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Categoria: La Bambina dei Libri

Rubrica di La Bambina dei Libri

La Bellezza e l’Amore di un mestiere

Ciao a tutti, vi ricordate di me? Sono la Bambina dei Libri, la bambina che vende i libri. Perdonate l’assenza, questo è per me un periodo molto simile al Natale, ma senza lo stesso magico luccichio. Quest’anno è stato proprio un anno complicato, pieno di ritardi e genitori scocciati: sono bravi e comprensivi i MIEI genitori, ma quest’anno ha messo a dura prova la pazienza di tutti noi, da un lato all’altro del bancone. Non vi ammorberò però con questioncine legate al tedioso mondo dei libri scolastici, ma vi parlerò di come la bambina dei libri, profondamente turbata, annoiata, moralmente distrutta e disturbata da questo fantomatico periodo “di scolastici” si trova a ricercare nuovamente la Bellezza e l’Amore di un mestiere in via d’estinzione.

È nella Prof in pensione, la Bellezza, quando ricerca una bella lettura, non ha fretta, ascolta le mie conversazioni con gli altri clienti, comprende, rielabora e dice le parole più belle, umane, materne mai sentite – Gentile, capace di scusarti su scuse non dovute, competente, capace di instillare negli altri la riflessione – Ho parafrasato, per continuare in questo anonimato di pulcinella. È nella madre che racconta quanto il mio ultimo consiglio di lettura le abbia cambiato la vita.
Caspita non credevo di avere tanto potere, il potere mio è riflesso dallo scrittore, ma posso togliermi dagli stracci e affermare di riuscire, a volte, a veicolare questo enorme potere delle parole e di saper consigliare il libro giusto alla persona giusta?

È quando una ragazzina, una delle MIE ragazzine, passa per raccontarti la sua “prima volta”, non passa a comprare libri, ma a condividere con te uno dei momenti più speciali (e un pelino deludenti) della sua vita. Non è Bellezza essere un punto di riferimento, un abbraccio sul quale contare, un consiglio da ricercare? Tutto questo è Bellezza. Voi siete Bellezza, cercate di non dimenticarlo mai e questo mondo domani sarà un mondo migliore. La Bellezza è in un bimbo che decide deliberatamente di assaggiare un bel libro cartonato, o in un cagnolino che ci affonda completamente le zanne. Oppure quando un amico ti porta un caffè e tu non sei in libreria per colpa/merito di un altro evento. È una recensione commovente su Facebook, ‘sti benedetti social a volte tirano fuori il male dalle persone, ma a volte la Bellezza esce prorompente.  È nei due ragazzi stranieri e più abbronzati della sottoscritta che cercano libri per imparare l’italiano, ma parlano solo francese, il francese non l’ho proprio mai studiato e la conversazione finisce in candide risate di incomprensione – Je ne parle pas français – l’unica frase che so accennare. La Bellezza siamo noi, siete voi, basta saperla cercare, saperla cogliere oltre la coltre nebbiosa del malumore, del nervosismo generale, della critica facile, dell’incomprensione, della paura dell’altro. Siamo persone migliori di quello che dimostriamo quotidianamente e questa Bellezza dimora nelle nostre relazioni, nel nostro amore per gli altri, per le persone vicine e lontane, è solo quando siamo in contatto con l’Altro che possiamo scavare a fondo in noi stessi e trovare la vera Bellezza.

 
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Cosa si cela dietro il cliente più difficile

Il cliente difficile, quello altezzoso, quello esigente, quello che tende a essere antipatico ai più è sempre stato una sfida per me.
Il cliente che ti tratta male, quello che spesso vorresti mandare al diavolo.
Convinta che nessun uomo per sua natura nasca malvagio, la mia naturale necessità di comprensione dell’animo umano mi ha sempre spinta a cercare.
Negli anni, con pazienza e dedizione ho scavato a lungo, come una piccola formica che giorno dopo giorno porta un pezzettino di terra sulla superficie, per poter andare sempre più a fondo.
E a fondo sono riuscita ad andare, quasi sempre.
In alcuni casi ci sono voluti anni, non esagero.
Quando arrivi in fondo al tunnel spesso trovi ad aspettarti tutte le risposte che cercavi, tutte le ferite che il cliente antipatico ha accumulato ti inondano come un fiume in piena, come sangue che sgorga da un taglio procurato dalla carta.

Un vecchio, un pazzo e puzzolente di alcool un giorno mi disse: «vengo da te perché comprare un libro e poter parlare con te è più economico di una seduta dallo psicologo».
Quel vecchio pazzo ha una storia terribile di violenze e soprusi all’interno del luogo di lavoro.
Quel vecchio pazzo mi ha spesso spaventata e messa in soggezione, quasi al punto di digitare preventivamente il numero dei carabinieri sulla tastiera del telefono.

Una splendida ragazza indiana, piuttosto benestante e altezzosa, un giorno mi disse: «non avrò altra libreria all’infuori di te».
Quella splendida ragazza ha una storia di abbandono e solitudine famigliare.
Quella splendida ragazza mi ha fatta dannare per anni con le sue richieste ai limiti dell’impossibile, la sua sgradevolezza e la sua ostentazione di ricchezza.

Una signora scontrosa di mezz’età un giorno mi disse: «per fortuna che ho incontrato te, non mi trovo bene con nessun altro al mondo».
Quella signora di mezz’età ha una storia di malattia mentale e fisica.
Quella signora mi ha spesso umiliata, ferita, trattata come una stupida servetta venuta al mondo solo per servirla e onorarla.

Tutto questo per ricordarmi (anch’io spesso perdo la mia esemplare pazienza, soprattutto con questo caldo, soprattutto in questo periodo) e ricordarvi che dietro alle nostre maschere si nascondono sempre storie, sta a noi coglierle, per quanto risulti faticoso.
Tentiamo di farci spazio a suon di gentilezza in questo mondo troppo veloce per fermarsi ad ascoltare.

Ricordiamo che a Ottobre iniziano nuovamente i corsi di scrittura creativa del Grafema. Per informazioni scrivici, oppure visita la pagina dedicata.

La libreria indipendente e le visite più o meno inaspettate

Volevo, questa settimana, scrivere un bell’articolo sui rappresentanti editoriali, questi simpatici ometti che passano più o meno mensilmente/trimestralmente/settimanalmente con le loro valigette a raccontarci le prossime uscite del mercato librario.
Oh quanto mi hanno rotto le scatoline in queste ultimissime settimane: telefono bollente, un appuntamento dietro l’altro, tanti che passano senza preavviso mentre la tua libreria si sta miseramente accartocciando su se stessa chiedendo pietà.
Tutti protesi, questi ometti, a vendere le loro quantità prestabilite: vogliono standardizzarci, hanno dei ferrei obbiettivi aziendali da portare a termine, senza capire che una piccola libreria indipendente fa sempre un po’ quello che le pare.
Un occhio al commercio e una mano sul cuore.
La mia strategia di base con i rappresentanti editoriali è quella del non avere strategie, ogni appuntamento con loro è differente, ogni mese è differente.
Bastone e carota.
Angelo o Arpia.
Con alcuni sono stata in grado, negli anni, di costruire un rapporto di complicità e amicizia, loro capiscono me e io capisco loro. C’è intesa, siamo tutti parte dello stesso “romantico” meccanismo che ci porta a dover e voler vendere la merce più preziosa del mondo.
Il Libro.
Conoscono la libreria a menadito e conoscono i miei gusti in fatto di libri.
Si parla delle difficoltà quotidiane, si condividono le gioie del mestiere, i piccoli drammi mensili e le RiBa da pagare.
Con altri la situazione è del tutto differente, ogni anno vengono sostituiti dal loro editore e ogni anno si ricomincia da capo a costruire rapporti, come con la graziosa ragazzina rossa hipster tanto carina e coccolosa, durata meno dei fiori di ciliegio sotto una tempesta di grandine, o il piccolo impiegato incravattato che si ostina a propormi poetici libri per bambini con il trasporto di una volpe imbalsamata.
L’editore forse non afferra quanto questa figura sia fondamentale e quanto sia importante comprendere la necessità di continuità del libraio indipendente, spesso solo e senza personale, che si destreggia tra fatture, fornitori, bollette e clienti con poco tempo da perdere e le peculiarità della sua libreria da difendere.
Per noi non ci sono solo “strenne” ma identità da proteggere, senza dimenticare che siamo sempre e comunque attività commerciali ben inserite nel tessuto sociale, che conoscono le abitudini di consumo dei propri clienti. Un rappresentante editoriale che ci conosce ci fa sprecare meno tempo e ci fa gongolare ogni volta che sa dirci in anticipo che un giro editoriale potrebbe non rientrare nelle nostre scelte d’acquisto.
Un rappresentante che viene ad elemosinare due o tre titoli di punta non ha sostanzialmente capito un tubo di noi e del nostro lavoro. Non tanto perché il titolo di punta non ci interessa, ma perché più elemosini l’acquisto più ci scoraggi. Più cerchi di indirizzarmi più la mia testa dura vorrà andare controcorrente e piuttosto che farti raggiungere i tuoi obiettivi aziendali di mero piazzamento titoli, preferirò sempre e comunque perdere una vendita di strenna e dare la possibilità di scelte di cuore ai miei clienti.
Questo sostanzialmente credo sia essere una libreria indipendente, un occhio al commercio e una mano sul cuore.

La Bambina dei libri

Sono ore che guardo la pagina bianca, che taglio voglio dare a questa piccola rubrica che dovrebbe parlare della vita in una piccola libreria indipendente?

Potrei scrivere quello che accade di divertente in una libreria…Già visto.

Potrei scrivere sciocchezze e strafalcioni sui clienti…Già scritto.

Potrei scrivere stroncature di varia natura editoriale…Già sentito.

Vorrei poterci mettere un po’ di me, quella parte che non tutti conoscono, quella parte che non tutti i miei clienti riescono a vedere.

Scrivere di quella parte del lavoro piena di sentimenti che vivono e guizzano dietro a quel bancone, dietro a un bambino che sorride guardando una vetrina carica di colori e parole, dietro un dolce sguardo di un cliente un po’ attempato.

Forse potrei svelare un po’ di me, potrei raccontare un po’ di voi, ogni riferimento a fatti e/o persone realmente esistenti sarà puramente inventato e totalmente casuale.

Potrei raccontare della ragazza che ama la storia antica e i supereroi, della signora anziana che ormai fatica a camminare ma, cascasse il mondo, l’ultimo libro della Sveva corre a comprarlo, della maestra illuminata che ascolta davvero tutto ciò che la circonda, del signore che fino a un annetto fa non aveva mai letto un libro e ora legge più di me, della ragazza che ama le bambole e le favole antiche, del ragazzino che sorride sempre, anche se il suo sorriso ha avuto qualche incidente, della ragazzina che ama la Corea e di quella che mi abbraccia anche quando ho le ascelle in pessime condizioni, del signore che ama le leggende nordiche e della ragazza che proviene da un paese tanto lontano e ha più palle di tutti gli uomini presenti in paese, ma anche più spine.

Se mai vi doveste riconoscere tra le righe di questa rubrica non vi preoccupate, non sto parlando di voi, non siate così presuntuosi da pensarlo, in ogni caso saranno righe scritte con il cuore di una piccola bambina che viene dal paese delle storie.