Acciaio – Silvia Avallone

Toscana.

L’acciaio non è un metallo, non tutti lo sanno. L’acciaio è una lega formata da molto ferro, poco carbonio e una serie di altri metalli. In base al tasso di carbonio l’acciaio si divide in: extradolce, dolce, semidolce, semiduro, duro, durissimo, extraduro.

Livorno.

La resistenza alla corrosione dell’acciaio inossidabile, conosciuto come inox, è data dall’alta percentuale di cromo. Il cromo, a contatto con l’ossigeno, si ossida immediatamente creando uno strato superficiale molto resistente e sottilissimo, dello spessore di qualche atomo, che protegge il metallo sottostante dall’attacco degli agenti esterni.

Piombino. 2001.

Acciaio di Silvia Avallone, primo romanzo dell’autrice, è una storia che parla di resistenza.
Ambientato a Piombino, ci racconta la vita di due amiche nella realtà operaia metallurgica della Lucchini, la potente acciaieria che fa da sfondo alla storia. Protagoniste della storia sono Anna e Francesca, due ragazze quattordicenni che vivono nei casermoni di via Stalingrado, dove la vita è questione di sopravvivenza.
Tutti i personaggi di Acciaio sopravvivono; chi al marito, chi al padre, chi all’acciaieria, paradiso e inferno allo stesso tempo. Anche i gatti sopravvivono.
In tutto questo Anna e Francesca sono acciaio inossidabile, diventano resistenti insieme e alla fine sono le uniche a resistere per davvero. Silvia Avallone ci racconta sì di una realtà degradata e degradante, ma soprattutto di un’amicizia che è anche di più, che è il cromo e che crea quello strato sottile, durevole e indistruttibile in grado di proteggere dall’attacco di agenti esterni.

Acciaio è anche un romanzo che racconta di cose che sbocciano e che spaventano: corpi e sentimenti.
Quanto è sottile la linea tra amicizia e amore? Chi la definisce? E come si gestisce? Quanto coraggio ci vuole per riconoscerla?
L’autrice ci porta nei casermoni di via Stalingrado, lungo le vie del centro di Piombino, e nell’inferno dell’altoforno Afo4. È una storia feroce come una colata di metallo fuso, cruda come il caldo dell’acciaieria, sfacciata come l’adolescenza, ma tenera come un amore crudo e necessario.

Silvia Avallone utilizza parole che si incidono negli occhi e poi scendono nello stomaco, ma senza volgarità o eccessi, e costruisce personaggi con personalità ben definite, che ami o odi. Riesce addirittura a far diventare seduttivo il lavoro nell’acciaieria, trasformandolo in qualcosa di animale e primitivo.
In una storia dove buio e resa regnano sovrani, un unico raggio di sole riesce a raggiungere dolcemente Anna e Francesca sul finale, facendoci tirare un sospiro di sollievo.

La nostra opinione...

voto-grafema-3

Cosa mi è piaciuto: La consapevolezza di Francesca;
Le parole della Avallone che hanno colpito nel punto giusto;
Le personalità ben costruite;
Il riferimento alla caduta delle Torri Gemelle del 2001.

Cosa non mi è piaciuto: verso la fine ho perso i riferimenti temporali.
A chi lo consiglio: a chi ha voglia di qualcosa di violento.
Abbinamento suggerito: un bicchiere d’acqua fresca per togliere lo schifo dell’acciaieria.

Gloria Perosin

Caporedattrice

Nomade e stabile a fasi alterne. Veneziana di nascita e crescita, riminese adottata. Mi piacciono: i cambiamenti, i traslochi, i gatti, le ortensie blu, le arti visive, il caffè americano, le mie piante.
La mia rubrica è Vite d'Altroquando.
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