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Categoria: Comicità

Guerra fredda al discount

Antonio e Luisa, coniugi Rossi, sono una coppia consolidata-cicatrizzata ormai da tempo. Forse pure troppo. Sulla cinquantina, con vent’anni di matrimonio alle spalle e due figli, all’apparenza potrebbe sembrare un’unione felice e normale, invece…

Altro che calore famigliare, in verità è in atto una vera propria guerra fredda senza esclusioni di colpi. Non c’è mai uno scontro all’ultimo sangue ma un mix continuo di battutine taglienti, sarcasmo a go-go, sopportazione e sorrisini per un equo quieto vivere/sopravvivere. La vita della famiglia Rossi è una sorta di sit-com all’italiana coinvolgente e che dà assuefazione quasi come Un posto al sole di Rai 3!

È un sabato di agosto, in Romagna. Il caldo continua ad aggredire le città, l’asfalto si squaglia e persino i piccioni migrano in Trentino per sopravvivere ma il programma non è certo quello di andare in spiaggia, come tutti i cristiani che lavorano dal lunedì al venerdì. No, oggi si va a fare la spesa! Oh meglio, c’è il progetto acquisti. Luisa, la precisona, ha preparato una bacheca per la ricostruzione della scena del crimine, stile Criminal mind. Un totale di ben 107 puntine da disegno riunisce tutti i possibili volantini di super-offerte e scontissimi collegati con dei fili rossi ai rispettivi supermarket/Discount sparsi nell’arco di 30 km quadrati cerchiati sulla cartina topografica del luogo del delitto. Sono indicate tutte le strade possibili come vie di accesso e, in caso di emergenza, anche gli schemi fognari delle città coinvolte. Non si sa mai, in condizioni di traffico intenso si potrebbe scendere nelle fogne come scorciatoia! Le possibili vitttime si chiamano: passata di pomodo fresco, sguscia-uova elettrico a energia solare, fusti di detersivo 4X1 e altri prodotti imperdibili. Il movente, uno solo: la spietata logica della convenienza e del risparmio a tutti i costi.

Il tutto è organizzato secondo rigidi stadard militari. C’è un piano di battaglia ben preciso con gli orari, le tappe, le strade da percorre e naturalmente i piani di riserva b, c e d (sfiga grossa tipo Tsunami a Forlì).

Dopo aver piagnucolato abbracciato al condizionatore, Antonio si rassegna e parte per la missione, ore 9:02. Preferirebbe attraversare una riserva di orsi bruni nudo e cosparso di miele piuttosto che partire, ma deve farlo per amore della famiglia.

Dopo ore e ore di intenso lavoro, un mezzo panino al volo come pranzo e nell’assoluto rispetto della tabella di marcia, la coppia giunge incredibilmente all’ultima tappa: il “Pocarestantaspes-Discount”. Il numero uno del risparmio dove il pollo non è pollo e il maiale non è probabilmente neanche carne, ma costa poco, quindi ci si passa sopra. Sono le 17:15.

La pazienza di Antonio è finita al terzo supermarket, alle 12:30 circa. La tensione fra i due è alle stelle, si tirano occhiate livello Taser in dotazione alla polizia americana.

«Cara, non mi dirai che questo è già l’ultimo market della lista vero? Non ci è voluto molto in fondo» dice lui in tono ironico.
«Hai ragione, la prossima volta vedo di estendere il giro, ci sono un paio di supermercati nuovi dove non sono ancora andata» risponde lei sorridendo. In quel momento una zanzara ignara attraversa la linea di fuoco dei loro sguardi. Fulminata all’istante, meglio di quegli aggeggi coi neon.

Lei: «No non ci posso credere! C’è il detersivo formato condominio in offerta, se ne prendi 2 fusti risparmi ben 8 euro!»

«Caspita! Prendilo è un gran affare, soprattutto se pensi che ormai ho fatto fuori 60 euro di pieno dell’auto per risparmiare in totale più o meno 23 euro e 50!! Affarone. Poi non si sa ma,i con tutto quel detersivo potremmo mettere su una lavanderia, dai dai prendilo!»

«Preso infatti. Grazie caro per il consiglio!»

L’allegra gita fra le corsie del discount continua.

«Caro che ne pensi se prendo il bagnoschiuma alla calendula e al muschio bianco tibetano?»

«Dipende, è per te tesoro?»

«Certo e per chi sennò?»

«Allora perché non provi lo shampoo per cani? È solo due corsie più in là e pensa, è pure in offerta!» «Simpatico» dice lei sorridendo.

Il livello di acidità cresce a dismisura arrivando presto a livello Yomo scaduto da 10 giorni e lasciato in terrazza a fermentare per tutte le ferie d’agosto.

Reparto frutta e verdura, in assoluto uno dei più ostici e complessi.

«Perdonami, ma com’è possibile che ci metti tanto per scegliere del sedano amore?» domanda lui sottolineando la parola “amore” in modo un poco ironico.

«Sai Antonio, qui è pieno di gambi piuttosto grandi e lunghi e io veramente cercavo qualcosa di molto più modesto, come dire qualcosa di più familiare» risponde lei lanciandogli un’occhiata sdegnata alle sue parti intime.

In quel momento passa una commessa che assiste alla scena, sorride di nascosto e incrocia lo sguardo di Antonio che sfodera un gran sorriso di cortesia e contemporaneamente diventa viola d’un colpo per la vergogna, facendo la figura del perfetto fesso.

A questo punto lui trasuda energia di incazzatura cubica, potrebbe incendiare il reparto latticini con lo sguardo e fare un provino per entrare negli Avengers.

Lei, soddisfatta: «Vuoi che prenda anche qualcosa in particolare per te caro?»

«Ti ringrazio del pensiero dolce ma non credo che qui non vendano del siero antivipera».

Sorrisino di lui, sorrisino di lei. Che teneri!

Una cappatina al settore cosmetici e prodotti di bellezza: «Antonio che ne dici di questo rossetto, è troppo vistoso?»

«Direi di no cara, secondo me dovresti invece usare un trucco un peletto più pesante, così per valorizzarti. Quando esci col cane, se non fosse per il guinzaglio, i vicini non saprebbero chi accarezzare… amore».

E la spesa continua ancora con un susseguirsi di dolci scambi verbali e di complimenti, in una fantastica finta armonia di facciata.

Finalmente la coppia arriva alla cassa, ore 18:34. Il carrello di acciaio, inossidabile come la famiglia Rossi, caricato come un mulo, inizia ormai a cedere sotto il suo stesso peso con le ruote piegate che cigolano e sembrano quasi piangere. Antonio inizia a vedere la luce ed è quasi commosso. Anche il carrello.

Sembra fatta quando un lampo di genio illumina l’espressione di Luisa: «Nooo! Stavo dimenticando l’olio d’oliva in offerta, accidenti! Non possiamo andare via senza».

«Ma se ne abbiamo già 3 litri di un’altra marca!»

«Ma è troppo in super sconto, in più questo lo puoi usare anche per l’auto».

«Preferivo non saperlo, comunque andiamo dai!»

«Andiamo dai, cosa?» D’un tratto emerge la donna autoritaria capo di famiglia e si incendia: «Oh insomma, renditi utile per una volta, svuota il carrello, prepara i soldi e tieni il posto in fila che io arrivo subito!»

Lui, con la coda tra le gambe esegue mesto mesto ma intanto qualcosa si smuove dentro di lui. Una specie di vocina: «Sii uomo, ricordale che sei tu il maschio alfa!»
Pian piano Antonio si convince, è ora di affrontarla. Pagano e si avviano al parcheggio. Di colpo si ferma e la fissa deciso. Lei intuisce e ricambia con aria di sfida: «Dimmi Antonio, che si scongelano ben 8 euro di aragosta».

«Ammazza, quanta ne hai comprata? Comunque non è possibile che mi fai fare sempre queste sfacchinate per fare la spesa. E che spesa, hai avuto qualche dritta su una possibile guerra termonucleare a breve? Be’ tanto il rifugio antiatomico non ce l’abbiamo! Sono stufo hai capito?!»

Lei impassibile: «hai finito? Ti devo forse ricordare che proprio l’altro giorno hai promesso che mi avresti accompagnata all’Ikea a prendere quei fantastici comodini di cui ti parlavo? No perché faremmo benissimo in tempo a scaricare la spesa e farci un salto. Sai credo chiuda a mezzanotte e un quarto».

Lui sbianca di colpo. Eh però questo è un colpo basso, pensa. Così non vale. Inizia un preoccupante formicolio al braccio sinistro, che sia un principio di infarto?
«Calmati, ragiona, devi trovare un accordo. Non sopravviveresti all’Ikea dopo una giornata così. E ad ogni modo non puoi morire così davanti a un discount».

Lui sfodera un bellissimo sorriso a 48 denti, falso ma splendente, da testimonial Colgate e con tutta la dolcezza possibile strizzata fuori da ogni angolo del suo corpo: «Amore, ma lo sai che ti vedo un po’ stanca, secondo me stasera non riusciresti a goderti appieno l’Ikea e tutte le sue favolose occasioni. Ci andremo un’altra volta. I bimbi sono dai nonni, potremmo stare tutta la sera io e te sul divano, vicino al condizionatore a guardare la tv e gli scontrini! Non sarebbe bello? Io potrei anche farti un massaggio ai piedi o trovare qualcuno che lo faccia al posto mio, dietro compenso ovviamente, tipo il vicino. Sarebbe comunque rilassante per te».

«Va bene mi hai convinta».

«Perfetto sono davvero contento!»

Che coppia strepitosa i Signori Rossi!

Sei pronto per l'inizio dei corsi di scrittura creativa del Grafema ad Ottobre?

Che aspetti? Scrivici per saperne di più, oppure clicca qui. 🙂

Frank-Calamaio

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure

Vecchie Glorie disco pub

Torno single da poco. Mentre mi ritrovo sperduto in mezzo a un mare di solitudine, triste e sconsolato, i miei amici, invece di darmi conforto, mi incitano alla violenza:
«Esci, vai fuori, devi andare a fare dei danni. Potessi essere io al tuo posto». Uomini frustrati e probabilmente anche frustati dalle loro mogli sfogano le loro repressioni su di me e mi indicano esattamente tutto quello che farebbero loro, ma che non possono fare perché ahimè sono condannati.
«Tu, tu che puoi, vai nei locali giusti che è pieno di donne. Oggigiorno appena vedono un normale (più o meno) uomo single ti si attaccano addosso che è una roba impressionante, improvvisamente diventi irresistibile, sei come l’AVIS per le zanzare. Guarda, arrivi al punto che ti stufi, in giro ci sono tante di quelle MILF!»
MILF, ecco la parola magica. L’animale mitologico, acronimo di Mother I’d like to…, neologismo da poco inserito nell’ultima versione del Dizionario Zanichelli nonché termine derivante dalla cultura underground di certi siti per adulti che nessuno guarda e però, chissà perché, tutti conoscono questa parola, anche gli insospettabili. Ci sono molte leggende a riguardo. Si narra di Milf che hanno ingoiato uomini interi per poi sputarne fuori solo le ossa. Si narra di Milf che cacciano nel buio, arrivano e sgranocchiano gli uomini letteralmente. Se cadi nelle loro grinfie sei finito, una Milf non lascia prigionieri. Addirittura ci sono vecchi racconti di marinai che narrano di vascelli affondati da orde di Milf al largo dei banchi di Terranova. Oddio, nova…
Qualcuno dice che in realtà Napoleone fosse una Milf travestita, mah!?
Non me ne vogliate donne, ma queste sono leggende metropolitane che circolano abbondantemente nei sottofondi urbani.
Mi ritrovo una sera, indeciso se partecipare a un torneo di burraco o andare al bocciodromo. Così, in seguito al lavaggio del cervello martellante a opera degli amici di cui sopra, decido di provare.
Scelgo un locale che tira di brutto: il “Vecchie glorie disco pub”. Mi tiro a balestra tipo Tony Manero de La febbre del sabato sera, sfodero il mio outfit migliore, mi profumo stra-abbodantemente e parto. Mi dico, vabbè andiamo presto che mi devo ambientare un po’, sono nuovo di questi posti.
Entro nel locale, la luce è soffusa e il locale ancora mezzo vuoto. C’è una pista da ballo al centro, davanti a un unico grande bar. Il resto degli spazi sono possibili vie di fuga o anfratti nei quali imboscarsi o rimanere intrappolati, dipende da come evolve la situazione. Studio bene le geometrie del locale, identifico i punti ciechi e le uscite di emergenza. In guerra un buon soldato deve conoscere il campo di battaglia.
Ci sono pochi competitor, ovvero uomini, per la precisione siamo in tre. Penso che male che vada sono la terza scelta, dai, ho fatto bene ad arrivare presto.
La fauna locale è variegata e ci sono già diverse Milf e anche qualche Granny (Milf più mature, non fate finta di non sapere) direi già piazzate ai posti di combattimento e con l’aria agguerrita.
Vedo passare donne impettite strizzate in vita all’inverosimile per dare una forma momentaneamente diversa al proprio corpo, una specie di piramidone rovesciato pressoformato dai vestiti. Mi vengono in mente quei giochi per bambini tipo “metti il coso tondo nel tondo, il quadrato nel quadrato eccetera”, ma qui siamo al metti il triangolo nel tondo e spingi a bestia finchè non c’entra. Questo è barare!
Scorgo ovunque balconi con la mercanzia ben esposta. Petti variopinti che richiamano il pensiero al tacchino americano della festa del ringraziamento. Vedo allestite strutture ingegneristiche notevoli che metterebbero in crisi anche Renzo Piano, con tiranti d’acciaio tipo ponte di Brooklyn per sostenere impalcature di tette importanti. Ci starebbe bene il cartello carichi sporgenti. Sono confuso, mi verrebbe da comprarne un mezzo chilo, mi sento nel reparto frutta e verdura del supermarket. Ma il sacchetto? E il guanto trasparente? Poi qual è il numero giusto da premere alla bilancia?
Alcune bancarelle devo ammettere che sono abbastanza educate e di bella presenza, altre invece sono troppo aggressive per i miei gusti, mi intimoriscono, mi sento aggredito e preso a schiaffi da quelle cose, mi entrano negli occhi, oddio! Respira, stai calmo, mi dico.
Penso le peggio cose, non va bene, sono prevenuto. Mi hanno spaventato i miei amici, ma in fondo loro poi che ne sanno?
Devo sciogliermi, ci vuole qualcosa da bere. Ci sono due baristi annoiati. Da vero pezzente ordino una coca cola. Mi do un tono però e tutto sommato la porto bene, quasi come fosse un coca e rum bello carico, tanto chi se ne accorge? Mi automotivo e decido che devo provare a giocarmela, anche se ho un po’ paura.
Faccio un giro nel locale, con fare disinvolto. O almeno ci provo. Osservo e valuto.
Indubbiamente il top del locale, attualmente, è rappresentato dalla badante ucraina. Eccola la diva! Lei balla da sola con sguardo sicuro e freddo. Sa che presto avrà dinanzi a sé una folta schiera di pretendenti che vorranno provarci e sarà lei a scegliere. Lei ha il bastone del comando, lei che è fra le più giovani del locale, ha ancora un discreto fisico e anche una professionalità ambita. Sai, un domani che hai bisogno ce l’hai già lì in casa, è comodo.
Mentre cammino, a un tratto inconsciamente svolto a sinistra e mi ritrovo di fronte a una donna impegnativa dal piglio deciso. È una donna piuttosto matura, vestita con un completino che, come colori e fantasia, ricorda i coprisedili della mia punto a metano, strizzatissima dentro un mix di tessuto e rete, in un pericoloso gioco di vedo, non vedo e meglio se non guardo. La gonna, mini, è a bordo-chiappa e le calze aggressive ricordano la pesca a strascico. La silouette è molto generosa, calata all’interno di due taglie in meno della propria. Tette a profusione totalmente scoperchiate e trattenute a stento da un reggiseno in kevlar nonché da un unico bottone centrale di chiusura del davanzale. Il bottone è tiratissimo e sofferente.
Mi sorride. Io le sorrido, un po’ teso. Lei mi fa una TAC con lo sguardo e con aria golosa mi dice: «Ciao, mi chiamo Gloria e tu?» Penso all’ironia della sorte. Il locale invece di chiamarsi “Vecchie Glorie disco pub” dovrebbe chiamarsi “Glorie vecchie disco Pub”.
Ok, questa era cattiva.
«Ciao sono Frank. Piacere di conoscerti» rispondo ostentando una sicurezza che non ho. Rimango intrappolato a chiacchierare con lei qualche minuto, non voglio essere maleducato ma mi sento a disagio. Mi fa mille domande su di me, io rispondo in modo telegrafico, accompagnando il tutto con un sorrisino di cortesia. È aggressiva e i suoi intenti appaiono chiari, ha fame e io sono l’arrosticino di turno. Mi sembra una vera MILF ma nel senso di: Most Invadent Large Femmina! Non ce la posso fare, mi dispiace devo uscirne accidenti. A un certo punto lei: «Ti va di ballare?» E io colgo l’occasione al volo: «Mi dispiace davvero, ma oggi proprio ho la sciatica che mi tormenta, scusami». Insiste: «Peccato, però possiamo sempre rimanere qui a fare quattro chiacchiere» e mi sfoggia un bellissimo sorriso giallognolo. Penso fra me e me “Eh no però, la pulizia dei denti no. Non puoi sperare che ci pensi io, vai da un dentista, 80 euro e passa la paura!” Idea! Le rispondo: «Guarda, non ci crederai ma tra l’altro sono stato da poco dal dentista per curare una carie e stasera mi sta tornando fuori un dolore che oramai faccio fatica a parlare, ti prego perdonami ma è meglio che vada, farò un ultimo giro poi scappo a casa». «Sarà per un'altra volta» fa lei. «Certo, con piacere». Falso come Giuda.
Sorrido e me ne vado, sollevato, zoppicando con la gamba destra e tenendo una mano sulla guancia sinistra. Distratto e ancora scosso per poco non mi scontro col cameriere che mi incrocia con un vassoio pieno di cocktail. Mi fermo di scatto, mi scuso e riparto. Però mi sono incasinato, ora zoppico con la gamba sinistra e ho la mano sulla guancia destra. Subito mi sento addosso gli occhi di lei, sospettosi. Mi fermo di nuovo, faccio finta di rispondere al telefono, mi riorganizzo e riparto in modo corretto. Che fatica!
Intanto, fortunatamente, il locale Inizia a popolarsi. Non solo di altre Milf ma anche di uomini. I soggetti maschili sono molto più aggressivi di me. Trasudano testosterone, tirati, gonfi, lucidi e abbronzatissimi. Ci sta, in fondo siamo alla fine di marzo. Arrivano in picchiata come falchi pellegrini e giù di approcci diretti.
Vedo riporti impossibili che anche i peli delle orecchie valgono. Chi ha la pancia la strizza, chi ha il muscolo ostenta e a ogni modo chiunque osa, osa di brutto.
Parola d’ordine è essere Giovani. Coi miei 41 anni, non sono certo il piu vecchio qui ma comunque devo ammettere che loro sono molto più giovani di me.
Dopo un’ora circa, nel locale e un brulicare di gente, si raggiunge il massimo regime. Sono sballottato a destra e sinistra e ogni tanto anche sollevato e portato in giro così a caso dalla folla.
Sembra il mercato della carne. Sono stupito. Credevo oramai nella voracità delle Milf e invece non riesco più a distinguere fra lupi e agnelli. È un po’ come in Alien contro Predator.
Anch’io ho incrociato diversi sguardi voraci e ho sempre risposto col mio solito sorrisino di cortesia da ebete. Che sfigato. Sembro un chierichetto a un raduno di naziskin.
Il Dj suona musica anni settanta-ottanta e tutto quello che fa saltare e divertire.
La cosa buona è che non devo più zoppicare. Siamo troppo fitti, non mi nota nessuno e in più Gloria la panterona di inizio serata è impegnatissima nelle pubbliche relazioni. Ora sta ballando in pista con un bel maschione in modalità riproduttiva. Lei balla, ride, canta e soprattutto ahimè salta. Tanto.
A un certo punto ho un presentimento terribile. La mia attenzione cade su quell’unico e povero bottone centrale che sostiene il davanzale. Oddio, è come temevo, il bottone sta iniziando a cedere. Un brivido mi corre lungo la schiena. Urlo «tutti a terra!» ma nessuno mi sente. In quel momento, all’ennesimo scossone della merce, il bottone molla esausto e parte, supera il muro del suono, sibila in mezzo alla folla, rimbalza su una colonna, devia verso il bar e centra in pieno una bottiglia di gin, disintegrandola. Incredibile, nessuno se n’è accorto nella confusione generale, neanche Gloria che dalla sua per fortuna ha ancora il reggiseno in kevlar, in bella mostra, a darle una mano. È andata bene, ci poteva scappare il morto. Questo per me è veramente troppo. Mi manca l’aria, esco che è meglio.
Non sono pronto per questa vita, devo tornare quando sarò più vecchio fuori ma più giovane dentro.

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

Frank-Calamaio

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure

Il riscaldamento globale nella mia camera da letto

Rubrica: Penna Ridens

È una serata di inizio luglio. È da diversi giorni che il caldo, quello vero, ci attanaglia e non sembra mollare la presa, ma l’infallibilissimo servizio delle previsioni del tempo in TV parla chiaro: da stasera un deciso calo delle temperature porterà un bel po' di fresco in tutta la penisola. Vado a letto tranquillo in questo anonimo martedì, lascio la finestra solo mezza aperta, non vorrei ritrovarmi coi piedi gelati nel bel mezzo della notte. Sono sereno e fiducioso.
Ore 3 del mattino. Mi sveglio di botto e mi ritrovo a 90 gradi stile sedile Fiat Uno, quando sfiori la levetta per regolare l’inclinazione. Sono sveglio come un gufo reale a quest’ora.
È un caldo atroce.
Sudo come un porcello nel forno e con me anche le pareti sudano. Le sedie, quelle acquistate da poco all’Ikea, si stanno scollando e sono ormai sformate. Erano in sconto perché erano sedie invernali?
Il mio non è più un letto ma piuttosto un acqua scivolo di Acquafan! Mi stacco dal letto lasciando un’orma stile sacra sindone nel lenzuolo. L’istinto mi dice “cerca di sopravvivere…”. Penso a tutte le puntate del programma di Bear Grills ma non mi viene in mente niente di utile, tranne dormire all’interno di un cadavere di cammello nel deserto o mangiare uno scarafaggio. Mah.
Vabbè! Vado subito verso la finestra. La spalanco, anzi, per poco non stacco gli infissi. Sto male, sudo ancora di più, mi sudano il bianco degl’occhi e persino le unghie, aiutooo!
Preso dal panico corro in bagno a sventagliarmi un po’ di phon, caldo, addosso. Per un attimo, però sto meglio. Vado in cucina e, come se fossi ricoperto di carta moschicida, mi ritrovo in un attimo il rotolo dello scottex attaccato alla schiena e una fetta di crudo di Parma sotto la pianta del piede.
Premetto, è un po' che non faccio ordine in casa…
Mi bevo il mondo per cercare di reidratarmi. Compreso il latte scaduto, non importa.
Poi, in un lampo di lucidità, mi ricordo che vivo al piano terra e mi catapulto fuori in giardino stile stunt-man, con tanto di capriola. Sono fuori, in mutande alle 3.05. La vicina, che chissà perché vive perennemente alla finestra di casa sua, fa un gridolino schifata. Anvedi questa, che ci fa lì a quest’ora? «Signora stia tranquilla è un costume, niente panico».
«Ah beh allora» risponde.
Ah beh allora ‘sta cippa. Sei fortunata che stasera non mi son messo il perizoma come mio solito, penso fra me e me. Vabbè, mi riprendo un attimo. Poi noto come una palla di pelo rossa spalmata per terra. È Gatto, il gatto a pelo lungo del vicino, così chiamato per mancanza di fantasia. Un povero animale con frequenti crisi di identità. Mi guarda come per dirmi «ti prego, radimi o uccidimi!». Mosso da pietà lo prendo e lo adagio nel frigo sopra un soffice sacchetto di insalata già pronta, ovviamente scaduta. Accendo la TV, provo a distrarmi. Mi becco prima un documentario sul Sahara e poi un’intervista di Trump che dice che il riscaldamento globale è tutta una balla e che quello è il suo vero colore di capelli. Non so perché ma per un attimo penso a un orso polare col parrucchino che gli fa vedere il dito medio.
Non ci posso credere, sempre peggio. Non posso dormire in giardino con la vicina che mi guarda, non ce la faccio. Non ho il condizionatore ma è tutto spalancato per far entrare aria il più possibile, ma non basta. Ora mi ricordo. Ho comprato un ventilatore in sconto l’altro giorno. È da montare. Ok, facciamolo.
Le istruzioni sono solo in finnico, mannaggia, però stranamente assomigliano alle istruzioni delle sedie. Ex sedie. Non sono tanto lucido, sgocciolo, mi schifo da solo ma devo farcela, ne va della mia vita. Alle fine eccolo, ho assemblato un bellissimo motore per barca da diporto. Uhm, che abbia sbagliato qualcosa? Smonto tutto e rimonto. Ecco, ora ho un ventilatore anch'io, evviva. Sono esausto, butto un sacchetto di farina sul letto tanto per asciugarlo un po' e mi getto nel letto tutto impanato. Non ci credo, ce l’ho fatta! Mi sto per addormentare quando sento un rumore strano. È Gatto che sta grattando l’interno del frigo, me l’ero dimenticato. Mi alzo e lo libero. Lui mi ringrazia facendomi due fusa al volo. «Vai Gatto torna a casa da Tizio, saluta Coso e Gatta e stammi bene». Ormai è ora di prepararsi per andare al lavoro. Che nottata, per scrivere questo pezzo ho davvero sudato, in tutti i sensi. Mi chiedo: ma quelli delle previsioni di quale penisola parlavano? Corea?

Frank-Calamaio

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I mariti affranti e le ossessioni alimentari delle loro mogli

Rubrica: Penna Ridens

Dei vecchi amici sono soliti incontrarsi al bar il sabato pomeriggio e lamentarsi delle loro vite tristi da mariti dimenticati e affranti. Un gruppo di uomini sconfitti dalla vita che cerca il sollievo condividendo le proprie pene e confrontadosi con gli altri sfortunati.
È quasi una gara a chi soffre di più. Tentano la fuga, ma il disastro è dietro l’angolo. E li guarda come un animale da preda. Le mode, le manie, le ossessioni in campo alimentare, chiamatele come volete. Divampano tra le mogli come epidemie e loro ne sono travolti. Non c’è scampo.
«Mia moglie ora è convinta di essere molto più sensibile nei confronti degli animali, pelliccia esclusa ovviamente, e sta meditando di diventare vegetariana. L’altra sera siamo andati a cena in un agriturismo con menu fisso per tutti e ci hanno servito un bellissimo spezzatino di capriolo. Non avete idea di quanto tempo abbia impiegato per convincerla che il capriolo era depresso e si è suicidato gettandosi sotto una macchina in strada. Ho dovuto anche persuadere il cuoco a raccontarle che l’animale era già conosciuto in zona, c’erano già stati diversi tentativi di suicidio… gli abitanti del paese avevano cercato di dissuaderlo, terapie di gruppo, psicofarmaci… ma niente, non ha resistito».
«E come è andata?»
«Ah niente, ottima cena».

«E la mia che è diventata vegana? L’altro giorno ha visto un uovo sodo che mi ero appena preparato e si è messa a piangere! Dai, così non si può vivere. Mi ha fatto sentire in colpa. Mi fa “povera gallina, tutta quella fatica, per colpa dell’uomo che la sfrutta”. Ma povera cosa? Povero io che non vedo più della carne nel piatto. Anch’io mi sono messo a piangere l’altro giorno. Facevo zapping quando mi sono imbattutto per caso in un documentario sui maiali».
«National Geographic?»
«No, era i re della griglia».

«La mia è diventata fruttariana! Mangia solo la frutta già caduta dagli alberi perché anche le piante soffrono. Non lo auguro a nessuno. L’altra sera andavo di fretta, ho preso un chilo di mele alla coop. Poi, siccome erano troppo lucide e perfette, le ho dovute gettare per terra in giardino e sporcarle ben bene di terra. “Cara le ho appena raccolte per te nel campo di un mio amico contadino. Le mele erano già per terra e l’albero non ha sofferto, giuro! Pensa che ero d’accordo col mio amico, è rimasto di vedetta per giorni e mi ha avvisato non appena sono cadute. È veramente un caro amico “. “Ma l’etichetta attaccata sopra?” Fa lei. “Non temere, le multinazionali cattive hanno provato a portarmele via, ma le ho salvate per te. Visto quanto ti amo?”».

«La mia si preoccupa che nel cibo che compriamo non ci sia assolutamente l’olio di palma, che il tè sia equosolidale e non quello raccolto dai poveri bambini indiani sfruttati, che in generale quello che mangiamo non sia prodotto da multinazionali senza scrupoli perché gli scrupoli ce li ha già lei per tutti, che non ci sia glutine da nessuna parte perché, anche se non siamo celiaci, non si sa mai nella vita. L’importante inoltre è che sia tutto Eco e ovviamente anche Bio nonché a km zero, anche se la rottura di balle è a mille. Oramai mi devo prendere una mezza giornata di permesso dal lavoro per accompagnarla a far la spesa!»
«Non mi sembra una cosa così negativa».
«Ti dico solo tre parole. Gallette di riso».
Meglio riderci su e infatti le risate volano grasse. Poi, d’un tratto, squillano i telefoni.
«Sì cara vado io a comprare il sedano biodinamico in offerta al Conad, certo che non mi dimentico».
«Sì amore passo io. Tofu e seitan per la grigliata di domenica? Ma certo, li amo».
«Devo tornare subito a casa che vengono per fare lo shiatsu ai gatti? Va bene arrivo tesoro».
Il tempo delle risate è finito, il gruppo dei mariti affranti si saluta e si dà appuntamento al sabato successivo. È ora di tornare a soffrire, pardon, è ora di tornare a casa.

Frank-Calamaio

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Grafema Magazine comicità

La teoria della condivisione del tutto

Rubrica: Penna Ridens

Oggi bisogna condividere tutto grazie a Facebook o qualunque altro social. Purché sia in voga e molto frequentato, altrimenti che senso ha?

Se dopo aver postato la foto della peperonata di nonna non ho avuto tutti i mi piace che volevo allora mi deprimo. Poco importa se sono stato male come un cane afgano che gioca a "riporta il bastone da bravo" in un campo minato.
La paura di base, il terrore dell’homo sapiens smartphonensis è “oddio, nessuno mi caga!”

Se atterrassero gli alieni si farebbe a gara per chiedergli “scusa, possiamo farci un selfie?”
Siamo tutti prime donne esibizioniste.
Guarda! Ho fatto un selfie con uno dietro che per farsi un selfie è caduto in un dirupo.
Ho fatto un selfie al buio.
Selfie col barbone social friendly onlus.
Selfie col freccia rossa troppo vicin… utente offline.

Mi alzo e posto che c’ho una faccia di cacca, alito addosso al gatto prima di lavarmi i denti, il gatto sviene - ah ah forte - posto il gatto, faccio la spesa al conad nel giorno della promozione coi doppi bollini, foto coi punti conad, sono un drago, a pranzo son meglio di Cracco e sfodero un piatto tipo coniglio in agrodolce su letto di salsa tonnata. Con una spruzzatina di nutella.
Poi posto il postino, nessuno ha mai pensato di postare un’allitterazione. Poi posto la pagina di wikipedia che spiega cosa sia un’allitterazione.

Mi posto mentre mi taggo, e mi taggo mentre mi posto, vabbè mi confondo e ad ogni modo se qualcuno non è d’accordo parli o “tagga” per sempre!
Prima di coricarmi faccio un selfie col mio pollice, che oggi ha lavorato come un pazzo. A volte penso che vorrebbe essere il dito medio per godere di una maggiore espressività e ringraziarmi adeguatamente per il fatto di essere una parte importante di me.

Che giornata! Ho lasciato il segno condiviso il tutto per la gioia degli altri. Altrimenti come fanno?

Frank-Calamaio

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure