Magazine » Archivi per Il Grafema

Autore: Il Grafema

Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa, Mario Calabresi

«La lista di nozze comprende 22 letti per adulti, 9 lettini per bambini, culle per neonati, lenzuola, elettrocardiografo, microscopio, lettino operatorio, lampada operatoria, attrezzi per la chirurgia. Deve servire ad arredare la loro nuova casa, un minuscolo ospedale in mezzo a una savana molto arida, terra rossa e pochi arbusti spinosi, nel Nordest dell’Uganda. L’ospedale non esiste ancora e quel posto, chiamato Matany, non l’hanno mai visto, è solo un cerchietto rosso su una cartina.»

Parte così il libro di Mario Calabresi, con un'insolita lista di nozze. Ma non è un romanzo: Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa è un insieme di testimonianze di coraggio. E non è nemmeno semplicemente un bel libro: è una petardo di energia che ti scoppia nel petto e ti tira un calcio nel sedere che ti fa saltare in piedi, ti butta giù dalla sedia, ti fa cadere dal letto, ti fa uscire dal bagno.
Ti fa iniziare, cosa non si sa, ma sicuramente qualcosa.

La storia protagonista è quella di Gianluigi Rho e Mirella Capra, due giovani neolaureati, lei in pediatria e lui in ginecologia, che decidono di sposarsi e di partire con la loro lista di nozze per Cuamm, nel nordest dell'Uganda.
La lista di nozze che stilano comprende tutta l'attrezzatura necessaria per la sala chirurgica del reparto maternità che ancora non esiste, ma che Gigi e Mirella si stanno preparando a costruire.
Siamo nel 1970 e i due giovani ragazzi sono gli zii di Mario Calabresi che decide di illuminare la loro già luminosa storia.

Ma questo libro non parla solo della vita eroica di Gigi e Mirella vissuta nella bellezza e nella difficoltà della loro impresa, racconta anche di Elia, di Bianca, di Peter: ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi, usando il coraggio per partire, per cambiare, ma anche per rimanere e per conservare.

Il libro di Mario Calabresi nasce come risposta alle domande dei ragazzi che l'autore incontra in alcuni licei piemontesi. È l'antidoto che ha sempre avuto sotto agli occhi e che decide di utilizzare contro lo scetticismo e lo scoraggiamento che vede in loro.

È un libro-luce che porta al lettore aria pulita, speranza, fiducia, entusiasmo per la vita.
Di facile lettura e coinvolgente è anche un messaggio che Calabresi manda: tutti noi siamo in grado di superare i piccoli o grandi problemi che incrociamo sul nostro cammino.

Cosa mi è piaciuto:
I brividi sulla pelle
La forza che infonde

Cosa non mi è piaciuto:
...

La nostra opinione...

Voto-Grafema-5-5

Quando entusiasmo, gioia e vita esplodono dentro.

A chi lo consiglio: a ragazzi e ragazze giovani e meno giovani.
A chi ha bisogno di fiducia (o di un calcio nel sedere).
A chi sta per cominciare qualcosa, di piccolo o di grande.
A chi vuole fare/farsi un bel regalo.

Abbinamento suggerito: una buona tisana per coccolarsi.
Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Referendum sì o referendum no?

Rubrica: Prospettive Letterarie

Restiamo uniti o ci diviamo?

“Catalogna libera”, “Brexit”: ognuno ha le proprie idee d’unione o d’indipendenza. Nei secoli passati, per avere l’una o l’altra si combattevano guerre. Oggi per fortuna si può esprimere la propria opinione in maniera pacifica.

Senza addentrarci troppo nel merito di Spagna e Inghilterra, direi di rimanere in Italia e di pensare alla nostra storia. Spesso sarebbe opportuno guardare al passato per imparare da esso e provare poi a muoversi nel presente.

Vi ricordate Ippolito Nievo? È stato uno scrittore italiano nato nel 1831, autore di poesie, racconti e romanzi, tra cui il famoso Le confessioni di un italiano; ma è stato anche un giovane che, all’età di ventotto anni, quando scoppia la II guerra d’Indipendenza, lascia Milano e si arruola con Garibaldi nell’Impresa dei Mille.

Grande combattente morale e ideologico in favore dell’unità, il destino non volle purtroppo esaudire i suoi sogni di vedere ufficialmente unito il suo paese. O meglio, contribuì come colonnello d’Intendenza a far riuscire l’impresa di Garibaldi, ma non fece in tempo a festeggiare la proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta il 17 marzo 1861, in quanto morì per il naufragio dell’imbarcazione che lo stava portando dalla Sicilia a Napoli il 4 marzo dello stesso anno. Terribili certi casi della vita, no?

Nella sua breve vita, però, è riuscito a fare molto per il proprio paese. Oltreché combattere per esso, l’ha anche raccontato. Le confessioni di un italiano è uno di quei libri che non capisco come non vengano fatti leggere a scuola, insieme a Manzoni e a Dante. Insomma, parliamo di una parte importante della storia del nostro paese: la descrizione della Repubblica di Venezia, una città addormentata che non comprende quanto i tempi stiano cambiando, la rivoluzione francese che porta Napoleone in Italia, i moti del ’48-’49, le guerre di indipendenza, le annessioni, le ribellioni... tanti avvenimenti e tanti punti di vista, opinioni e sguardi racchiusi in un’opera che rasenta le 700 pagine, ma che ognuna di essa meriterebbe di essere letta.

Ciò che davvero mi spinge a stimare l’autore e il suo libro non è solo il racconto delle vicende italiane, ma l’opinione che abbraccia l’intera opera dall’inizio alla fine: l’Italia deve essere unita.

Così inizia il libro:

Io nacqui veneziano ai 18 ottobre del 1775, giorno dell’evangelista Luca; e morrò per la grazia di Dio italiano quando lo vorrà quella Provvidenza che governa misteriosamente il mondo.
Ecco la morale della mia vita. E siccome questa morale non fui io ma i tempi che l’hanno fatta, così mi venne in mente che descrivere ingenuamente quest’azione dei tempi sopra la vita d’un uomo potesse recare qualche utilità a coloro, che da altri tempi son destinati a sentire le conseguenze meno imperfette di quei primi influssi attuati.

Non possiamo sapere o ricordare i sentimenti e le opinioni dei nostri connazionali che hanno combattuto per avere un paese unito, ma possiamo sempre informarci al riguardo e pensare a chissà quante vite sono andate perdute per un ideale. Un ideale che nella nostra epoca viene quasi disprezzato o reso qualcosa di vecchio e datato.

Come l’Italia, anche la Spagna ha combattuto le sue guerre e ci sono voluti anni di sforzi, leggi e impegno per provare ad unire l’Europa. Siamo sicuri che d’improvviso il passato non abbia più senso interrogarlo? Siamo certi che non ci siano lezioni da imparare o che sia legittimo dimenticare così facilmente, gli sforzi di donne e uomini che, in passato, hanno dato tutto per arrivare dove siamo noi oggi? Io non ne sarei così sicura.

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Francesca-Delvecchio

Francesca Delvecchio

Caporedattrice
Grande appassionata di scrittura e letteratura, mi sono laureata in Lingue straniere e in Lettere. Da sempre incuriosita dal mondo del web e dell’informatica, mi dedico ora al Web design e alla Comunicazione.
La mia rubrica è Prospettive letterarie.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

Senza nome

Rubrica: Poesia urbana e autostradale

Sono dovuto diventare spugna
per assorbire dall’acqua
le pennellate sbagliate,
perché blu e rosso
non vanno d’accordo,
soprattutto d’estate.
Sono dovuto diventare alga
per confondere i turisti
con questa forma
da straccio strappato,
perché soldi e coscienza
non vanno d’accordo,
nemmeno d’estate.
Sono dovuto diventare abisso
per far sprofondare in me
le ombre scappate,
perché cimiteri e senza nome
non vanno d’accordo,
sempre d’estate.
Sono dovuto diventare piovra
per oscurare tutte
le paure degli altri
e non le mie,
perché sputi e recinti
e conti e rifiuti
vanno d’accordo,
d’estate
e sempre
e per sempre.

 

Jaime De Castro

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Bibbia-d'asfalto

Bibbia d'Asfalto

Redattore
è un collettivo di poeti nato nel 2012, attivo sui social con un blog e un gruppo Facebook (che conta oltre 2000 iscritti). La rubrica curata è Poesia urbana e autostradale.
Leggi la biografia oppure

Slegami

Il matrimonio, che gran parola. Come si decida di regalare la propria esistenza a qualcun altro è ancora un mistero per me. Ho sentito parlare di tizi che ai giorni nostri organizzano vere e proprie cerimonie per dichiarare amore eterno a loro stessi, “perché nessuno mi amerà mai come mi amo io”. Non hanno tutti i torti. Sempre mi sono domandata come alcuni legami riescano a resistere così a lungo e come – nell’intrigata intimità di una persona – si possa infilare qualcuno dentro al cuore, non letteralmente parlando. Come puoi prenderti un pezzo di me e portartelo via per il mondo? E se lo rivolessi indietro poi un giorno?

«Lil mi hai sentita?»
I pensieri si riaggomitolarono risucchiati da una voragine.
«Terra chiama Lil, terra chiama Lil».
Mi resi conto che c’era bisogno di me, la sposa stava aspettando il suo velo. Non saprei quantificare il tempo in cui restai a ciondolare dentro la mia testa.
«Sì, eccomi» scesi dalle nuvole «arrivo Effe».

Francesca – per me e solo per me Effe – da che ho ricordi, è sempre stata amica mia. La conobbi ad un corso in palestra quando eravamo due pazze venticinquenni e finimmo per parlare della vita su uno scoglio vicino al faro là al porto. Anche lei è per me un porto sicuro, una certezza. Qui non si parla di anni o di numeri, ma di una quotidianità che va avanti da un pezzo. Un bel legame direi, tanto per restare in tema.
Raggiunsi la sua stanza e la vidi fissare lo specchio, seduta sulla poltrona verde. Giocherellava con un boccolo di capelli bruni che morbido cadeva sul pizzo avorio del vestito. Mi avvicinai e fu come se non se ne fosse accorta.
«Effe?»
«Camilla siediti, devo dirti una cosa».
Non provai a dirle che era tardi e che mancava poco all’inizio della cerimonia. Mi aveva chiamata con il mio nome, aveva detto “Camilla” e questo non era mai un buon segno.
«Devo raccontarti una storia. Voglio che la tenga tu. Non può più essere mia, ma se non la racconto a qualcuno ho paura che vada persa. Ho deciso di raccontarla a te, posso fidarmi?»
Non risposi.
«Non sono mai stata solo di Lucas».
“Deve essersi scolata qualche litro di birra” pensai. La lasciai proseguire.
«Lil è tutta una questione di legami. I legami, mannaggia, sono la rovina delle persone».
Guardò fuori dalla finestra.

«Lo incontrai alla facoltà di farmacia, frequentava la mia stessa classe. Piaceva a tutte le ragazze del corso, per me era uno qualunque. In un primo momento non lo notai, anzi a dire il vero, per tutto il primo anno. Poi un giorno a laboratorio me lo trovai a fianco, non mi ero mai accorta che quegli occhi fossero così tanto blu. “Comunque piacere” mi disse “io sono Dan”. Non so spiegarti come quelle parole mi entrarono e non uscirono più. All’epoca ero fidanzata con un ragazzo più grande di me, un ballerino di free style che mi aveva fatto perdere la testa. Dan era semplicemente il mio migliore amico, non che compagno fidato di laboratorio. Tuttora non so dirti chi tra noi due fosse la mente e chi il braccio, forse eravamo semplicemente tutto, tutti e due».
Si voltò verso di me, sorrise di tristezza.

«E poi?» dissi.
«Durante l’ultimo anno di liceo, le cose tra me e il mio ragazzo iniziarono a non funzionare più tanto bene, ci lasciammo un sabato sera in cui lui aveva bevuto. Era arrabbiatissimo per essere arrivato secondo in una competizione di hip hop che era sicuro di vincere. Lo vidi sbraitare, barcollare con il bicchiere in mano, buttandosi addosso a qualsiasi ragazza carina gli si presentasse davanti. Lo lasciai con un messaggio il mattino seguente. Non lo vidi più».

Le domandai con gli occhi.

«Vuoi sapere di Dan? Ci sto arrivando Lil. Dan il giorno seguente mi disse che ci aveva iscritti a una lezione di ballo»
Iniziò a ridere fino alle lacrime.
«Si. Sempre gli avevo detto che avrei voluto tanto ballare e lui mi ci portò. Sai come andò a finire?»
Non ci fu bisogno che rispondessi.
«Si innamorò del ballo più di quanto lo amavo io, il ballo intendo» danzò per la stanza «il ballo è un modo per amarsi in silenzio, capisci? Andavamo a lezione tre volte a settimana. Mi disse che sarei stata l’unica donna della sua vita, durante un giro di valzer. Non risposi».

«Tu lo amavi?» mi permisi di interrompere.

«Ma sì che lo amavo, per quanto può amare una ragazzina di diciannove anni. Ma lui era il mio migliore amico, non potevo. Certe cose si capiscono solo quando ormai è tardi. Eravamo una coppia perfetta sul palco, due amici altrove. Mi bastava».

«Ma quando noi due ci conoscemmo, tu eri fidanzata con Lucas» pensai a voce alta «e poi che vuoi dire con “troppo tardi”? Troppo tardi per cosa?»

«Dan si fidanzò con una ragazza, molto carina. Lei ovviamente mi odiava, classiche scene tra fidanzata e migliore amica. Ma a me non importava. Andava bene così. Il nostro rapporto rimase lo stesso, lui me l’aveva detto: l’unica donna della sua vita… » si spense.

“Roba da film”, pensai.

«Nel frattempo conobbi altri ragazzi, che lasciai e ripresi più volte. Confessai a mia sorella che non mi importava realmente di nessuno, sapevo che Dan sarebbe stato il mio destino. Glielo dissi seduta fuori dalla gelateria lì all’angolo, la stessa dove piansi a dirotto circa un mese dopo».

Eravamo sedute per terra come due bambine all’ora del tè. Io con in mano il cuscino e lei il cuore.

«Te lo prometto» le dissi «terrò questa storia per sempre».

«Un giorno arrivai a lezione di ballo puntuale. Ero in ritardo: ci davamo tutti appuntamento sempre almeno dieci minuti prima per prenderci un caffè e fare due moine davanti allo specchio. Quel giorno ero arrivata tardi e mi catapultai dentro la sala, con ancora una scarpa a metà piede. “Eccomi”. Ma lui non c’era. Dove mai poteva essersi cacciato? L’insegnante mi ordinò di mettermi in fila con le altre ragazze e lo cercai di nuovo con lo sguardo mentre i piedi seguivano la musica».

«Arrivò?»

«Arrivò. In ritardo, come mai era successo. Arrivò e faticò a guardarmi in faccia, mi salutò con gli occhi lucidi. Rideva. Non era lui, doveva essere successo qualcosa» storse il naso.
«Ballammo senza mai fermarci per due ore. Lo guardavo dal basso – nonostante le scarpe col tacco – mentre mi guidava per la pista, lo strinsi un po’ di più. A fine lezione, dopo aver salutato tutti lo rincorsi all’uscita per chiedere spiegazioni. “Che hai fatto?” continuavo a chiedere. Poi me lo disse, come gli uomini dicono le cose. Mi disse che la sua fidanzata aspettava un figlio da lui; me lo disse come si comunica il risultato di una partita».

Venne da piangere anche a me.

«Piansi per giorni, Lil. Il resto lo porto dentro di me, se non ti dispiace. Ti basti sapere che i legami ti logorano dentro, se non sono quelli giusti. Mi telefona spesso, anche dopo anni, sempre quando ne ho bisogno; non so come faccia a saperlo. L’altro ieri è venuto in negozio solo per dirmi che aveva il colesterolo alle stelle. Ti sembra normale?»

«E Lucas?»

«Lucas lo conobbi in un giorno di sole. Mi promise che non mi avrebbe mai lasciata e io non avevo bisogno di altro. Lo amo da impazzire, è l’uomo della mia vita».

La accompagnai tra le braccia di suo padre e piansi un po’ vedendola percorrere la navata.

 

“I legami, Lil, i legami vanno oltre ogni cosa”.

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Serena-Menghi

Serena Menghi

Redattrice
Mi chiamo Serena e di me so questo e poco altro. Quando sento il bisogno di uscire di scena, scrivo. Ho 22 anni, quasi 23. Capelli biondi e un neo sulla mano destra.
Per il Grafema Magazine scrivo racconti.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

La mummia 2017

Diretto da Alex Kurtzman
con Tom Cruise, Sofia Boutella, Annabelle Wallis e Russell Crowe

Al di là del fatto che ho visto tutti i film della precedente saga de “La mummia” con Brendan Fraser e che quindi ero curiosa di vedere il nuovo reboot, ciò che seriamente mi ha spinta a guardare questa nuova Mummia in realtà è stato solo un nome: Tom Cruise.

Quando mi hanno detto “è con Tom Cruise”, ho alzato il viso da ciò che stavo facendo e ho esclamato incredula: “Tom Cruise?! Che diamine c’entra con la mummia?”

Ebbene, ci azzecca poco o nulla in effetti. Abituati ai suoi film rocamboleschi e dalle azioni combattive fino all’ultimo respiro, vederlo in mezzo a mummie/zombie e investito di una simbologia antica, quale quella che lo vuole legato a Seth, il dio egizio della morte, provoca nello spettatore un effetto straniante.

Questo film ha ricevuto molte critiche per questo motivo, ma anche per altri, vuoi perché Cruise gli ha voluto dare la solita piega alla mission impossible, vuoi perché la prigione della mummia questa volta si trova in Mesopotamia, precisamente in Iraq, mentre in Egitto nemmeno ci mettono piede.

In effetti, ci sono particolari che andrebbero migliorati o che sanno un po’ di ridicolo (ad esempio il fatto che Russell Crowe impersonifichi il famoso Doctor Jekyll del celebre romanzo di Stevenson – insomma che ci sta a dire?), tuttavia non per questo boccerei l’intero film.

La trama è stata ben ordita, è ricca di colpi di scena e scorre bene dall’inizio alla fine. Tom Cruise in fin dei conti il suo lavoro lo sa fare e una novità mi ha piacevolmente sorpresa: la mummia questa volta è una donna. Impersonificata dalla bella Sofia Boutella, la sua storia è meno banale di altre. C’è sempre la lotta per il potere e per governare sull’Egitto, ma ciò che spinge Ahmanet (questo il nome della principessa egizia che verrà poi mummificata viva e rinchiusa in una prigione negli abissi della terra) a uccidere il padre-Faraone e a vendere la propria anima a Seth, è il simbolo della condanna subita per millenni da qualsiasi donna della Terra. Ahmanet era destinata a essere l’unica erede del Faraone, quindi regina assoluta di tutto l’Egitto, fino a quando una concubina del padre dà alla luce un figlio maschio.
A quel punto non vale più a niente essere forte, astuta, intelligente, pronta a prendere le redini del regno. Non vale a niente essere nata prima. È arrivato il figlio maschio, quindi lei non serve più a nulla.

La sua vendetta per questo sarà non solo crudele, ma mortale e senza redenzione.
Un film dunque che si dipana sull’eterna lotta tra male e bene e che analizza con sorprendente determinazione la sottile linea che separa l’odio e l’amore che albergano dentro ognuno di noi. I personaggi di Tom Cruise e Russell Crowe sono in fondo emblema di questo dualismo (Crowe, come detto, nei panni del Dr. Jekyll e Mr Hyde e Cruise come ladro di tesori antichi, ma al tempo stesso uomo di cuore pronto a salvare la vita dei suoi amici), così come lo è la stessa Ahmanet dilaniata dall’amore per il padre e dalla gelosia che la porta ad ucciderlo.

Ogni persona è un miscuglio di tenebra e luce e per questo significato che traspare chiaramente da ogni fotogramma, mi sento di voler premiare questo film pur con le sue debolezze.
I costumi sono curati, la scenografia e la fotografia molto efficaci e danno a tratti un tocco poetico – in particolare quando viene mostrato il deserto e viene dato uno sguardo sull’antico Egitto – che non guasta. Per quanto riguarda la parte horror, ne troverete ben poca, se non quasi nulla. Personalmente, quando vedevo Cruise sballottare qua e là pezzi di mummie e zombie mi scappava da ridere.

Però l’intreccio è superbo, basti dire che sono riusciti addirittura a inserire i crociati e il ritrovamento di una loro tomba sotto Londra. Niente male.

Insomma un bel film che, Cruise a parte, merita sicuramente una visione.

La nostra opinione...

voto-Grafema-4-5

Frase distintiva: citando Spiderman, da un grande potere derivano grandi responsabilità.

A chi lo consiglio: agli appassionati di leggende e storie antiche.

Abbinamento suggerito: tè verde ghiacciato.
Francesca-Delvecchio

Francesca Delvecchio

Caporedattrice
Grande appassionata di scrittura e letteratura, mi sono laureata in Lingue straniere e in Lettere. Da sempre incuriosita dal mondo del web e dell’informatica, mi dedico ora al Web design e alla Comunicazione.
La mia rubrica è Prospettive letterarie.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Settembre

Settembre è il mese grigio, dove il bianco e il nero si mescolano e creano caos facendo l'amore. Luce e ombra si incontrano, la notte è più chiara e si illumina un poco, mentre il giorno si spegne appena quel tanto che basta per trovarsi più simili, più vicini.
L'eccitazione estiva lascia il passo a un velo di serietà autunnale e il passaggio fra i due porta, insieme alle prime foglie caduche, una ventata di malinconia. Io scelgo di vivere questo momento accogliendoti, Settembre. Mi hai turbato e sei già finito. Ogni anno ti incontro e ti trovo nuovo perché io sono nuovo, mi sfiori e non più mi travolgi. Ho un sorriso pronto per te che ruba spazio alle lacrime. Ci vediamo fra un anno circa, ciao Settembre.

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Frank-Calamaio

Frank Calamaio

Redattore
Fin dalla prima infanzia le tracce di inchiostro trovate nel sangue mi hanno portato a capire una cosa: devo smetterla di ciucciarmi le penne!! E comunque fra un analisi e l’altra mi piaceva scrivere… I miei articoli sul Grafema Magazine sono dedicati alla comicità e la mia rubrica è Penna ridens. Leggi la mia biografia oppure

Cinque Minuti

Rubrica: Poesia urbana e autostradale

Questo pianeta è un ossario sterminato
Finita la fatica saremo fossili
a scricchiolare sotto i piedi
di altri fossili al momento vivi
Se questo è tutto
meglio il giorno innocuo dell’efèmera

 

Amara

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Bibbia-d'asfalto

Bibbia d'Asfalto

Redattore
è un collettivo di poeti nato nel 2012, attivo sui social con un blog e un gruppo Facebook (che conta oltre 2000 iscritti). La rubrica curata è Poesia urbana e autostradale.
Leggi la biografia oppure

La parata dei salici

Primo gennaio. Tanti, infiniti primi giorni dell'anno. Da sempre, nel mio piccolo paese si tiene la parata.
«È per non dimenticare» dicono, «non dimenticare mai». Non dimenticare il dolore. Non dimenticare cosa ci è stato tolto, cosa abbiamo perso.
Non dimenticare chi siamo.
Un ramo, un ramo di salice. Tagliato tanto lungo quanto forte è stato il dolore. Un ramo per ogni sofferenza, per ogni mancanza, per ogni perdita. Preziosi broccati scuri a far luttuose fascine. Ogni uomo se li carica in spalla, ogni donna sul proprio carretto a mano. Poi via, lentamente, in silenzio. Ogni vicolo è attraversato da questa onda di nero orgoglio. Nessuno, qui, dimentica. Non il primo giorno dell'anno, non durante la parata.
Non c'è perdono. Non esiste, nel mio paese. Neppure per se stessi. Neppure per chi ha ceduto, schiacciato dal tempo e dai rimorsi delle fascine. Eredi, figli dei figli, le aggiungono alle loro, ai loro dolori, perpetuando all'infinito un presente che non vuole dimenticare.
Così, in fondo, si è formata la nobiltà di questo paese. Così, con il prestigio del male fatto, subito, che si accumula sulle spalle delle famiglie nel primo giorno di ogni anno sempre uguale. Il giorno in cui le finestre sono spalancate, incuranti del freddo e gli occhi non luccicano di sospetto attraverso gli scuri. Ma solo perché sono tutti in strada, apparentemente incuranti. In realtà ben fissi sui vicini. Su quanto mettono in piazza.
Così, da noi, si sceglie anche chi seguire. In testa al corteo c'è il sindaco, sempre lo stesso sindaco di tutti i miei ricordi. È vecchio, ormai. Si è portato i due figli per farsi aiutare a spingere il carretto, per non dover scegliere cosa mettere in piazza, quali perdite, forse quali scandali. Per non lasciare a casa nulla. I figli si detestano tra loro. Sarà un avvocato che deciderà come spartire il doloroso prestigio degli antenati, morto il padre.
Tra loro, in testa, e i bambini, in fondo, tutta l'umanità del paese. Ai bimbi viene spento il sorriso in fretta, da queste parti. Già molti di loro hanno una rispettabile fascina da portarsi. Una marachella, un capriccio. E una umiliazione, un rametto per ognuna di esse.
La chiesa in piazza è il teatro per il finale. La parata si dirige lì, per unire in matrimonio i nuovi dolori ai vecchi. Per la comunione delle sofferenze più giovani con quelle della cristianità intera.
Mi trovano lì, esattamente come dieci anni fa, quando me ne andai. Allora fui lo scandalo più grande, nello spezzare i mucchi di rami di salice. Miei. Dei miei antenati. La mia famiglia qui era nobile e rispettata e in pochi istanti io, ultimo e scapestrato rampollo, la distrussi.
Portai con me, nel mondo di fuori, soltanto un rametto. Un rametto di cui nessuno al mondo, neppure del paese, conoscesse il significato. Eppure il paese venne con me e con quel ramo, senza mollare la presa.
Quando me li trovo lì davanti, il sindaco e il prete, i vecchi e i giovani, gli scuri bambini, so di averli perdonati anni fa. Mi resta un solo ramo, tra le dita. Quello che ho portato via e che ora ho riportato a casa.
Perdono me stesso. Lo spezzo. In due, poi in quattro. Poi in pezzi più piccoli.
Di quel che è successo dopo, non ho prova. Davanti a me gli abitanti del paese si sono fatti vecchi, poi decrepiti. Poi soltanto ombre, fino a sparire. Lo stesso, ho visto nei loro occhi, stava succedendo a me, dal loro punto di vista. Anche il mio paese è scomparso, con le ultime luci del tramonto.
La notte mi ha trovato lì, lungo un fiume tranquillo, tra il frusciare dei salici. Se ombre mi hanno osservato andar via, non le ho viste, né avvertite.
Ho lasciato quei luoghi che non erano più un paese e sono tornato al mondo, finalmente vivo.

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Giorgio-Arcari

Giorgio Arcari

Direttore editoriale
Classe 1980. Milanese di nascita e di fretta e romagnolo di tappa o forse di arrivo. Da bambino ho deciso che avrei fatto lo scrittore, da grande.
Curo l'editoriale Grafemi e Nuvole e la rubrica Pillole di scrittura.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure

N. 9 – Ruspe

Rubrica: Cronache dal Cantiere

Così è facile. In un cantiere diventa quasi una conseguenza naturale, cosa rappresenta meglio l'anima di questo luogo se non una ruspa? Fa piazza pulita di tutto, con forza animale, quasi una purificazione. Via rovi, arbusti selvatici, muri instabili, macerie.

Mi piace Salvini, dice Augusto, il carpentiere. Ci credo, lui porta la maglietta con la pubblicità di “Nuova Escavazioni” da anni. Ruspe, un partito nato apposta per il cantiere, su misura.

A dire il vero la variante romagnola 'taca e scavador' (attacca con l’escavatore) è meglio, ha un nonsoché di spagnoleggiante.

Diciamocelo: Salvini è molto gustoso, sia liscio che corretto da Crozza. Ho solo un rimpianto: lui, Renzi e Grillo hanno fatto fuori i predicatori da bar. Se vuoi divertirti a sentire uno che spara cazzate ti tocca guardare la TV, anche al bar.

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Massimo-Rastelli

Massimo Rastelli

Redattore
Sono nato nel 1958 a San Marino. La passione per la scrittura è riaffiorata in me da adulto, anche se l’ho sempre avuta in modalità silenziosa.
La mia rubrica è Cronache dal Cantiere.
Leggi la mia biografia oppure

P’nP

Rubrica: Vite d'altroquando

Le otto montagne
Il ragazzo selvatico

I personaggi letterari che si agganciano alla mia pelle sono quelli che mi insegnano qualcosa, gli stessi che faccio fatica a raccontare.

 

Pietro

Pietro è del segno dell'acquario.
Introverso, silenzioso, riflessivo,
un bambino da appartamento: grigio in città, ”verbosco” quando sale di quota.
Ha una mamma che è il prato ai piedi della foresta, è il vaso di fiori di una casa abitata.
Ha un papà che è la cima aguzza della montagna, la roccia spoglia e inospitale dei tremila metri.

Pietro è quello che esiste nel mezzo: il silenzio tra gli alberi, il lago che spunta subito dopo la roccia, il ghiaccio che si crea e che si scioglie e il rumore che la neve non fa quando cade dallo strapiombo.

Pietro odia:
Milano, il suo traffico, i suoi palazzoni.
Alcuni turisti della montagna che, come tante persone, non sanno passare sulla terra senza colonizzarla, portandosi dietro un'allegra violenza di odori e suoni.
Tornare in città dopo un'estate nella sua baita e nella sua montagna.
I cacciatori che uccidono i suoi amici selvatici.
Il mal d'altezza che è un pugno che rivolta lo stomaco.
Suo padre, forse.
Se stesso, a volte.

Il silenzio assordante della montagna che da bambino lo teneva sveglio.
La neve che uccide.
La solitudine.


Pietro ama:

La solitudine.
Bruno, che è più un fratello che un amico. Che a volte però è un fratellastro.
Il ruscello che scopre da bambino davanti alla sua baita. Le trote che nuotano contro corrente.
La sua baita,
il topolino che la abita,
i selvatici suoi amici.
Il bosco, le rocce, il ghiaccio, la neve, il calore del fuoco, l'aria fredda e pulita.
I suoi vicini di baita: solitari e silenziosi come il resto.

Cucinare. Farlo per gli amici.
Il bosco, l'acqua, il pino storto che fatica a crescere ma che resiste a tutto.
I quaderni di alta quota e quello che custodiscono.

Camminare,
scrivere,
scalare.
Viaggiare quando l'anima diventa arida.
I riti.

Paolo cresce e diventa un uomo.
Canta per tenere il ritmo, per farsi coraggio, per farsi compagnia;
ha pianto di stanchezza steso di schiena su una roccia liscia;
ha fatto urla liberatorie rotolando verso il basso, sulla neve.
Osserva l'altezza, le baite nel mezzo, le persone che le abitano.
Saluta le cose.
Cammina per lasciarsi alle spalle la sua presenza quando questa lo assilla.
Ha perso un padre e non solo.
Guarda con tenerezza i suoi limiti. Non per forza li supera.

Ha quattro santi protettori che venera a duemila metri di altezza, a cui è devoto, che abbraccia:
l'abete rosso,
il pino silvestre,
il larice,
il pino cembro.

 
A Ottobre i nuovi corsi e laboratori.

Cosa aspetti?
Iscriviti ed entra
nel mondo del Grafema!

Gloria-Perosin

Gloria Perosin

Redattrice
26 anni, nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
Leggi la mia biografia, trovami sui social oppure