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Badanti alla riscossa

Rubrica: Penna Ridens

Ci sono tantissime leggende metropolitane disseminate qua e là nelle chiacchere dei bar o in qualsiasi angolo della città. Alcune sono solo fregnacce, altre hanno un fondo di verità e altre ancora sono talmente vere da superare di gran lunga l’immaginazione dell’uomo comune. Talmente vere da stracciare la realtà!

Capita che una sera così, chiacchierando con l’amica Anna, lei se ne esce raccontandomi che usa spesso i mezzi pubblici e mi parla di quello che succede sul famigerato Tram n. 5, della serie “ho visto cose che voi umani…”. Nooo! Decido di provare, devo assolutamente vedere con le mie orecchie, sono troppo curioso.

Tratto da fatti realmente raccontati…

Il tram n. 5 è un’arteria stradale fondamentale per chi si sposta senz’auto all’interno della città. Parte dalla periferia, si ferma al cimitero, passa dall’ospedale e arriva in stazione.

Seguo il piano di battaglia di Anna. Ore 10 di un giorno qualsiasi alla fermata del cimitero. Salgo tranquillo e mi apposto.

Uno dei personaggi mitologici raccontati è già lì all’attacco. Si tratta di Liana, una donna russa di professione badante e con l’hobby… uhmm dei rapporti sociali. Sui quarantacinque, tutta tirata e ancora piacente, con tutte le cose al posto giusto.

È in piedi di fianco all’autista e gli parla: «Io ora va ospedale, fa puntura a vecchietto, poi fa spesa Conad. Se tu voi io vede te dopo. Tu Pausa? Io sono». Spudorata ed esentasse, grandissima.

L’autista pare ascoltarla interessato.

La popolazione del tram è variopinta e ci sono persone di ogni categoria, un po’ lo specchio della società, ci sta e me lo aspetto: pensionati, stranieri, casalinghe, c’è chi ha il braccio ingessato quindi non guida, gli studenti ecc.

Fermata 15 bis, arriva Nadia “l’imperatrice”. Stazza imponente, spalle quadrate, sguardo feroce e aria rassicurante più o meno come un rottweiler idrofobo a cui hanno appena rubato l’osso.

Sale ed esordisce urlando : «Insomma no possibile, io aspetta da mezza ora e tram sempre ritardo. Io va per lavorare no parrucchiera. Italia sempre problemi!».

Nessuno ha il coraggio di ribattere. Credo di averla vista in qualche incontro di MMA sulla rete e che abbia vinto. Meglio non approfondire.

Continuando a sbuffare si va a sedere. Dopo poco sento, o meglio si fa sentire che chiacchera con una vicina di posto e d’un tratto sparisce l’espressione nera e accigliata e diventa tutta raggiante: «No. Non posso credere anche tu di Ucraina! Io venuta Italia anni fa, io cerca lavoro, amore con uomo vero e trova culo di vecchio da pulire. Io pulisce, lava stira e no trova meglio di badante. Ah Italia no buono per donna di Est. Ahh! Ma tu dimme, anche tu badante? Dove sta ora? Di dove di Ucraina?». Poi partono chiacchere incomprensibili in lingua madre.

È uno spasso questo tram, ancora meglio di come l’aveva descritto Anna.

Via via che il n. 5 prosegue noto che i passeggeri si vanno a uniformare, con meno italiani e sempre più stranieri anzi, nello specifico badanti, praticamente un’invasione.

Ora sono in netta minoranza, è terra straniera. Ho quasi paura che dirottino il tram non so, su Kiev! Si sono distribuite secondo uno schema preciso: russe davanti, ucraine al centro e rumene in fondo; questioni di geopolitica credo, poi ci sono altre minoranze, relegate dove c’è posto. Parlano tutte un po’ italiano e un po’ nelle loro lingue. Credo che fra gli argomenti ci sia anche il piano di come conquistare il mondo.

Siamo alla chiesa di Porta Nuova, due curve e tac! Liana affonda il colpo. Nel suo approccio con l’autista ci va giù pesante allunga una mano e lo molesta. Nooo, non ci credo. Vabbè business is businnes, ho capito però dai…!

Per un attimo al posto del cartello vietato disturbare il conducente mi sembra di leggere vietato masturbare il conducente. È scandaloso, senza ritegno. Però è anche fantastico, se lo sapevo mi compravo il pop corn.

In pratica penso, sta mettendo mano al mezzo pubico nel mezzo pubblico! Ah, ah, ah!

In tutta questa situazione assurda mi scappa da ridere e onestamente mi prende un po’ di sana e onesta ‘sgrigna’ (in romagnolo dicasi sgrigna episodio di riso intenso e incontrollato).

Improvvisamente Nadia mi guarda dura e serissima: «Perché tu rida? Io fare ridere te? Noi donne che lavora e che parla di nostra vita fa ridere uomo italiano. Tu non sa cos’è vita da badante. Tu rida ancora?!».

Mi ritrovo gelato all’istante. Mer… fa qualcosa cervello di Frank! Mentre mi scende una gocciolina di sudore freddo dalla fronte, sfodero la mia migliore espressione da ebete, come se non avessi capito assolutamente nulla (non è poi così difficile per me): «What? Do you speak english?».

L’imperatrice: «Uhmm! No inglese, ma tu basta ride, ok?».

Indico lo smartphone che ho in mano e sorrido umile umile, come per dire rido per qualcosa che ho visto qui e faccio un cenno di scuse con la mano. Lei si calma, sembra.

Wow! L’ho scampata per un pelo. Deglutisco il groppone che ho in gola e me ne torno mesto mesto a guardare fuori dal finestrino.

Meglio essere uno straniero ebete che un italiano lanciato in corsa da un tram.

Arrivo in stazione e quando sto per scendere mi strozzo in gola un automatico saluto: «Graz…, ehmm… thank you!».

Comunque non male il n. 5. Ci prendo gusto e torno nei giorni successivi.

Le situazioni che si presentano rimangono le stesse bene o male, si è creato ormai come dire un certo “giro”.

Noto che Liana ripropone il repertorio anche con gli altri autisti, insomma non ci sono preferenze e non c’è amore. Beh d’altronde si sa che le donne dell’est sono toste e molto pratiche, giustamente direi.

Metto da parte quel briciolino di animo romantico italiano che mi è rimasto nascosto da qualche parte, in fondo non è giusto giudicare e probabilmente il freddo della steppa ti forgia e ti rende duro, io non posso saperlo, eh già!

Capita di sentire ad esempio: «Io domani ho solo una ora però se tu voi, io sono. Aspetto tu in parco vicino di Conad eh?».

Vedo di giorno in giorno un susseguirsi di autisti che non s’è mai visto. Mi è capitato di prendere altri tram ma sembra che il n. 5 stranamente sia il più ambito, con un gran ricambio di autisti. Mi immagino che quasi facciano a cazzotti. Tipo quando devono assegnare i turni, il capo: «Allora per il n. 5 come ci organizziamo?». «Vado io!». «No io!». «Non è giusto l’avevo chiesto prima io». «Se c’è bisogno posso andare anch’io nel giorno libero, a gratis. Nessun problema eh. Io ci sono, per l’azienda questo e altro».  Ah, ah, troppo divertente.

Un giorno incontro così per caso in centro un vecchio amico che non vedevo da un po’: «Ciao Frank come va?».

Dopo le solite chiacchere, che fai di bello ecc., mi chiede : «Ma… hobby?».

«Ah guarda, ti dirò, ultimamente viaggio molto». «Ah però. Beato te, io non ho mai ne tempo ne soldi. E dove sei stato di bello?»

«No ma niente di che, sono abitudinario vado dal cimitero alla stazione, però mi piace, mi rilasso».

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

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Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure