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Al risveglio è sempre meglio indossare i pensieri migliori

Rubrica: Prospettive Letterarie

C’è un sogno ricorrente che fate quando meno ve lo aspettate? Potrebbe essere sempre lo stesso, magari l’incubo di venire interrogati dal professore più odiato durante le superiori oppure un soggetto più o meno sempre uguale che piomba all’improvviso nel vostro sogno, rendendolo a volte caotico, altre avventuroso. La richiesta è quanto mai vaga, lo riconosco, per questo vi dirò cosa si intrufola spesso e volentieri nella mia testa quando dormo: i gatti!
Ebbene sì, avete capito bene. Gatti in tutte le salse: grandi, piccoli, colorati, neri, amichevoli, stizzosi. Sarà che è l’animale domestico che preferisco, ma non pensavo di essere così fissata con la loro presenza. Ne sogno a migliaia, mi sveglio e mi dico “Caspita, anche questa volta dei gatti!”, poi mi dimentico il sogno e vivo la mia giornata. Per questo motivo non ricordo in alcun modo cosa facciano questi dannati gatti nel mio inconscio, ma rimane il fatto che loro ci sono.
Ricordate che nell’articolo precedente vi avevo promesso che avrei scritto a proposito dell’Isolachenoncè?
Be’, pensando ai miei gatti, a volte mi viene da pensare a Wendy che quando sogna e gioca, immagina di allevare un cucciolo di lupo abbandonato, oppure a Michele, indaffarato nella propria capanna di indiani col suo fenicottero e a Gianni che i fenicotteri invece li uccide con il fucile, dalla sua barca rovesciata sulla spiaggia.
Penso a loro, perché tutto sommato l’Isolachenoncè può essere definita come una sorta di mondo dei sogni. Wendy, Michele e Gianni quando la vedono per la prima volta la riconoscono. Si mostra così come l'hanno sempre conosciuta, perché prima di vederla l'avevano immaginata, creata. L'isola è uno stato mentale, un rifugio. L'ultima spiaggia prima di entrare nel mondo degli adulti, prima di dimenticarla del tutto e crederla una semplice fantasia per bambini. È la stanza dei giochi, è l'avverarsi dei sogni, è la parentesi di ammonizione agli adulti. Che in essa abitino pirati, indiani, sirene, Peter Pan stesso o persino i gatti fa di quel luogo fantasioso e bizzarro, il posto in cui la creatività dell’essere umano, i suoi ricordi e gli scherzi dell’inconscio si incontrano e diventano un tutt’uno.
L’Isolachenoncè, in fondo, è dentro ognuno di noi e anche se cresciamo e tutto d’un tratto ci ritroviamo adulti, con responsabilità, una casa, magari una famiglia e ci sembra non ci sia più posto o tempo per lei, per quel sogno dell’immaginazione in cui tornare spensierati e ludici, ebbene ho capito che non bisogna abbattersi.
Con lo scorrere dei giorni e delle esperienze ho compreso che anche l’adulto più caparbio e ostile riesce a divertirsi in quelle rare fasi in cui tutto a lui è congeniale e riesce quindi a sentirsi sorprendentemente a proprio agio. Finalmente sa emozionarsi di fronte a quella piccola cosa che lo appassiona, finalmente sa ridere ed essere allegro. Poi magari tutto dura pochissimo e quell’adulto ritorna in sé, dimentica il bambino che porta dentro e la realtà lo strappa a quella spensieratezza nuova e felice. Ma il punto è un altro. Il punto è che per essere felici basta volerlo.

Peter Pan è il frutto di un mondo che incarna quello dei desideri nascosti e che vengono poi tralasciati quando si cresce e si diventa adulti. E allora perché io continuo a sognare i gatti? Calcolando il fatto che a casa ne ho ben sette, direi che la risposta alla mia domanda non è: perché vorresti avere un gatto.
Ma rimane la risposta giusta ai miei sogni di bambina, quando di gatti non ne avevo e sognavo di averli.
Dunque per me è proprio questa l’Isolachenoncè, è il sentirsi felici nonostante tutto, ritrovarsi bambini nei sogni, oppure in momenti dall’atmosfera unica e straordinaria. È mettere da parte le preoccupazioni quando si va a dormire, esattamente come fa la signora Darling con i propri figli, perché riordinare ogni notte i cervelli dei loro bambini, dopo che si sono addormentati, è uno dei lavori più importanti delle buone mamme.
L’Isolachenoncè è svegliarsi al mattino e cominciare il nuovo giorno con la stessa energia di qualche anno fa, quando la nostra unica preoccupazione era giocare.
Come afferma Barrie: Quando vi destate il mattino, le cattiverie e i sentimenti pericolosi con i quali vi siete coricati sono stati piegati in maniera da occupare uno spazio piccolissimo o riposto nell’angolo più remoto delle vostre menti. In bella vista, invece, bene esposti e sciorinati al sole, all’aria, stanno i pensieri migliori, pronti per essere indossati.
Da piccoli provvedevano i nostri genitori a farci indossare i pensieri più belli, ma ora siamo grandi e dobbiamo farlo per noi stessi e per chi ancora deve crescere e diventare un adulto migliore.

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Francesca-Delvecchio

Francesca Delvecchio

Caporedattrice
Grande appassionata di scrittura e letteratura, mi sono laureata in Lingue straniere e in Lettere. Da sempre incuriosita dal mondo del web e dell’informatica, mi dedico ora al Web design e alla Comunicazione.
La mia rubrica è Prospettive letterarie.
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