Bipolarismo urbano – Frank is Back

Rubrica: Penna Ridens

Due amici al bar, si rivedono dopo tanto tempo.

«Ehi Frank, che piacere! Ma dov’eri finito? Sarà più di un anno che non ti vedo in giro».
«Marco che bello rivederti. Eh sì hai ragione è passato un po’ di tempo. Ho avuto un po’ di cose da fare, sai com’è».
«Eh beato te Frank, per la vita che fai libero e felice. Chissà quante donne. Invece io sempre con mia moglie e ormai non la sopporto più».
«Lascia stare amico mio. Le cose non stanno proprio così e soprattutto tu non sai cosa c’è là fuori, in agguato».
«In che senso?»
«Te ne racconto una…»

Conosco questa ragazza. Tanto carina, così pacata e timida. Usciamo insieme qualche volta e una sera decido finalmente di portarla a cena fuori. Scelgo non a caso il ristorante “La panoramica” rinomato locale romantico sulle colline. Siamo quasi arrivati nel parcheggio e lei, così dolce, mi dice «grazie che carino che sei a portarmi a cena in un posto così bello».
«Figurati è il minimo», rispondo ruffiano.
Mi guarda con quella espressione innocente, quasi commuovente, quando d’un tratto s’immobilizza, inarca il sopracciglio sinistro, prende fiato e urla ferocemente come un capo ultrà «Non farti fregare il posto da quel maledetto bastardo! L’ho visto prima io, accelera dai, infilati». Ha quasi la bava alla bocca ed è tutta tremante per l’agitazione. Per poco non ci rimango secco dallo spavento. Terrorizzato schiaccio sull’acceleratore e parcheggio praticamente in derapata proprio nel posto che qualcuno aveva provato a scipparmi.
Lei ritorna subito allo stato precedente, mansueta.
«Bravissimo, caro».
«Hai visto? Nessun problema», cerco di sfoggiare sicurezza, ma in realtà sono preoccupatissimo, dobbiamo ancora entrare chissà cosa mi aspetta.
Ci sediamo, ordiniamo e iniziamo a chiacchierare amabilmente, come una coppia normale. Mi rilasso, sembra tutto sotto controllo. Il cameriere è un ragazzo giovane e un po’ inesperto a dir il vero. Prima ci porta dell’acqua gassata al posto della naturale e poi, mentre le versa il primo calice di vino rosso, complice un po’ di nervosismo e la mano incerta, si lascia sfuggire sulla tovaglia qualche goccia con l’ultima della serie pericolosamente vicina al bordo del tavolo, rischiando di andare a macchiarle il vestito da sera. Lei di riflesso si sposta di scatto, poi lo guarda dritto negli occhi. Temo il peggio.
«Mi scusi sono desolato».
«Ma figurati non è successo niente sono cose che capitano», risponde lei amorevolmente quasi fosse sua madre. Che tenera, penso. Mi sono preoccupato per niente. In fondo, prima nel parcheggio, è stato solo un piccolo attimo di impazienza che può capitare a tutti.
La cena prosegue regolarmente con gli antipasti, i primi e poi… Qualcosa si inceppa. I secondi non arrivano.
Mi sento, da “uomo” di dover intervenire, per cui fermo il cameriere.
«Mi perdoni, avevamo ordinato dell’altro ma non è ancora arrivato nulla».
«Mi scusi la cucina è un po’ ingolfata, ma dovremmo recuperare a breve».
Lei mi rassicura: «grazie ma non ti preoccupare, prima o poi arriverà. La cosa importante è che siamo insieme io e te in questo posto incantevole, caro».
È adorabile, davvero splendida.
Passano altri 20 minuti, tra chiacchiere e sorrisi. Siamo proprio una bella coppia a vederci, non sembra preoccuparci questo ritardo. Incrociamo il cameriere e lei gli fa un cenno, «Mi scusi».
«Sì Signorina?»
«Avevo ordinato un tenero filetto di vitello, ma temo che oramai sia diventato un bovino adulto».
Oddio ci risiamo. Scatta il sopracciglio. È un crescendo, passa gradualmente da un tono gentile da coro angelico alla voce maschile profonda di un posseduto dal demonio.
«Ci avete dimenticato qui in un angolo come due pirla. Che schifo di servizio. Sì signorina? Signorina un paio di balle. Porca tr…!»
Ha la bava alla bocca, stavolta ne sono certo. Non so se cercare del siero antirabbica o un crocefisso. Lei continua a inveire rabbiosa contro l’intero staff del ristorante scomodando anche diversi santi in paradiso.
Il povero cameriere viene completamente scorticato vivo e per poco, ma solo per un pelo, non urina sul posto. Intorno, il silenzio. I tavoli vicini si trasformano magicamente in un anfiteatro pieno di spettatori che rimangono colpiti dalla performance. C’è chi mi conosce, cavolo. Cerco di coprirmi il viso con un tovagliolo, ma è una pessima idea.
«E tu invece di prendere le mie difese, che fai? Ti vergogni? Lo sai che ho ragione io vero?», mi ringhia.
«No, no, è solo una macchia di sugo, sulla guancia». Sono spaventato a morte altro che “uomo duro”.
Interviene il cameriere con voce tremula, «Signorina, anzi niente signorina scusi, volevo solo dire che sta uscendo tutto dalla cucina, ecco vede il mio collega ha i piatti in mano, sta arrivando in questo momento».
«Ah ok. Bene allora, grazie mille».
Si calma all’istante. Ora ha un’aria angelica e pacata. Ma con chi sono uscito? Forse la ragazza soffre di un leggerissimo disturbo bipolare? Ne avevo sentito parlare in tv, ma visto di persona fa un certo effetto.
Riesce con una facilità enorme a mutare-switchare in un attimo da modalità Tigre del Bengala a Pikachu e viceversa. Impressionante!
Lo spettacolo è finito e tutto nel ristorante sembra tornare normale. Deglutisco e vado avanti. Oramai sta per terminare questa benedetta cena. Chiacchieriamo ancora e lei si dimostra sempre più affettuosa, con gli occhi a cuoricino. Mi chiama spesso “tesoro”. È, anzi sembra, adorabile e ma io so benissimo che non devo abbassare le difese, potrebbe essermi fatale.
«Caro tu vuoi il dolce? Io sono piena non mangio più nulla».
«Beh, a dir la verità un dolcetto non mi dispiacerebbe».
Considerando quello che ho patito mi ci vuole per tirarmi su. Non voglio infierire sul solito cameriere quindi faccio un cenno a una cameriera stavolta.
Lei si presenta al tavolo e mi elenca la lista dei dolci. C’è un problema che non avevo considerato però, lei è bellissima. Bel viso, giovane, con un fisico perfetto e un decolleté che cattura l’attenzione. Mi sento subito addosso lo sguardo della ragazza seduta lì di fronte a me che mi controlla, attentamente. Cerco si essere il più possibile impassibile e neutrale, nessuno sguardo né un sorriso di troppo.
«Quale dolce le porto? Io le consiglierei la Cheesecake», mi dice la cameriera con un sorriso fantastico.
Una voce dentro mi dice «lascia stare il dolce, se vuoi vivere».
«Guardi, mi scusi ma ci ho ripensato. Niente dolce».
La mia accompagnatrice mi sorride dolcemente e mi chiede:
«Come mai fra tanti camerieri hai chiamato proprio la più bella? Ti piace eh?»
La sua voce è cambiata e mi ricorda stranamente quella di Hannibal Lecter.
«Ma chi lei? Ma stai scherzando? È poco più di una bambina, potrebbe essere mia figlia, figurati».
Lei, diventata seria, riflette per qualche interminabile secondo mentre io sudo freddo.
«Ma certo, tesoro. Stavo solo scherzando» e torna a sorridermi in modo esagerato.
«Ah, ah che burlona che sei».
In realtà penso tutt’altro. M’immagino per un attimo come sarebbe avere una storia seria con lei. La convivenza, una famiglia e poi, un bel giorno, un titolo di giornale: “Donna uccide a coltellate il compagno”. La classica intervista ai vicini che dicono: «Era una ragazza tranquilla, salutava sempre. Non aveva mai dato segni di squilibrio».
No grazie, anche no. Trovo la scusa che mi è venuto un forte mal di testa, chiedo il conto e la accompagno a casa.
«Scusami cara, ma non mi sento bene per nulla».
«Ti posso aiutare? Ti vuoi riposare un po’ da me se vuoi».
«No guarda, preferisco andare a casa che quando mi prende questo cerchio alla testa mi dura per delle ore, scusami. Ti chiamo io».
Qualche giorno dopo chiudo con lei via telefono e mi ritrovo a parlare con Satana in persona. Mi urla contro maledizioni varie e le peggio cose mai sentite rivolte a me e a tutti i miei parenti fino al 4° grado. A un certo punto le grida si confondono con le parole e non si capisce più nulla sembra quasi un pezzo di Marilyn Manson. È Terrificante. E pensare che sembrava così dolce.
Mi guardo ancora le spalle a distanza di mesi, ma per fortuna sono ancora qui a raccontarlo.

Tornando al Bar:

«Allora Marco che mi dici ora dopo questa storia?»
«Dico che s’è fatto tardi e me ne torno a casa dalla mia cara moglie. Lei non ha sbalzi d’umore, è sempre arrabbiata per cui tutto sommato va bene così, almeno è prevedibile e non mi fa strane sorprese. Ci vediamo Frank».
«Bene, spero di essere stato utile. A presto».

Frank Calamaio

Redattore

Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne! E comunque fra un'analisi e l’altra mi piaceva scrivere…
I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens.
Leggi la mia biografia oppure

Altri articoli di Frank