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Analizzando la sostanza: la struttura del nome

Rubrica: La Grammarnazi

Tra i tanti difetti della Grammarnazi c’è anche il forte attaccamento agli oggetti amati, che molto spesso va oltre il tempo e la comune ragionevolezza. Tra questi cimeli, uno che conserva con particolare amore è il Dizionario di Italiano Ragionato, per gli amici DIR. Uno splendido tomo bianco e azzurro che arriva dai lontani anni Novanta (primo anno di pubblicazione 1988, ora fuori catalogo) e, anche per questo motivo, non contiene vocaboli come tablet o blog, ma ha un fascino meraviglioso. Se cerchi “marea” non lo trovi. Non devi essere così superficiale: vai alla parola mare e, tra i suoi nomi derivati, troverai marea. Certo, ci vuole un po’ di perizia grammaticale in più, ma fa lavorare il cervello e, di questi tempi, non credo sia proprio una cattiva idea. Nelle sue descrizioni, inoltre, si trovano frequenti disquisizioni etimologiche, che consentono di fissare meglio nella memoria l’origine e il significato vero delle parole. Se foste così bravi e fortunati a trovarlo, ve lo consiglio vivamente.
Nel frattempo vediamo di prepararci ad utilizzarlo (sia il DIR, sia il cervello 🙂 ).

La struttura del nome (ad esempio “fiore”) è formato dalla radice fior- e dalla desinenza –e, così pure come barca, sale, libro, sono formati rispettivamente dalla radice (barc-, sal-, libr-) e dalla desinenza (-a, -e, -o).
I nomi che non derivano da nessun’altra parola e sono formati in questo modo sono detti nomi primitivi.
Da questi nomi, mediante l’utilizzo di suffissi e di prefissi, si ottengono i nomi derivati che, ancorché collegati al nome primitivo da cui traggono origine, assumono un significato del tutto diverso.
Da “libro” derivano libreria (luogo in cui si vendono libri) e libraio (figura mitologica che vendeva libri e consigliava acquisti agli avventori del suo negozio che profumava di carta, ora quasi del tutto sostituita da negozi virtuali che vogliono farci credere che le recensioni siano meglio del libraio); da “sale” si formano saliera (contenitore per il sale) e salame (carne di maiale tritata e insaccata con molto sale, foriero di cellulite, colesterolo e trigliceridi, machissene, hai presente quanto è buono?!).
Alcuni casi di nomi derivati formati con un prefisso sono disonore (“dis- onor- e”), disorganizzazione (“dis- organizz- azion- e” in questo caso abbiamo sia un prefisso sia un suffisso), sfortuna (“s- fortun- a”), infelice (“in- felic- e”).

Se ai nomi primitivi si aggiungono determinati suffissi, quali –ino, -one, -accio, e tanti altri, si ottengono i cosiddetti nomi alterati che, prendendo origine dal nome primitivo corrispondente, non ne alterano il significato fondamentale ma aggiungono ad esso un’idea relativa a una sua qualità, sia essa la piccolezza o la grandezza (libriccino o librone) o la bruttezza (libraccio) che a volte è più nei contenuti che nell’estetica.

I nomi alterati possono essere:

  1. diminutivi, quando indicano persone, animali o cose più piccole del normale, mediante l’utilizzo dei suffissi –ino, -etto, -ello, -icello, -icciolo, -icino (ragazzino, lupetto, alberello, venticello, fuocherello, porticciolo, cuoricino);
  2. vezzeggiativi, quando implicano che una persona, un animale, una cosa suscitino simpatia, affetto, tenerezza grazie alla loro piccolezza e mediante l’utilizzo dei suffissi –uccio, -olo, -acchiotto (reuccio, figliolo, lupacchiotto);
  3. accrescitivi, quando si riferiscono a persone, animali o cose più grandi del normale e si formano mediante il suffisso –one (questo suffisso applicato ai sostantivi femminili li fa divenire maschili come tavola/tavolone) –ona –accione (ragazzone, ragazzona, gattone, palazzone, librone, omaccione);
  4. dispregiativi, quando trasmettono un giudizio di disprezzo, antipatia verso persone, animali o cose per una loro caratteristica fisica o morale negativa, mediante i suffissi –accio, -astro, – ucolo, -uncolo, -ercolo, -iciattolo (ragazzaccio, poetastro, avvocatucolo, ladruncolo, libercolo, vermiciattolo).

Non è sempre facile distinguere nettamente il valore dei suffissi indicati. Ad esempio, il suffisso –ino contiene sia l’idea del diminutivo sia quella del vezzeggiativo: cagnolino può indicare, infatti, sia un piccolo cane sia un cane che suscita tenerezza, simpatia, affetto (a dire il vero, in rari casi, anche rabbia “Tenga il suo cagnolino lontano da me” dice il corridore attaccato alla caviglia dal mini-cane rognoso di turno durante la sua corsa).
Alle volte i nomi alterati presentano più suffissi come in tavol-in-etto, bors-ett-ina, fior-ell-ino.
Possono essere alterati anche i nomi di persona, come Carletto, Paolino, Stefanuccio, Rosina, Peppino.
Attenzione ai cosiddetti falsi alterati: è chiaro che una “focaccia” non è una foca brutta ma una specialità culinaria particolarmente grassa e gustosa, il “burrone” non è un grande burro, fonte grandiosa di colesterolo e grassi animali, bensì un declivio improvviso che causa anche la “burronite” (nome derivato femminile, indicante la paura tremenda dei burroni), “bottino” non è una piccola botte, così come non deriva da essa “bottone”, “canino” è un dente e non uno di quei cani isterici piccolini, il “lampone” non ha niente a che vedere con i temporali, “limone” è un agrume e non una lima grande, “mulino” non è un mulo piccolo, così come nemmeno “muletto”, “tacchino” non è un tacco modesto ma un’ottima base per il pranzo del giorno del Ringraziamento, “tifone” non è il tifo degli ultras ma un evento atmosferico, “torrone” non è purtroppo una grande torre ma la prima fonte di pannicoli adiposi post natalizi, “rapina” non è una rapa piccola ma qualcosa di più grave e fastidioso (la rapa rossa è un’ottima fonte di ferro in forma vegetale e stimola l’emopoiesi, migliorando le prestazioni sportive, la rapina no, salvo che il ladro la usi come allenamento di velocità).

Un ultimo approfondimento riguarda i nomi composti, quelli formati dall’unione di più parole come arcobaleno, pianoforte, salvagente, doposcuola.

Arco (nome) + baleno (nome)
Piano (aggettivo) + forte (aggettivo)
Salva (verbo) + gente (nome)
Dopo (preposizione) + scuola (nome)

Come si può notare, le combinazioni sono molteplici, ma risulta utile analizzarle perché influiscono sulla formazione del plurale. Si ricordi comunque che esistono numerose eccezioni, per cui è sempre consigliato, in caso di dubbio, la consultazione del dizionario che riporta il plurale di tutti i nomi composti.

Parole componentiEsempiFormazione del plurale
Nome + nomeArco+baleno =
arcobaleno
Pesce+spada =
pescespada

Gli arcobaleni: se i due nomi sono dello stesso genere, si volge al plurale il secondo nome

I pescispada: se i due nomi sono di genere diverso, si volge al plurale il primo nome

ECCEZIONE: la ferrovia = le ferrovie

Nome + aggettivoCassa+forte =
cassaforte

Le casseforti: si volgono al plurale sia il nome sia l’aggettivo

ECCEZIONI: il palcoscenico = i palcoscenici, il pellerossa = i pellirosse/ i pellerossa

Aggettivo + nomeFranco+bollo =
francobollo

I francobolli: si volge al plurale solo il nome

ECCEZIONI: la mezzaluna = le mezzelune

La mezzanotte = le mezzenotti

Il purosangue = i purosangue

Aggettivo + aggettivoPiano+forte =
pianoforte
I pianoforti: si volge al plurale il secondo aggettivo
Verbo + nome maschile singolarePassa+porto =
passaporto
I passaporti: si volge al plurale il nome
Verbo + nome femminile singolarePorta+cenere =
portacenere
I portacenere: al plurale restano invariati
Verbo + nome pluraleTaglia+carte =
tagliacarte
I tagliacarte: al plurale restano invariati
Verbo + verboSali+scendi =
saliscendi
I saliscendi: al plurale restano invariati
Verbo + avverbioButta+fuori =
buttafuori
I buttafuori: al plurale restano invariati
Avverbio + verboBen+servito =
benservito
I benservito: al plurale restano invariati
Avverbio + aggettivoSempre+verde =
sempreverde
I sempreverdi: si volge al plurale l’aggettivo
Preposizione + nome maschileSopra+mobile =
soprammobile
I soprammobili: si volge al plurale il nome
Preposizione + nome femminileSotto+scala =
sottoscala
I sottoscala: al plurale rimangono invariati
Nome + preposizione + nomeFido+di+India =
ficodindiaPomo+di+oro =
pomodoro
I fichidindia, i pomodori: formano il plurale in modo vario, volgendo al plurale a volte il primo nome, a volte il secondo
Nomi composti di più paroleNon+ti+scordar+di+me = nontiscordardime
Ben+di+Dio=bendidio
I nontiscordardimé, i bendidio: questi nomi e simili al plurale restano invariati

Tra i nomi composti, un caso a sé è rappresentato dai nomi contenenti la parola “capo” (capogiro, capoverso, capoclasse). Per quanto riguarda la formazione del plurale, non esiste una regola assoluta, si comportano in modo vario (altrimenti che “capo” sarebbero?!).
Quando tra il nome “capo” e la parola successiva si possono introdurre le preposizione del, della, si volge al plurale solo il nome capo. Se però il nome composto è di genere femminile, rimane invariato:

maschile
il caporeparto (= capo del reparto) i capireparto

il capoclasse (= capo della classe) i capiclasse

femminile

la capoufficio (= capo dell’ufficio) le capoufficio

la caposala (= capo della sala) le caposala

Quando capo ha funzione di aggettivo (significa cioè “principale, più importante”) si volge generalmente al plurale la seconda parola, sia che si tratti di un nome maschile, sia che si tratti di un nome femminile:

il capocuoco (= cuoco più importante) i capocuochi

la capocuoca (= cuoca più importante) le capocuoche

Dopo questo articolo non temerete più di sfigurare alle conversazioni post prandiali durante le feste con i parenti. Potrete sfoggiare con naturalezza tutti i plurali dei nomi composti di questo mondo, potrete dissertare dell’origine etimologica del panettone e della falsa alterazione del torrone, della derivazione del salame e dei suoi funesti effetti sulle vostre analisi del sangue.

Potrete, infine, regalare a vostra suocera una copia introvabile del DIR, con una dedica speciale: “Prima di parlare, ragiona sulle parole”. Senza offesa, ça va sans dire 🙂 .

Grammarnazi, what else?

Elisa-Zafferani

Elisa Zafferani

Redattrice
40 anni. Mamma, commercialista, runner, scrittrice, in disordine sparso. Guidata dalla passione della lettura e dalla voglia di comunicare, non ho mai abbandonato il sogno di scrivere.
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