, un uomo come terrorizzato e poi una gran botta! Nessuno ha visto niente, secondo me di sicuro è uno che si è suicidato e cadendo ha sfondato il tetto della casa al piano terra. Mi sembra di vedere il lucernario rotto!ۛ»
“Toh! Tie’, gufo maledetto!” Faccio le corna di nascosto. Rispondo per educazione:
«Chissà spero che si sbagli, ma magari era un poveraccio in preda a una delusione amorosa, poi guardi anche le donne di oggi… lasciamo perdere, buona giornata!»

Missione 2: andare al colloquio.
Mi dirigo verso il mega complesso multi aziendale dove sono atteso per il mio importante incontro. È una società seria, una gran bella occasione e non posso sbagliare. Vediamo di raddrizzare sta giornata. Su, animo!
Inizio ad accusare un pelo la fatica. In effetti, ho avuto una mattina intensa, è da un po’ che cammino, non ho pranzato e sono anche sudaticcio, ma non mollo. Ormai la giornata può solo migliorare, no?! Finalmente sono quasi arrivato, giro a destra, imbocco un vicolo e… tac!
La più grande cacca mai vista sulla strada e io ci affondo dentro il mocassino lucido! Nooo! Ma cos’è sto schifo?! Ma ci sono le mucche per la strada come in India?! Ma chi è che va in giro col cavallo in pieno centro?! Chi dice che porta fortuna è perché non ne ha mai presa una così!
Non vorrei fare la vittima ma… tutte a me oggi?!
Resoconto: ho una giacca stropicciata che sembra uscita da un tamponamento in tangenziale, un gomito sanguinolento, una chiappa areata, un’ascella commossa che inizia a dire la sua e del DNA di una bestia sconosciuta ma sicuramente grossa, sotto la scarpa.
Bene, non so, c’è dell’altro mi chiedo? Mi devo aspettare un meteorite sulla coppa oppure un’invasione di cavallette?
Vabbè, faccio quello che posso con l’erba del primo prato che incontro e con i fazzoletti a disposizione. Tutto sommato credo di aver fatto un buon lavoro. Comunque ci sarà pure un bagno dove posso darmi una sistemata in quel palazzone di uffici, no?
Arrivo all’edificio, l’azienda del colloquio si trova al settimo piano. Prendo l’ascensore e mi ritrovo come unico compagno di viaggio un mite vecchietto dall’aria rassicurante. Come iniziamo a salire mi rendo conto di non aver calcolato l’effetto “stagno” dell’ascensore. L’ambiente si satura subito degli aromi balsamici provenienti dal mocassino “incidentato” e non perfettamente sterilizzato. L’ascella poi dà quel retrogusto di nonsoché in più. L’aria è irrespirabile ma il mio anziano compagno sembra indifferente, credo abbia l’olfatto un po’ fiacco per fortuna.
Secondo piano. L’ascensore si ferma. Entra una super donna attraente ed elegantissima con l’aria impettita, probabilmente una manager o simile. Anche lei sale.
Noo, che vergogna. Come si chiudono le porte le scappa un matematico «uhmmm» che dal tono che usa tradotto vuol dire: “che è sta puzza e chi è lo schifoso di turno?” Poi si volta in slow motion con sguardo distinto ma accusatorio. Ho solo una possibilità: depistaggio spinto. Funziona sempre. Assumo anch’io un’espressione schifata ai massimi livelli e caccio un paio di occhiate di sdegno al mite anziano. Poi la guardo come per dire “be’ che ci vuoi fare? Poverino”. Sono veramente una brutta persona!
Lui continua a guardare in basso e non si accorge di niente. Dentro di me spero tanto che sia diretto all’INPS, al nono piano, così mi copre per tutto il tragitto. In effetti mi copre alla grandissima. Esco dall’ascensore al settimo piano con gli altri due ancora dentro, li saluto educatamente, sorrido alla manager e le rivolgo uno sguardo di solidarietà che dice “mi dispiace resista ancora un po’”.
Lei ricambia con un sorriso di cortesia, che dolce.
Vedo un bagno per i visitatori e mi ci fiondo dentro. Cerco di sistemarmi al meglio per quello che posso, ma insomma non sono forse il top della presentabilità, sono un po’ sciupatello.
Mi presento e finalmente arriva il mio turno.
«Salve, se preferisce si tolga pure la giacca è piuttosto caldo qua dentro».
«No guardi, la ringrazio ma sto bene così».
È un caldo della miseria ma col cavolo che me la tolgo. Sarà stropicciata da morire, ma mi copre il gomito e la chiappa incidentati. Il colloquio prosegue normalmente, anzi direi che va abbastanza bene. In fondo sarà pure passata tutta ‘sta iella no?
Finisce il colloquio e mi alzo per salutare gli esaminatori e nel farlo non mi accorgo subito che mi è scivolato dalla tasca il portafogli, finendo per terra.
«Guardi le è caduto qualcosa dalla tasca».
«Oh che sbadato, la ringrazio».
Vado spontaneamente per chinarmi a raccoglierlo, dando le spalle alla commissione, quando sento un improvviso «oooh» di sgomento puro. Finalmente ho trovato il modo di sfoggiare i miei bellissimi fenicotteri rosa attraverso la finestra sul culo, per un attimo indifeso dalla giacca. Molto bene! Che figura di …! Non ci provo neanche a salvare la situazione, non è possibile. Mi rialzo dignitosamente e saluto tutti.
«Le faremo sapere, grazie». Non credo proprio, comunque ringrazio.
Commenti a porte chiuse: «Profilo interessante questo Sig. Calamaio, tutto sommato. A parte che sembrava un po’ in disordine e con una giacca orrenda, ha un bel curriculum… peccato per i fenicotteri!» Un solo secondo di silenzio poi gli esaminatori si guardano fra loro e… cedono. Scoppia una grassissima risata che attraversa i muri, passa dal mio orgoglio ferito e arriva fino all’INPS e al mio amico ‘puzzone’!

Sono distrutto da questa giornata. Il morale è a terra. Torno a casa, sempre a piedi ovviamente.
Mi guardo intorno per vedere se c’è una telecamera da qualche parte. Niente.
Che sia semplicemente vittima di una fantastica “candid camera”?! Eh sì, magari!
Nel tragitto vedo l’ennesimo enorme cartello di sconti del Black Friday.
Be’, sicuramente per me è stato un Venerdì Nero, ma di certo la ‘Sfiga’ non fa sconti!

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Frank-Calamaio

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure

Badanti alla riscossa

Rubrica: Penna Ridens

Ci sono tantissime leggende metropolitane disseminate qua e là nelle chiacchere dei bar o in qualsiasi angolo della città. Alcune sono solo fregnacce, altre hanno un fondo di verità e altre ancora sono talmente vere da superare di gran lunga l’immaginazione dell’uomo comune. Talmente vere da stracciare la realtà!

Capita che una sera così, chiacchierando con l’amica Anna, lei se ne esce raccontandomi che usa spesso i mezzi pubblici e mi parla di quello che succede sul famigerato Tram n. 5, della serie “ho visto cose che voi umani…”. Nooo! Decido di provare, devo assolutamente vedere con le mie orecchie, sono troppo curioso.

Tratto da fatti realmente raccontati…

Il tram n. 5 è un’arteria stradale fondamentale per chi si sposta senz’auto all’interno della città. Parte dalla periferia, si ferma al cimitero, passa dall’ospedale e arriva in stazione.

Seguo il piano di battaglia di Anna. Ore 10 di un giorno qualsiasi alla fermata del cimitero. Salgo tranquillo e mi apposto.

Uno dei personaggi mitologici raccontati è già lì all'attacco. Si tratta di Liana, una donna russa di professione badante e con l'hobby... uhmm dei rapporti sociali. Sui quarantacinque, tutta tirata e ancora piacente, con tutte le cose al posto giusto.

È in piedi di fianco all'autista e gli parla: «Io ora va ospedale, fa puntura a vecchietto, poi fa spesa Conad. Se tu voi io vede te dopo. Tu Pausa? Io sono». Spudorata ed esentasse, grandissima.

L’autista pare ascoltarla interessato.

La popolazione del tram è variopinta e ci sono persone di ogni categoria, un po' lo specchio della società, ci sta e me lo aspetto: pensionati, stranieri, casalinghe, c'è chi ha il braccio ingessato quindi non guida, gli studenti ecc.

Fermata 15 bis, arriva Nadia “l'imperatrice”. Stazza imponente, spalle quadrate, sguardo feroce e aria rassicurante più o meno come un rottweiler idrofobo a cui hanno appena rubato l’osso.

Sale ed esordisce urlando : «Insomma no possibile, io aspetta da mezza ora e tram sempre ritardo. Io va per lavorare no parrucchiera. Italia sempre problemi!».

Nessuno ha il coraggio di ribattere. Credo di averla vista in qualche incontro di MMA sulla rete e che abbia vinto. Meglio non approfondire.

Continuando a sbuffare si va a sedere. Dopo poco sento, o meglio si fa sentire che chiacchera con una vicina di posto e d'un tratto sparisce l'espressione nera e accigliata e diventa tutta raggiante: «No. Non posso credere anche tu di Ucraina! Io venuta Italia anni fa, io cerca lavoro, amore con uomo vero e trova culo di vecchio da pulire. Io pulisce, lava stira e no trova meglio di badante. Ah Italia no buono per donna di Est. Ahh! Ma tu dimme, anche tu badante? Dove sta ora? Di dove di Ucraina?». Poi partono chiacchere incomprensibili in lingua madre.

È uno spasso questo tram, ancora meglio di come l’aveva descritto Anna.

Via via che il n. 5 prosegue noto che i passeggeri si vanno a uniformare, con meno italiani e sempre più stranieri anzi, nello specifico badanti, praticamente un'invasione.

Ora sono in netta minoranza, è terra straniera. Ho quasi paura che dirottino il tram non so, su Kiev! Si sono distribuite secondo uno schema preciso: russe davanti, ucraine al centro e rumene in fondo; questioni di geopolitica credo, poi ci sono altre minoranze, relegate dove c’è posto. Parlano tutte un po’ italiano e un po’ nelle loro lingue. Credo che fra gli argomenti ci sia anche il piano di come conquistare il mondo.

Siamo alla chiesa di Porta Nuova, due curve e tac! Liana affonda il colpo. Nel suo approccio con l’autista ci va giù pesante allunga una mano e lo molesta. Nooo, non ci credo. Vabbè business is businnes, ho capito però dai...!

Per un attimo al posto del cartello vietato disturbare il conducente mi sembra di leggere vietato masturbare il conducente. È scandaloso, senza ritegno. Però è anche fantastico, se lo sapevo mi compravo il pop corn.

In pratica penso, sta mettendo mano al mezzo pubico nel mezzo pubblico! Ah, ah, ah!

In tutta questa situazione assurda mi scappa da ridere e onestamente mi prende un po' di sana e onesta 'sgrigna' (in romagnolo dicasi sgrigna episodio di riso intenso e incontrollato).

Improvvisamente Nadia mi guarda dura e serissima: «Perché tu rida? Io fare ridere te? Noi donne che lavora e che parla di nostra vita fa ridere uomo italiano. Tu non sa cos’è vita da badante. Tu rida ancora?!».

Mi ritrovo gelato all’istante. Mer... fa qualcosa cervello di Frank! Mentre mi scende una gocciolina di sudore freddo dalla fronte, sfodero la mia migliore espressione da ebete, come se non avessi capito assolutamente nulla (non è poi così difficile per me): «What? Do you speak english?».

L’imperatrice: «Uhmm! No inglese, ma tu basta ride, ok?».

Indico lo smartphone che ho in mano e sorrido umile umile, come per dire rido per qualcosa che ho visto qui e faccio un cenno di scuse con la mano. Lei si calma, sembra.

Wow! L’ho scampata per un pelo. Deglutisco il groppone che ho in gola e me ne torno mesto mesto a guardare fuori dal finestrino.

Meglio essere uno straniero ebete che un italiano lanciato in corsa da un tram.

Arrivo in stazione e quando sto per scendere mi strozzo in gola un automatico saluto: «Graz…, ehmm... thank you!».

Comunque non male il n. 5. Ci prendo gusto e torno nei giorni successivi.

Le situazioni che si presentano rimangono le stesse bene o male, si è creato ormai come dire un certo “giro”.

Noto che Liana ripropone il repertorio anche con gli altri autisti, insomma non ci sono preferenze e non c'è amore. Beh d'altronde si sa che le donne dell'est sono toste e molto pratiche, giustamente direi.

Metto da parte quel briciolino di animo romantico italiano che mi è rimasto nascosto da qualche parte, in fondo non è giusto giudicare e probabilmente il freddo della steppa ti forgia e ti rende duro, io non posso saperlo, eh già!

Capita di sentire ad esempio: «Io domani ho solo una ora però se tu voi, io sono. Aspetto tu in parco vicino di Conad eh?».

Vedo di giorno in giorno un susseguirsi di autisti che non s'è mai visto. Mi è capitato di prendere altri tram ma sembra che il n. 5 stranamente sia il più ambito, con un gran ricambio di autisti. Mi immagino che quasi facciano a cazzotti. Tipo quando devono assegnare i turni, il capo: «Allora per il n. 5 come ci organizziamo?». «Vado io!». «No io!». «Non è giusto l'avevo chiesto prima io». «Se c’è bisogno posso andare anch’io nel giorno libero, a gratis. Nessun problema eh. Io ci sono, per l’azienda questo e altro».  Ah, ah, troppo divertente.

Un giorno incontro così per caso in centro un vecchio amico che non vedevo da un po’: «Ciao Frank come va?».

Dopo le solite chiacchere, che fai di bello ecc., mi chiede : «Ma... hobby?».

«Ah guarda, ti dirò, ultimamente viaggio molto». «Ah però. Beato te, io non ho mai ne tempo ne soldi. E dove sei stato di bello?»

«No ma niente di che, sono abitudinario vado dal cimitero alla stazione, però mi piace, mi rilasso».

 
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Frank-Calamaio

Frank Calamaio

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Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure

Il maniaco notturno

Questo racconto è adatto a un pubblico adulto.
Se ne sconsiglia la lettura ai minori di anni 14 non accompagnati.

Serata estiva impegnativa, un po’ di baldoria e qualche drink in più del solito, tanto non guido io.
I miei compagni di bagordi mi lasciano a casa che sono circa le tre del mattino.
Cammino morbido e strascicando un po’ i piedi, un tantinello stordito e molto rilassato. È ancora caldo, si sta benissimo fuori e con quel mio nonsochè di vissuto sudaticcio e alcolico mi aspetta una doccetta purificatrice e poi a letto. Ce la posso fare. Bella vita Frank!
Me la prendo comoda, faccio 15 metri in circa 15 minuti, prima di aprire la porta di casa. Praticamente un bradipo zoppo.
Sono nudo sul pensatoio (il water) e sto per entrare in doccia quando mi cade l’occhio sulla lavatrice. No! Ho dimenticato il copriletto matrimoniale lavato e mollo dentro il mio elettrodomestico preferito da circa 3 giorni. Che balle, devo stenderlo altrimenti diventa uno schifo. Solo che ho appena gettato i vestiti non so dove nel mucchio dei panni immondi e schifati e pure io sono immondo e non mi posso mettere qualcosa addosso di pulito per fare pochi metri che poi mi tocca rilavarlo subito. Insomma sono questioni di economia domestica, avrò ancora sì e no quattro cose pulite in armadio. Vabbè vivo al piano terra (vedi planimetria descritta nel racconto “Il riscaldamento globale nella mia camera da letto”) e ho lo stendipanni in versione estiva appena fuori dalla porta, perché complicarmi tanto la vita? Posso uscire nudo e buttare il copriletto al volo sullo stendino per poi tornare subito in casa. In fondo chi se ne accorge?!
Nella mia condizione ho ragionato già troppo. Inizia a venirmi un certo malditesta. Ah però, devo stare attento alle zanzare assassine che infestano la zona altrimenti quelle entrano in casa e non mi lasciano dormire di sicuro. Quindi esco nudo col copriletto in mano e vado ad accostare leggermente la porta per non fare entrare le bestie volanti. Vedo lo stendino, bello! Un attimo dopo sento: «Clock!»
Porca tro…(beep di censura)! Mi sono chiuso fuori.
Rimango impietrito. Quel clock è come una secchiata di cubetti di ghiaccio sulla schiena.
Sono in una piscina di mer…(beep) senza braccioli!
Sono ormai le 3 e mezza di notte e sono nudo come un verme, puzzo d’alcool e ho un copriletto in mano per coprire la mie vergogne, sembro un cacchio di maniaco notturno! Come se non bastasse il copriletto è di pile! Cosa ci fai col pile ad agosto?! Era un regalo di mia zia, l’ho trovato tutto ammuffito e mi sono messo in testa di fare ordine in casa. Vedi? Ti sta bene, vivi nel casino totale che è meglio!
Stavolta finisco sul giornale. Se mi beccano mi fanno il trattamento sanitario obbligatorio, sicuro. Finisco in una casa di cura per malati di mente a parlare coi piccioni!
Ma sei un rincoglionito dovevi solo accostarla quella cacchio di porta e invece?!, mi dico.
Maledette zanzar… Eccole! Sento un rumore tipo squadriglia di aerei tedeschi in picchiata durante la Seconda Guerra Mondiale. Quelle bastarde iniziano a far festa. Capirai non gli sembrerà verò: «Guardate ragazze c’è un imbecille tutto nudo diamoci dentro!»
D’un tratto m’è passata la sbronza. Ragiona, ragiona, ragiona Frank!
Ci sono! L’unica chance è attraversare il giardino condominiale e andare sul retro dove c’è la finestra della mia camera da letto, se non ricordo male dovrei averla lasciata appena socchiusa. L’alternativa è suonare dai vicini e rischiare l’arresto oppure fingermi un barbone e dormire per strada, ma con sto pile non sono credibile dai!
Intanto le zanzare mi stanno massacrando. Sono tutto un bozzo, stanno esagerando ‘ste maledette. Le vedo che arrivano volando e vanno via a piedi da quanto son piene perché son troppo pesanti per il viaggio di ritorno. Mi pare di sentire anche un paio di rutti. Mi beccano anche in posti che non sapevo di avere. Oddio non resisto, sono arrivate fino all’interno chiappa. Temo che vogliano entrarmi dentro! Devo muovermi. C’è solo un problema. Sirio, l’occhio elettronico con la cataratta, ma infallibile. È quella solita vecchia della vicina che d’estate vive alla finestra e tutto vigila. Come faccio? Devo attraversare il giardino assolutamente.
Lampo di genio. Ricorda Jurassic Park. I dinosauri non ti vedono se rimani immobile! Grande, dovrebbe funzionare. Anche la vecchia più o meno risale a quel periodo lì, il Giurassico.
Studio lo schema. È come una telecamera di vigilanza, si muove coprendo tutto il campo visivo da sinistra a destra e poi torna indietro. Devo avanzare quando non mi vede e quando Sirio torna su di me mi blocco immobile magari dietro a un riparo.
Dovrei riuscire ad arrivare dietro quell’albero in tempo. Vai è ora. Arrotolo ben bene il pail e parto a manetta. In quel momento parte il sistema di irrigazione automatico. ‘Azzarola non ci voleva. Arrivo sull’erba, vedo l’albero e ci sono quasi quando, sul più bello, perdo aderenza sull’erba bagnata e scivolo. Finisco in spaccata completa alla Van Damme sul prato con un irrigatore fra le gambe a pochi centimetri dalle mie chiappe e dall’incidente diplomatico. Uhh! Tiro un sospiro di sollievo, c’è mancato poco. Mi son fatto malissimo ma devo stare muto e stringo i denti. La cosa buona è che ho fatto fuori un po’ di zanzare che mi erano rimaste attaccate al sedere. Crepate infami! Sirio sta per tornare in zona. Mi spalmo sull’erba, mi copro al volo col pile, smetto di respirare e rimango assolutamente immobile.
Lo sguardo vigile della vecchia si sofferma qualche momento sulla zona. Forse ha qualche dubbio. Ma poi passa oltre e prosegue guardando altrove. Avevano ragione nel film! Grande Spielberg. L’ho sempre detto che è un grande! Tutto strappato e claudicante riesco a uscire dal giardino e andare sul retro. Qui la strada scende e la mia finestra si trova a circa due metri d’altezza. Come faccio ad arrivarci? Mi guardo intorno e d’un tratto, non so perché, mi tornano in mente le bollette che ho pagato giusto due giorni fa. Ah giusto. Mitica Hera! Userò il cassonetto dell’indifferenziata qua vicino. Lo sposto e ci salgo sopra. Ma devo fare in fretta se qualcuno mi vede sono finito. Riesco a spostarlo senza fare troppo rumore fin sotto la finestra. Dai è fatta. Vado per salirci sopra ma perdo l’appiglio, scivolo finisco con piede sul pedale di apertura del cassonetto. Il portello si alza e mi rilascia una svaporata atomica di olezzo e marciume da stecchire d’un botto tutte le zanzare ancora attaccate alla pelle. Per poco non svengo. Oltretutto mi rotola in mano un fantastico sacchetto mezzo scuarciato con le schifezze più immonde che mi si spargono addosso allegramente. Bellissimo non c’è che dire ma quello che mi dà fastidio è che il pile è da rilavare. Ma dico io: la volgliamo fare sto cacchio di raccolta differenziata si o no? Non è possibile che quando cerchi un cassonetto della carta o della plastica non lo trovi mai! Insomma ora sono furioso, non ne posso più. Salgo sul cassonetto e noto con piacere che la finestra è effetivamente socchiusa. Scavalco ed entro finalmente.
Fuori ho lasciato un casino della miseria, con i rifiuti sparsi per terra e il cassonetto sul marciapiede ma poi per un attimo ripenso alla bolletta cara ammazzata e me ne frego allegramente. Mi sparo una doccia con l’amuchina e poi a letto. Sono disintegrato. Che nottata tremenda.
Il mattino dopo sento un vociare di persone tutte intente a discutere di qualcosa proprio sotto la mia finestra. La apro e vedo i miei vicini che osservano il disastro che ho combinato la sera prima. Scatta la sceneggiata.
Io: «Buongiorno, ma scusate cos’è successo qui? Chi è che ha combinato questo disastro?»
Uno dei miei cari vicini: «Buongiorno Frank. Hai visto che roba? Ci stiamo chiedendo anche noi chi può aver fatto una cosa del genere e perché. Ma tu non hai sentito nulla?»
«Ma guarda te che non si può più stare tranquilli neache in questo quartiere, è uno scandalo. Io lavoro tantissimo ultimamente e alla sera sono talmente stanco che quando mi addormento ho il sonno di piombo. Infatti non ho sentito assolutamente niente, nessun rumore e voi?»
«Noi no. Non ci siamo accorti di nulla. La Gigliola del palazzo di fronte, che ha problemi di insonnia, dice che le sembra di aver visto un uomo nudo girare in zona con una coperta in mano che erano quasi le 4 di notte. Che sia stato lui? Ma perché poi spostare un cassonetto e spargere immondizia in giro?»
‘Azzarola mi ha beccato, penso. Devo fare depistaggio alla grande. Mi faccio una grassissima risata:
«Ah ah, guarda non lo so chi è stato ma ce n’è di gente strana in giro. E poi con tutto il rispetto per la Gigliola credo che le ci vorrebbe davvero un bell’uomo nudo dentro casa. È troppo tempo che è sola da quando il marito è scappato con la badante. E pensare che è una bella donna ancora!»
Il vicino: «Ah ah , Frank hai ragione, sei forte. Ah ah».
Io: «sarà stata una ragazzata magari di quei ragazzi che giocano sempre lì in piazzetta. Sai, i giovani a volte si annoiano e fan cose strane».
«Sì Frank forse hai ragione comunque non ti preoccupare adesso sistemiamo noi pensionati che ci mettiamo cinque minuti. Scusa se ti abbiamo disturbato».
«No. Figuratevi è sempre un piacere scambiare quattro chiacchere con voi, e poi in fondo non è successo niente. Mi preoccuperei di più se ci fosse questo presunto maniaco notturno. Ah ah ah».
«Ah ah, giusto Frank. Buona giornata».
«Buona giornata a tutti voi».
Wow… è andata bene. Devo solo ricordarmi di seppellire una copia delle chiavi di casa in giardino, in un posto sicuro, magari insieme ad almeno un paio di mutande.

Photo credit: Emiliano Grusovin, "Noir city"

 
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Frank-Calamaio

Frank Calamaio

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Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure

Vita da spiaggia

Estate. È tempo di relax, qui al bagno “Mare d’amare”. Tutto sembra scorrere più lentamente e si cerca di cacciare via i cattivi pensieri legati allo stress del lavoro e ai problemi della vita di tutti i giorni. Il freddo invernale e quelle giornate piene di nebbia che ti mettono la depressione addosso sono ormai ricordi lontani.
Che si tratti di weekend o di vacanze vere e proprie, appena si può ci si rifugia nella mitica e insostituibile spiaggia. L’habitat tipico del vacanziero e/o week-endista romagnolo e cura di tutti i mali. Rigenerante, nonché luogo di svacco violento e di goduria più sfrenata.

Ci sono vari modi, attivi e passivi, di vivere la spiaggia. C’è il giocatore folle di racchettoni, l’amante delle bocce, il giocatore di burraco, l’intellettuale spinto che legge a rotta di collo, lo smartphonista, il cruciverbista…
Ci sono ovviamente anche tanti bambini. I piccoli che giocano con le madri e i padri che giocherebbero volentieri con altre madri, tra le altre cose.

Poi c’è l’utente passivo per eccellenza, l’ameba! L’ameba arriva, sistema il lettino, stende il telo, si aggiusta al meglio e poi, semplicemente, perde i sensi. Si lascia andare completamente e pian piano perde forma sotto l’effetto del sole. Diventa uno squacquerone col costume, un’ameba molle appunto (bestia unicellulare priva di scheletro dalla forma spappolosa…vedi solita wikipedia). Il corpo in forma gelatinosa si espande e ricopre il lettino quasi completamente, praticamente lo ingloba e arriva a toccare la sabbia con qualche brandello di carne. Quando si sveglia, l’utente ameba impiega mediamente dieci minuti per recuperare la forma del proprio corpo e tutti i pezzi sparpagliati sulla tela del lettino. È un momento che ricorda molto il cyborg cattivo di Terminator 2 quando si scioglie e si ricompone pian piano con tutte le goccioline che si uniscono. Si tratta di un fenomeno strano non del tutto spiegato dalla scienza ma che riguarda tutto il popolo di collassati sul lettino.

C’è, inoltre, la tipica e immancabile famiglia ipocalorica. Si tratta solitamente di un nucleo famigliare allargato a parenti fino a 4° grado che spesso non crede che possa esserci necessariamente un domani.
È una famiglia attrezzatissima e soprattutto ben rifornita di generi alimentari, tant’è che solitamente prende sempre un ombrellone in più da utilizzare come dispensa per il cibo. Il menù tipico prevede parmigiana al mattino, stinco a mezzogiorno e peperonata come merendina, più qualche eventuale panino con mortadella per tappare i buchetti. C’è ad esempio il piccolo Antonio, che viene incalzato amorevolmente a nutrirsi in maniera adeguata: «mangia, piccolo mio, amore di mamma, mangia qualcosa». Il tenero bimbo dà soddisfazione con i suoi 8 anni e 74 kg di peso, peccato che non riesca a fare il bagno da ormai due anni. Sembra infatti che occorra aspettare almeno 3 ore dopo aver mangiato prima di entrare in acqua, l’hanno detto a “Studio Aperto”, quindi dev’essere vero!

Insomma in generale ci sono vari tipi di spiaggiaroli, c’è chi si fa gli affari suoi e chi invece… no.
Dall’ombrellone X trasmette incessantemente il magazine d’informazione “Radio Vipera” in tutte le frequenze dai 92 ai 107 Mhz con un segnale ottimo dall’ombrellone 2 fino al 104. Per gli altri, meglio aiutarsi con un mestolo per la ricezione.
Si tratta di un’attività di servizio pubblico locale specializzato nel reportage di fatti e misfatti “importanti” dei dintorni. Vi sono più “osservatrici”, che monitorano la spiaggia e si coordinano fra loro, elaborano le informazioni e le trasmettono. C’è la Jolanda, la Marisa, la Samantha, la Ines e altre. Il loro impegno nel sociale è notevole e la loro dedizione è da ammirare.
All’ombrellone X a volte si uniscono anche l’ombrellone Y e Z per fare gossip in 3D, dipende dal carico di lavoro.

Come il leone nella savana, nascosto nei cespugli, che quatto quatto rimane sempre sottovento attento per non farsi sfuggire qualsiasi cosa si muova, ovvero ogni possibile preda, così l’osservatrice di “Radio Vipera” rimane apparentemente immobile per ore dietro la copertina di - “Novella 2000”, “Chi, cosa e quando?”, “Ve lo do io il gossip” e “Famiglia curiosa”, fate voi - a caccia di notizie, notizie vitali.
In caso di necessità (quando bolle in pentola qualcosa di grosso, tipo bagnino nuovo e/o aria di corna) l’osservatrice può restare immobile per ore e ore senza bere né mangiare, imitando se necessario lo stato di morte apparente e rallentando i battiti del cuore fino a 5 in un’ora. L’osservatrice vede tutto e, non si sa come, vede anche attraverso le pagine delle riviste.
Trasmissione tipo: «la Carla indossa lo stesso costume alla brasiliana di ieri, tra l’altro assolutamente fuori moda, ma sarà mai possibile? È scandaloso», «attenzione, quello lì all’ombrellone n° 15 non è Nicola l’ex marito della Nadia? Pare che lui l’abbia lasciata per il cognato della sorella della Gigliola che sta al n° 74. Com’è piccolo il mondo», «guarda te com’è in forma la Moira? Sicuro che s’è rifatta le tette. In effetti si vede che galleggia molto meglio ora quand’è in acqua. Gliele avrà pagate il suo nuovo uomo, l’avvocatone di Milano. Facile essere belle col bisturi è un po’ di silicone. Da quando sta con lui si dà tante di quelle arie».

È pomeriggio inoltrato e d’un tratto succede qualcosa di imprevedibile. Si sente un boato fortissimo, simile a un’esplosione, quasi uno sparo, provenire dalla spiaggia vicino al bagnasciuga. Oddio! Tutti si voltano e si chiedono cosa sia successo, c’è una grande tensione nell’aria.
Sarà stata una lite fra i coniugi dell’ombrellone n° 19? Lui è un finanziere e ha il porto d’armi! Oppure è scoppiato un gommone? O ancora peggio è esploso il bimbo Antonio che ha esagerato col lardo di colonnata?
45 secondi dopo l’accaduto, una cronista di “Radio Vipera” è già sul luogo per recuperare informazioni. Si muove astutamente, confondendosi tra i comuni bagnanti, raccoglie indizi, intervista i testimoni, studia la scena del crimine ed elabora tutti i possibili scenari. Che efficienza! Altro che “Studio aperto”!
All fine, da vero detective torna alla base con la verità in tasca pronta da diffondere. Si tratterebbe solo di uno stupido scherzo fatto da dei bambini che hanno gettato un petardo in aria da uno dei capanni da pesca che si trovano sul molo poco distante. Non succedeva niente di così interessante da quando nel 2014 la moglie di Gino fu beccata col bagnino nella cabina 23 in atteggiamenti intimi. Povero Gino, che vergogna, ora va al bagno “Chicco”.

Ah! Che paura! Ma per fortuna, grazie alla modulazione di frequenza e all’insostituibile lavoro svolto dalla Jolanda e dalle altre operatrici, ben presto torna la calma e tutti i clienti del bagno “Mare d’amare” possono tornare alle proprie attività o inattività, a seconda dei gusti.
La sacra quiete della spiaggia per un attimo è stata violata, ma grazie al cielo ora è tornato tutto come prima. Non temete gente di spiaggia, “Radio Vipera” veglia su di voi, non siete soli.
Mi raccomando godetevela!
Questo racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente… non casuale.

 
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Frank-Calamaio

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure

Guerra fredda al discount

Antonio e Luisa, coniugi Rossi, sono una coppia consolidata-cicatrizzata ormai da tempo. Forse pure troppo. Sulla cinquantina, con vent’anni di matrimonio alle spalle e due figli, all’apparenza potrebbe sembrare un’unione felice e normale, invece…

Altro che calore famigliare, in verità è in atto una vera propria guerra fredda senza esclusioni di colpi. Non c’è mai uno scontro all’ultimo sangue ma un mix continuo di battutine taglienti, sarcasmo a go-go, sopportazione e sorrisini per un equo quieto vivere/sopravvivere. La vita della famiglia Rossi è una sorta di sit-com all’italiana coinvolgente e che dà assuefazione quasi come Un posto al sole di Rai 3!

È un sabato di agosto, in Romagna. Il caldo continua ad aggredire le città, l’asfalto si squaglia e persino i piccioni migrano in Trentino per sopravvivere ma il programma non è certo quello di andare in spiaggia, come tutti i cristiani che lavorano dal lunedì al venerdì. No, oggi si va a fare la spesa! Oh meglio, c’è il progetto acquisti. Luisa, la precisona, ha preparato una bacheca per la ricostruzione della scena del crimine, stile Criminal mind. Un totale di ben 107 puntine da disegno riunisce tutti i possibili volantini di super-offerte e scontissimi collegati con dei fili rossi ai rispettivi supermarket/Discount sparsi nell’arco di 30 km quadrati cerchiati sulla cartina topografica del luogo del delitto. Sono indicate tutte le strade possibili come vie di accesso e, in caso di emergenza, anche gli schemi fognari delle città coinvolte. Non si sa mai, in condizioni di traffico intenso si potrebbe scendere nelle fogne come scorciatoia! Le possibili vitttime si chiamano: passata di pomodo fresco, sguscia-uova elettrico a energia solare, fusti di detersivo 4X1 e altri prodotti imperdibili. Il movente, uno solo: la spietata logica della convenienza e del risparmio a tutti i costi.

Il tutto è organizzato secondo rigidi stadard militari. C’è un piano di battaglia ben preciso con gli orari, le tappe, le strade da percorre e naturalmente i piani di riserva b, c e d (sfiga grossa tipo Tsunami a Forlì).

Dopo aver piagnucolato abbracciato al condizionatore, Antonio si rassegna e parte per la missione, ore 9:02. Preferirebbe attraversare una riserva di orsi bruni nudo e cosparso di miele piuttosto che partire, ma deve farlo per amore della famiglia.

Dopo ore e ore di intenso lavoro, un mezzo panino al volo come pranzo e nell’assoluto rispetto della tabella di marcia, la coppia giunge incredibilmente all’ultima tappa: il “Pocarestantaspes-Discount”. Il numero uno del risparmio dove il pollo non è pollo e il maiale non è probabilmente neanche carne, ma costa poco, quindi ci si passa sopra. Sono le 17:15.

La pazienza di Antonio è finita al terzo supermarket, alle 12:30 circa. La tensione fra i due è alle stelle, si tirano occhiate livello Taser in dotazione alla polizia americana.

«Cara, non mi dirai che questo è già l’ultimo market della lista vero? Non ci è voluto molto in fondo» dice lui in tono ironico.
«Hai ragione, la prossima volta vedo di estendere il giro, ci sono un paio di supermercati nuovi dove non sono ancora andata» risponde lei sorridendo. In quel momento una zanzara ignara attraversa la linea di fuoco dei loro sguardi. Fulminata all’istante, meglio di quegli aggeggi coi neon.

Lei: «No non ci posso credere! C’è il detersivo formato condominio in offerta, se ne prendi 2 fusti risparmi ben 8 euro!»

«Caspita! Prendilo è un gran affare, soprattutto se pensi che ormai ho fatto fuori 60 euro di pieno dell’auto per risparmiare in totale più o meno 23 euro e 50!! Affarone. Poi non si sa ma,i con tutto quel detersivo potremmo mettere su una lavanderia, dai dai prendilo!»

«Preso infatti. Grazie caro per il consiglio!»

L’allegra gita fra le corsie del discount continua.

«Caro che ne pensi se prendo il bagnoschiuma alla calendula e al muschio bianco tibetano?»

«Dipende, è per te tesoro?»

«Certo e per chi sennò?»

«Allora perché non provi lo shampoo per cani? È solo due corsie più in là e pensa, è pure in offerta!» «Simpatico» dice lei sorridendo.

Il livello di acidità cresce a dismisura arrivando presto a livello Yomo scaduto da 10 giorni e lasciato in terrazza a fermentare per tutte le ferie d’agosto.

Reparto frutta e verdura, in assoluto uno dei più ostici e complessi.

«Perdonami, ma com’è possibile che ci metti tanto per scegliere del sedano amore?» domanda lui sottolineando la parola “amore” in modo un poco ironico.

«Sai Antonio, qui è pieno di gambi piuttosto grandi e lunghi e io veramente cercavo qualcosa di molto più modesto, come dire qualcosa di più familiare» risponde lei lanciandogli un’occhiata sdegnata alle sue parti intime.

In quel momento passa una commessa che assiste alla scena, sorride di nascosto e incrocia lo sguardo di Antonio che sfodera un gran sorriso di cortesia e contemporaneamente diventa viola d’un colpo per la vergogna, facendo la figura del perfetto fesso.

A questo punto lui trasuda energia di incazzatura cubica, potrebbe incendiare il reparto latticini con lo sguardo e fare un provino per entrare negli Avengers.

Lei, soddisfatta: «Vuoi che prenda anche qualcosa in particolare per te caro?»

«Ti ringrazio del pensiero dolce ma non credo che qui non vendano del siero antivipera».

Sorrisino di lui, sorrisino di lei. Che teneri!

Una cappatina al settore cosmetici e prodotti di bellezza: «Antonio che ne dici di questo rossetto, è troppo vistoso?»

«Direi di no cara, secondo me dovresti invece usare un trucco un peletto più pesante, così per valorizzarti. Quando esci col cane, se non fosse per il guinzaglio, i vicini non saprebbero chi accarezzare… amore».

E la spesa continua ancora con un susseguirsi di dolci scambi verbali e di complimenti, in una fantastica finta armonia di facciata.

Finalmente la coppia arriva alla cassa, ore 18:34. Il carrello di acciaio, inossidabile come la famiglia Rossi, caricato come un mulo, inizia ormai a cedere sotto il suo stesso peso con le ruote piegate che cigolano e sembrano quasi piangere. Antonio inizia a vedere la luce ed è quasi commosso. Anche il carrello.

Sembra fatta quando un lampo di genio illumina l’espressione di Luisa: «Nooo! Stavo dimenticando l’olio d’oliva in offerta, accidenti! Non possiamo andare via senza».

«Ma se ne abbiamo già 3 litri di un’altra marca!»

«Ma è troppo in super sconto, in più questo lo puoi usare anche per l’auto».

«Preferivo non saperlo, comunque andiamo dai!»

«Andiamo dai, cosa?» D’un tratto emerge la donna autoritaria capo di famiglia e si incendia: «Oh insomma, renditi utile per una volta, svuota il carrello, prepara i soldi e tieni il posto in fila che io arrivo subito!»

Lui, con la coda tra le gambe esegue mesto mesto ma intanto qualcosa si smuove dentro di lui. Una specie di vocina: «Sii uomo, ricordale che sei tu il maschio alfa!»
Pian piano Antonio si convince, è ora di affrontarla. Pagano e si avviano al parcheggio. Di colpo si ferma e la fissa deciso. Lei intuisce e ricambia con aria di sfida: «Dimmi Antonio, che si scongelano ben 8 euro di aragosta».

«Ammazza, quanta ne hai comprata? Comunque non è possibile che mi fai fare sempre queste sfacchinate per fare la spesa. E che spesa, hai avuto qualche dritta su una possibile guerra termonucleare a breve? Be’ tanto il rifugio antiatomico non ce l’abbiamo! Sono stufo hai capito?!»

Lei impassibile: «hai finito? Ti devo forse ricordare che proprio l’altro giorno hai promesso che mi avresti accompagnata all’Ikea a prendere quei fantastici comodini di cui ti parlavo? No perché faremmo benissimo in tempo a scaricare la spesa e farci un salto. Sai credo chiuda a mezzanotte e un quarto».

Lui sbianca di colpo. Eh però questo è un colpo basso, pensa. Così non vale. Inizia un preoccupante formicolio al braccio sinistro, che sia un principio di infarto?
«Calmati, ragiona, devi trovare un accordo. Non sopravviveresti all’Ikea dopo una giornata così. E ad ogni modo non puoi morire così davanti a un discount».

Lui sfodera un bellissimo sorriso a 48 denti, falso ma splendente, da testimonial Colgate e con tutta la dolcezza possibile strizzata fuori da ogni angolo del suo corpo: «Amore, ma lo sai che ti vedo un po’ stanca, secondo me stasera non riusciresti a goderti appieno l’Ikea e tutte le sue favolose occasioni. Ci andremo un’altra volta. I bimbi sono dai nonni, potremmo stare tutta la sera io e te sul divano, vicino al condizionatore a guardare la tv e gli scontrini! Non sarebbe bello? Io potrei anche farti un massaggio ai piedi o trovare qualcuno che lo faccia al posto mio, dietro compenso ovviamente, tipo il vicino. Sarebbe comunque rilassante per te».

«Va bene mi hai convinta».

«Perfetto sono davvero contento!»

Che coppia strepitosa i Signori Rossi!

Sei pronto per l'inizio dei corsi di scrittura creativa del Grafema ad Ottobre?

Che aspetti? Scrivici per saperne di più, oppure clicca qui. 🙂

Frank-Calamaio

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure

Vecchie Glorie disco pub

Torno single da poco. Mentre mi ritrovo sperduto in mezzo a un mare di solitudine, triste e sconsolato, i miei amici, invece di darmi conforto, mi incitano alla violenza:
«Esci, vai fuori, devi andare a fare dei danni. Potessi essere io al tuo posto». Uomini frustrati e probabilmente anche frustati dalle loro mogli sfogano le loro repressioni su di me e mi indicano esattamente tutto quello che farebbero loro, ma che non possono fare perché ahimè sono condannati.
«Tu, tu che puoi, vai nei locali giusti che è pieno di donne. Oggigiorno appena vedono un normale (più o meno) uomo single ti si attaccano addosso che è una roba impressionante, improvvisamente diventi irresistibile, sei come l’AVIS per le zanzare. Guarda, arrivi al punto che ti stufi, in giro ci sono tante di quelle MILF!»
MILF, ecco la parola magica. L’animale mitologico, acronimo di Mother I’d like to…, neologismo da poco inserito nell’ultima versione del Dizionario Zanichelli nonché termine derivante dalla cultura underground di certi siti per adulti che nessuno guarda e però, chissà perché, tutti conoscono questa parola, anche gli insospettabili. Ci sono molte leggende a riguardo. Si narra di Milf che hanno ingoiato uomini interi per poi sputarne fuori solo le ossa. Si narra di Milf che cacciano nel buio, arrivano e sgranocchiano gli uomini letteralmente. Se cadi nelle loro grinfie sei finito, una Milf non lascia prigionieri. Addirittura ci sono vecchi racconti di marinai che narrano di vascelli affondati da orde di Milf al largo dei banchi di Terranova. Oddio, nova…
Qualcuno dice che in realtà Napoleone fosse una Milf travestita, mah!?
Non me ne vogliate donne, ma queste sono leggende metropolitane che circolano abbondantemente nei sottofondi urbani.
Mi ritrovo una sera, indeciso se partecipare a un torneo di burraco o andare al bocciodromo. Così, in seguito al lavaggio del cervello martellante a opera degli amici di cui sopra, decido di provare.
Scelgo un locale che tira di brutto: il “Vecchie glorie disco pub”. Mi tiro a balestra tipo Tony Manero de La febbre del sabato sera, sfodero il mio outfit migliore, mi profumo stra-abbodantemente e parto. Mi dico, vabbè andiamo presto che mi devo ambientare un po’, sono nuovo di questi posti.
Entro nel locale, la luce è soffusa e il locale ancora mezzo vuoto. C’è una pista da ballo al centro, davanti a un unico grande bar. Il resto degli spazi sono possibili vie di fuga o anfratti nei quali imboscarsi o rimanere intrappolati, dipende da come evolve la situazione. Studio bene le geometrie del locale, identifico i punti ciechi e le uscite di emergenza. In guerra un buon soldato deve conoscere il campo di battaglia.
Ci sono pochi competitor, ovvero uomini, per la precisione siamo in tre. Penso che male che vada sono la terza scelta, dai, ho fatto bene ad arrivare presto.
La fauna locale è variegata e ci sono già diverse Milf e anche qualche Granny (Milf più mature, non fate finta di non sapere) direi già piazzate ai posti di combattimento e con l’aria agguerrita.
Vedo passare donne impettite strizzate in vita all’inverosimile per dare una forma momentaneamente diversa al proprio corpo, una specie di piramidone rovesciato pressoformato dai vestiti. Mi vengono in mente quei giochi per bambini tipo “metti il coso tondo nel tondo, il quadrato nel quadrato eccetera”, ma qui siamo al metti il triangolo nel tondo e spingi a bestia finchè non c’entra. Questo è barare!
Scorgo ovunque balconi con la mercanzia ben esposta. Petti variopinti che richiamano il pensiero al tacchino americano della festa del ringraziamento. Vedo allestite strutture ingegneristiche notevoli che metterebbero in crisi anche Renzo Piano, con tiranti d’acciaio tipo ponte di Brooklyn per sostenere impalcature di tette importanti. Ci starebbe bene il cartello carichi sporgenti. Sono confuso, mi verrebbe da comprarne un mezzo chilo, mi sento nel reparto frutta e verdura del supermarket. Ma il sacchetto? E il guanto trasparente? Poi qual è il numero giusto da premere alla bilancia?
Alcune bancarelle devo ammettere che sono abbastanza educate e di bella presenza, altre invece sono troppo aggressive per i miei gusti, mi intimoriscono, mi sento aggredito e preso a schiaffi da quelle cose, mi entrano negli occhi, oddio! Respira, stai calmo, mi dico.
Penso le peggio cose, non va bene, sono prevenuto. Mi hanno spaventato i miei amici, ma in fondo loro poi che ne sanno?
Devo sciogliermi, ci vuole qualcosa da bere. Ci sono due baristi annoiati. Da vero pezzente ordino una coca cola. Mi do un tono però e tutto sommato la porto bene, quasi come fosse un coca e rum bello carico, tanto chi se ne accorge? Mi automotivo e decido che devo provare a giocarmela, anche se ho un po’ paura.
Faccio un giro nel locale, con fare disinvolto. O almeno ci provo. Osservo e valuto.
Indubbiamente il top del locale, attualmente, è rappresentato dalla badante ucraina. Eccola la diva! Lei balla da sola con sguardo sicuro e freddo. Sa che presto avrà dinanzi a sé una folta schiera di pretendenti che vorranno provarci e sarà lei a scegliere. Lei ha il bastone del comando, lei che è fra le più giovani del locale, ha ancora un discreto fisico e anche una professionalità ambita. Sai, un domani che hai bisogno ce l’hai già lì in casa, è comodo.
Mentre cammino, a un tratto inconsciamente svolto a sinistra e mi ritrovo di fronte a una donna impegnativa dal piglio deciso. È una donna piuttosto matura, vestita con un completino che, come colori e fantasia, ricorda i coprisedili della mia punto a metano, strizzatissima dentro un mix di tessuto e rete, in un pericoloso gioco di vedo, non vedo e meglio se non guardo. La gonna, mini, è a bordo-chiappa e le calze aggressive ricordano la pesca a strascico. La silouette è molto generosa, calata all’interno di due taglie in meno della propria. Tette a profusione totalmente scoperchiate e trattenute a stento da un reggiseno in kevlar nonché da un unico bottone centrale di chiusura del davanzale. Il bottone è tiratissimo e sofferente.
Mi sorride. Io le sorrido, un po’ teso. Lei mi fa una TAC con lo sguardo e con aria golosa mi dice: «Ciao, mi chiamo Gloria e tu?» Penso all’ironia della sorte. Il locale invece di chiamarsi “Vecchie Glorie disco pub” dovrebbe chiamarsi “Glorie vecchie disco Pub”.
Ok, questa era cattiva.
«Ciao sono Frank. Piacere di conoscerti» rispondo ostentando una sicurezza che non ho. Rimango intrappolato a chiacchierare con lei qualche minuto, non voglio essere maleducato ma mi sento a disagio. Mi fa mille domande su di me, io rispondo in modo telegrafico, accompagnando il tutto con un sorrisino di cortesia. È aggressiva e i suoi intenti appaiono chiari, ha fame e io sono l’arrosticino di turno. Mi sembra una vera MILF ma nel senso di: Most Invadent Large Femmina! Non ce la posso fare, mi dispiace devo uscirne accidenti. A un certo punto lei: «Ti va di ballare?» E io colgo l’occasione al volo: «Mi dispiace davvero, ma oggi proprio ho la sciatica che mi tormenta, scusami». Insiste: «Peccato, però possiamo sempre rimanere qui a fare quattro chiacchiere» e mi sfoggia un bellissimo sorriso giallognolo. Penso fra me e me “Eh no però, la pulizia dei denti no. Non puoi sperare che ci pensi io, vai da un dentista, 80 euro e passa la paura!” Idea! Le rispondo: «Guarda, non ci crederai ma tra l’altro sono stato da poco dal dentista per curare una carie e stasera mi sta tornando fuori un dolore che oramai faccio fatica a parlare, ti prego perdonami ma è meglio che vada, farò un ultimo giro poi scappo a casa». «Sarà per un'altra volta» fa lei. «Certo, con piacere». Falso come Giuda.
Sorrido e me ne vado, sollevato, zoppicando con la gamba destra e tenendo una mano sulla guancia sinistra. Distratto e ancora scosso per poco non mi scontro col cameriere che mi incrocia con un vassoio pieno di cocktail. Mi fermo di scatto, mi scuso e riparto. Però mi sono incasinato, ora zoppico con la gamba sinistra e ho la mano sulla guancia destra. Subito mi sento addosso gli occhi di lei, sospettosi. Mi fermo di nuovo, faccio finta di rispondere al telefono, mi riorganizzo e riparto in modo corretto. Che fatica!
Intanto, fortunatamente, il locale Inizia a popolarsi. Non solo di altre Milf ma anche di uomini. I soggetti maschili sono molto più aggressivi di me. Trasudano testosterone, tirati, gonfi, lucidi e abbronzatissimi. Ci sta, in fondo siamo alla fine di marzo. Arrivano in picchiata come falchi pellegrini e giù di approcci diretti.
Vedo riporti impossibili che anche i peli delle orecchie valgono. Chi ha la pancia la strizza, chi ha il muscolo ostenta e a ogni modo chiunque osa, osa di brutto.
Parola d’ordine è essere Giovani. Coi miei 41 anni, non sono certo il piu vecchio qui ma comunque devo ammettere che loro sono molto più giovani di me.
Dopo un’ora circa, nel locale e un brulicare di gente, si raggiunge il massimo regime. Sono sballottato a destra e sinistra e ogni tanto anche sollevato e portato in giro così a caso dalla folla.
Sembra il mercato della carne. Sono stupito. Credevo oramai nella voracità delle Milf e invece non riesco più a distinguere fra lupi e agnelli. È un po’ come in Alien contro Predator.
Anch’io ho incrociato diversi sguardi voraci e ho sempre risposto col mio solito sorrisino di cortesia da ebete. Che sfigato. Sembro un chierichetto a un raduno di naziskin.
Il Dj suona musica anni settanta-ottanta e tutto quello che fa saltare e divertire.
La cosa buona è che non devo più zoppicare. Siamo troppo fitti, non mi nota nessuno e in più Gloria la panterona di inizio serata è impegnatissima nelle pubbliche relazioni. Ora sta ballando in pista con un bel maschione in modalità riproduttiva. Lei balla, ride, canta e soprattutto ahimè salta. Tanto.
A un certo punto ho un presentimento terribile. La mia attenzione cade su quell’unico e povero bottone centrale che sostiene il davanzale. Oddio, è come temevo, il bottone sta iniziando a cedere. Un brivido mi corre lungo la schiena. Urlo «tutti a terra!» ma nessuno mi sente. In quel momento, all’ennesimo scossone della merce, il bottone molla esausto e parte, supera il muro del suono, sibila in mezzo alla folla, rimbalza su una colonna, devia verso il bar e centra in pieno una bottiglia di gin, disintegrandola. Incredibile, nessuno se n’è accorto nella confusione generale, neanche Gloria che dalla sua per fortuna ha ancora il reggiseno in kevlar, in bella mostra, a darle una mano. È andata bene, ci poteva scappare il morto. Questo per me è veramente troppo. Mi manca l’aria, esco che è meglio.
Non sono pronto per questa vita, devo tornare quando sarò più vecchio fuori ma più giovane dentro.

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Frank-Calamaio

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Il riscaldamento globale nella mia camera da letto

Rubrica: Penna Ridens

È una serata di inizio luglio. È da diversi giorni che il caldo, quello vero, ci attanaglia e non sembra mollare la presa, ma l’infallibilissimo servizio delle previsioni del tempo in TV parla chiaro: da stasera un deciso calo delle temperature porterà un bel po' di fresco in tutta la penisola. Vado a letto tranquillo in questo anonimo martedì, lascio la finestra solo mezza aperta, non vorrei ritrovarmi coi piedi gelati nel bel mezzo della notte. Sono sereno e fiducioso.
Ore 3 del mattino. Mi sveglio di botto e mi ritrovo a 90 gradi stile sedile Fiat Uno, quando sfiori la levetta per regolare l’inclinazione. Sono sveglio come un gufo reale a quest’ora.
È un caldo atroce.
Sudo come un porcello nel forno e con me anche le pareti sudano. Le sedie, quelle acquistate da poco all’Ikea, si stanno scollando e sono ormai sformate. Erano in sconto perché erano sedie invernali?
Il mio non è più un letto ma piuttosto un acqua scivolo di Acquafan! Mi stacco dal letto lasciando un’orma stile sacra sindone nel lenzuolo. L’istinto mi dice “cerca di sopravvivere…”. Penso a tutte le puntate del programma di Bear Grills ma non mi viene in mente niente di utile, tranne dormire all’interno di un cadavere di cammello nel deserto o mangiare uno scarafaggio. Mah.
Vabbè! Vado subito verso la finestra. La spalanco, anzi, per poco non stacco gli infissi. Sto male, sudo ancora di più, mi sudano il bianco degl’occhi e persino le unghie, aiutooo!
Preso dal panico corro in bagno a sventagliarmi un po’ di phon, caldo, addosso. Per un attimo, però sto meglio. Vado in cucina e, come se fossi ricoperto di carta moschicida, mi ritrovo in un attimo il rotolo dello scottex attaccato alla schiena e una fetta di crudo di Parma sotto la pianta del piede.
Premetto, è un po' che non faccio ordine in casa…
Mi bevo il mondo per cercare di reidratarmi. Compreso il latte scaduto, non importa.
Poi, in un lampo di lucidità, mi ricordo che vivo al piano terra e mi catapulto fuori in giardino stile stunt-man, con tanto di capriola. Sono fuori, in mutande alle 3.05. La vicina, che chissà perché vive perennemente alla finestra di casa sua, fa un gridolino schifata. Anvedi questa, che ci fa lì a quest’ora? «Signora stia tranquilla è un costume, niente panico».
«Ah beh allora» risponde.
Ah beh allora ‘sta cippa. Sei fortunata che stasera non mi son messo il perizoma come mio solito, penso fra me e me. Vabbè, mi riprendo un attimo. Poi noto come una palla di pelo rossa spalmata per terra. È Gatto, il gatto a pelo lungo del vicino, così chiamato per mancanza di fantasia. Un povero animale con frequenti crisi di identità. Mi guarda come per dirmi «ti prego, radimi o uccidimi!». Mosso da pietà lo prendo e lo adagio nel frigo sopra un soffice sacchetto di insalata già pronta, ovviamente scaduta. Accendo la TV, provo a distrarmi. Mi becco prima un documentario sul Sahara e poi un’intervista di Trump che dice che il riscaldamento globale è tutta una balla e che quello è il suo vero colore di capelli. Non so perché ma per un attimo penso a un orso polare col parrucchino che gli fa vedere il dito medio.
Non ci posso credere, sempre peggio. Non posso dormire in giardino con la vicina che mi guarda, non ce la faccio. Non ho il condizionatore ma è tutto spalancato per far entrare aria il più possibile, ma non basta. Ora mi ricordo. Ho comprato un ventilatore in sconto l’altro giorno. È da montare. Ok, facciamolo.
Le istruzioni sono solo in finnico, mannaggia, però stranamente assomigliano alle istruzioni delle sedie. Ex sedie. Non sono tanto lucido, sgocciolo, mi schifo da solo ma devo farcela, ne va della mia vita. Alle fine eccolo, ho assemblato un bellissimo motore per barca da diporto. Uhm, che abbia sbagliato qualcosa? Smonto tutto e rimonto. Ecco, ora ho un ventilatore anch'io, evviva. Sono esausto, butto un sacchetto di farina sul letto tanto per asciugarlo un po' e mi getto nel letto tutto impanato. Non ci credo, ce l’ho fatta! Mi sto per addormentare quando sento un rumore strano. È Gatto che sta grattando l’interno del frigo, me l’ero dimenticato. Mi alzo e lo libero. Lui mi ringrazia facendomi due fusa al volo. «Vai Gatto torna a casa da Tizio, saluta Coso e Gatta e stammi bene». Ormai è ora di prepararsi per andare al lavoro. Che nottata, per scrivere questo pezzo ho davvero sudato, in tutti i sensi. Mi chiedo: ma quelli delle previsioni di quale penisola parlavano? Corea?

Frank-Calamaio

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure

I mariti affranti e le ossessioni alimentari delle loro mogli

Rubrica: Penna Ridens

Dei vecchi amici sono soliti incontrarsi al bar il sabato pomeriggio e lamentarsi delle loro vite tristi da mariti dimenticati e affranti. Un gruppo di uomini sconfitti dalla vita che cerca il sollievo condividendo le proprie pene e confrontadosi con gli altri sfortunati.
È quasi una gara a chi soffre di più. Tentano la fuga, ma il disastro è dietro l’angolo. E li guarda come un animale da preda. Le mode, le manie, le ossessioni in campo alimentare, chiamatele come volete. Divampano tra le mogli come epidemie e loro ne sono travolti. Non c’è scampo.
«Mia moglie ora è convinta di essere molto più sensibile nei confronti degli animali, pelliccia esclusa ovviamente, e sta meditando di diventare vegetariana. L’altra sera siamo andati a cena in un agriturismo con menu fisso per tutti e ci hanno servito un bellissimo spezzatino di capriolo. Non avete idea di quanto tempo abbia impiegato per convincerla che il capriolo era depresso e si è suicidato gettandosi sotto una macchina in strada. Ho dovuto anche persuadere il cuoco a raccontarle che l’animale era già conosciuto in zona, c’erano già stati diversi tentativi di suicidio… gli abitanti del paese avevano cercato di dissuaderlo, terapie di gruppo, psicofarmaci… ma niente, non ha resistito».
«E come è andata?»
«Ah niente, ottima cena».

«E la mia che è diventata vegana? L’altro giorno ha visto un uovo sodo che mi ero appena preparato e si è messa a piangere! Dai, così non si può vivere. Mi ha fatto sentire in colpa. Mi fa “povera gallina, tutta quella fatica, per colpa dell’uomo che la sfrutta”. Ma povera cosa? Povero io che non vedo più della carne nel piatto. Anch’io mi sono messo a piangere l’altro giorno. Facevo zapping quando mi sono imbattutto per caso in un documentario sui maiali».
«National Geographic?»
«No, era i re della griglia».

«La mia è diventata fruttariana! Mangia solo la frutta già caduta dagli alberi perché anche le piante soffrono. Non lo auguro a nessuno. L’altra sera andavo di fretta, ho preso un chilo di mele alla coop. Poi, siccome erano troppo lucide e perfette, le ho dovute gettare per terra in giardino e sporcarle ben bene di terra. “Cara le ho appena raccolte per te nel campo di un mio amico contadino. Le mele erano già per terra e l’albero non ha sofferto, giuro! Pensa che ero d’accordo col mio amico, è rimasto di vedetta per giorni e mi ha avvisato non appena sono cadute. È veramente un caro amico “. “Ma l’etichetta attaccata sopra?” Fa lei. “Non temere, le multinazionali cattive hanno provato a portarmele via, ma le ho salvate per te. Visto quanto ti amo?”».

«La mia si preoccupa che nel cibo che compriamo non ci sia assolutamente l’olio di palma, che il tè sia equosolidale e non quello raccolto dai poveri bambini indiani sfruttati, che in generale quello che mangiamo non sia prodotto da multinazionali senza scrupoli perché gli scrupoli ce li ha già lei per tutti, che non ci sia glutine da nessuna parte perché, anche se non siamo celiaci, non si sa mai nella vita. L’importante inoltre è che sia tutto Eco e ovviamente anche Bio nonché a km zero, anche se la rottura di balle è a mille. Oramai mi devo prendere una mezza giornata di permesso dal lavoro per accompagnarla a far la spesa!»
«Non mi sembra una cosa così negativa».
«Ti dico solo tre parole. Gallette di riso».
Meglio riderci su e infatti le risate volano grasse. Poi, d’un tratto, squillano i telefoni.
«Sì cara vado io a comprare il sedano biodinamico in offerta al Conad, certo che non mi dimentico».
«Sì amore passo io. Tofu e seitan per la grigliata di domenica? Ma certo, li amo».
«Devo tornare subito a casa che vengono per fare lo shiatsu ai gatti? Va bene arrivo tesoro».
Il tempo delle risate è finito, il gruppo dei mariti affranti si saluta e si dà appuntamento al sabato successivo. È ora di tornare a soffrire, pardon, è ora di tornare a casa.

Frank-Calamaio

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure

Grafema Magazine comicità

La teoria della condivisione del tutto

Rubrica: Penna Ridens

Oggi bisogna condividere tutto grazie a Facebook o qualunque altro social. Purché sia in voga e molto frequentato, altrimenti che senso ha?

Se dopo aver postato la foto della peperonata di nonna non ho avuto tutti i mi piace che volevo allora mi deprimo. Poco importa se sono stato male come un cane afgano che gioca a "riporta il bastone da bravo" in un campo minato.
La paura di base, il terrore dell’homo sapiens smartphonensis è “oddio, nessuno mi caga!”

Se atterrassero gli alieni si farebbe a gara per chiedergli “scusa, possiamo farci un selfie?”
Siamo tutti prime donne esibizioniste.
Guarda! Ho fatto un selfie con uno dietro che per farsi un selfie è caduto in un dirupo.
Ho fatto un selfie al buio.
Selfie col barbone social friendly onlus.
Selfie col freccia rossa troppo vicin… utente offline.

Mi alzo e posto che c’ho una faccia di cacca, alito addosso al gatto prima di lavarmi i denti, il gatto sviene - ah ah forte - posto il gatto, faccio la spesa al conad nel giorno della promozione coi doppi bollini, foto coi punti conad, sono un drago, a pranzo son meglio di Cracco e sfodero un piatto tipo coniglio in agrodolce su letto di salsa tonnata. Con una spruzzatina di nutella.
Poi posto il postino, nessuno ha mai pensato di postare un’allitterazione. Poi posto la pagina di wikipedia che spiega cosa sia un’allitterazione.

Mi posto mentre mi taggo, e mi taggo mentre mi posto, vabbè mi confondo e ad ogni modo se qualcuno non è d’accordo parli o “tagga” per sempre!
Prima di coricarmi faccio un selfie col mio pollice, che oggi ha lavorato come un pazzo. A volte penso che vorrebbe essere il dito medio per godere di una maggiore espressività e ringraziarmi adeguatamente per il fatto di essere una parte importante di me.

Che giornata! Ho lasciato il segno condiviso il tutto per la gioia degli altri. Altrimenti come fanno?

Frank-Calamaio

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